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29 Giugno 2015

 

Grecia ed Ucraina, le due facce della crisi europea

di Luciano Lago

 

La Grecia rappresenta una faccia delle crisi che stanno premendo sull’Europa, con la sua situazione di collasso economico e sociale causato dalle politiche neoliberiste imposte dagli organismi finanziari dell’Unione Europea. Una situazione che tutti ormai conoscono e di cui si parla incessantemente in questi giorni.

Esiste però anche l’Ucraina che rappresenta attualmente un’altra faccia della crisi europea: un paese che si trova, anche in questo caso, nel collasso economico causato dalla politica imposta dagli USA e dall’Unione Europea per attrarre forzatamente il paese, tramite golpe e sobillazione interna, nell’orbita euro occidentale.

Una situazione ben peggiore rispetto a quella greca perchè l’Ucraina, oltre ad essere uno stato economicamente già fallito, è stata anche colpita da una guerra civile che ha fatto alcune migliaia di vittime (oltre 6.400 secondo le stime) di cui una buona parte civili, ha sperimentato  una ondata di violenza senza precedenti, distruzioni di infrastrutture ed ha subito un tentativo di pulizia etnica delle popolazioni di etnia russa della zona est, il Donbass, fatto da parte dell’Esercito di Kiev e delle bande neonaziste assoldate dal governo ucraino ed addestrate dagli USA.

 

L’Ucraina si trova al centro di un braccio di ferro militare tra gli USA e la NATO, da una parte e la Federazione russa dall’altra parte. Non si può prevedere quale sarà lo sviluppo della situazione ma l’Europa sta correndo il grosso rischio di un potenziale conflitto generale, combattuto sul suo territorio che potrebbe prevedere anche l’utilizzo di armi termonucleari.

Per quanto riguarda la Grecia, L’Unione Europea ed il FMI si rifiutano di concedere dilazioni e nuovi finanziamenti al governo Tsipras, a causa del rifiuto di questo governo, eletto democraticamente, di adempiere al diktat di politica economica (tagli ai salari e pensioni, privatizzazioni dei servizi pubblici ed aumento della tassazione) imposto dalla troika europea sotto forma di ultimatum e, per questo motivo, il governo di Tsipras ha rifiutato l’ultimatum e si è appellato al popolo, sollecitando un referendum popolare, referendum visto come il fumo negli occhi dagli oligarchi della UE.

Quando il FMI e la BCE hanno abbandonato il tavolo del negoziato con i funzionari del governo greco, Donald Tusk, l’ex primo ministro polacco ed attuale presidente del Consiglio Europeo, ha dichiarato: “Siamo arrivati al momento delle decisioni, non quello dei negoziati”. Una espressione che fa intravedere la rigidità delle autorità europee, spalleggiate dalla Germania, nella persona della Merkel e del suo ministro delle finanze Wolfgang Schäuble, che riveste il ruolo dell’intransigente con l’inaffidabile governo Tsipras.

Risulta molto  istruttivo paragonare il trattamento rigido ed intransigente, riservato alla Grecia, paese sull’orlo del default, con quello molto più flessibile, riservato all’Ucraina, l’altro paese che si trova in bancarotta. In quest’ultimo caso l’impostazione del negoziato è risultata molto più morbida ed accomodante. Si è speso persino il “Financial Times“, organo prestigioso dell’establishment finanziario, per raccomandare, mediante un editoriale, una politica diametralmente opposta per l’Ucraina, richiedendo ai creditori di condonare una gran parte dei debiti di questo paese.

I creditori dell’Ucraina, secondo il Financial Times, hanno “l’obbligo morale di accettare una ristrutturazione del debito dell’Ucraina che ne riduca il peso a livelli sostenibili”. Se i creditori dovessero rifiutare l’accordo, il giornale sostiene che l’Ucraina avrebbe il diritto di minacciare l possibilità di dichiarare unilateralmente una moratoria sul debito. Questo significa che il governo di Kiev avrebbe il diritto di ritardare i pagamenti ai suoi creditori come aveva fatto la Grecia in precedenza con il FMI, o persino di cancellare totalmente tali debiti.

Questa presa di posizione induce a domandarsi come mai un così prestigioso giornale, voce dell’establishment finanziario europeo, enunci in modo così plateale ” l’obbligo morale” di fornire un aiuto al regime di Kiev nello stesso momento in cui il medesimo establishment finanziario richiede lo strangolamento della Grecia. Un caso di doppio standard?

