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16 novembre 2015

 

Report – finché c'è guerra c'è speranza

 

La copertina dell'inchiesta di Milena Gabanelli:

Oggi, dopo gli attentati di Parigi, siamo tutti francesi: arriverà il tempo in cui dovremo rinunciare alle nostre libertà per combattere il terrorismo. Ma dovremo scoprire chi arma i terroristi: il Ros ha bloccato un'organizzazione che vendeva armi nel mondo e il Gico ha smontato un'altra organizzazione che vendeva armi e addestrava milizie nel corno d'Africa.

 

Dentro questa organizzazione, persone che non ti aspetteresti mai di trovare. Un ex promoter di Mediolanum, un militare, un camionista veneto: potrebbe sembrare una barzelletta, ma è tutto vero: le armi servivano per addestrare milizie su richiesta di un somalo, ufficialmente per combattere i pirati. Ma anziché