In realtà lo spiega a modo suo lo steso editorialista del Financial Times, affermando che l‘importanza strategica rivestita dall’Ucraina è molto maggiore rispetto alla Grecia , visto che, quest’ultimo paese rappresenta soltanto una fonte di possibile instabilità economica per l’Europa.

L’Ucraina, prosegue il “prestigioso” giornale, svolge invece un ruolo fondamentale contro la vicina Russia in una guerra per il controllo della parte Est del paese e costituisce un problema di tale entità geopolitica che fa scomparire quelli che sono interesssi economici privati che hanno una scarsa rilevanza al cospetto della strategia geopolitica.

In pratica si mette esplicitamente in rilievo il ruolo strategico rivestito dall’Ucraina nell’accerchiamento che le potenze anglo USA, con l’assenso servile della UE, stanno effettuando nei confronti della Russia e gli interessi egemonici che il successo dell’operazione (totale controllo dell’Ucraina e annientamento delle forze separatiste) riveste.

Non a caso proprio in questi giorni gli USA stanno effettuando uno spostamento massiccio di truppe, di mezzi corazzati e di artiglierie nei paesi baltici, in Polonia, in Romania e Bulgaria, tutte manovre per mettere sotto pressione Mosca ed intimorire il governo russo, in vista di una prossima offensiva che Kiev lancerà contro i separatisti dell’Ucraina, con l’appoggio della NATO e dei consiglieri militari statunitensi inviati già da tempo nel paese ad istruire reparti di punto dell’esercito ucraino.

In realtà Mosca non solo non si sente intimorita ma sta reagendo con una forte mobilitazione, alle sue frontiere e nel mar Baltico, della sua aviazione e delle truppe di terra, annunciando  contemporaneamente, come risposta alla NATO, la dotazione di nuovi sistemi d’arma avanzati come i nuovi aerei da guerra ed i missili a lunga gittata istallati sul territorio di Kalingrad.  La tensione sale pericolosamente in Europa e la finanza svolge il suo ruolo per alimentare la corsa agli armamenti in paesi come l’Ucraina, falliti ma strategici per le mire dell’egemonia USA.

Oltre a questo bisogna considerare che, nel caso della Grecia di Tsipras fino ad oggi questi non si è opposto ma ha accettato, nonostante qualche mugugno, di aderire alle sanzioni anti russe, non ha creato questioni per le basi militari USA presenti sul suo territorio ed alla fine esiste la prospettiva che tutto si possa accomodare, possibilmente con l’intervento pressante dell’amministrazione Obama sulla Merkel e sugli organismi della UE, visto che Washington non tollera i recenti incontri di riavvicinamento che il governo di Tsipras ha avuto con Vladimir Putin. Questo nel caso che Tsipras ed il suo governo vogliano giocarsi la carta di un accordo con Putin, non soltanto per il gas dotto (già in fase di definizione) ma anche per il sostegno ad una eventuale uscita della Grecia dall’euro.

Tale in definitiva potrebbe essere uno sviluppo imprevedibile che ribalterebbe la situazione ma esporrebbe Tsipras ed i suoi compagni di governo a forti rischi, anche personali, nel caso di abbandono degli accordi della NATO. Allora l’importanza della Grecia avrebbe una brusca risalita e potrebbe ottenere un trattamento simile a quelle che gli organismi finanziari stanno raccomandando per il governo di Kiev.

In definitiva la Grecia potrebbe rappresentare un precedente, sia per l’Unione Europea, sia per l’alleanza con la NATO e con gli USA e questo determinerà l’utilizzo di armi di grosso calibro per la persuasione dei funzionari della Commissione Europea che non oseranno contraddire il potente alleato. In prospettiva, per fare scelte politiche e strategiche di tale importanza, bisogna avere le spalle larghe ed essere saldi al proprio posto, quando si hanno a cuore gli interessi nazionali del proprio paese.

Un problema che in Italia, i lacchè dell’oligarchia europea e del potere dominante di Washington non si pongono neppure e si limitano ad adempiere agli obblighi ed alle direttive che vengono loro “discretamente” suggerite. Inutile fare nomi, sappiamo tutti chi sono.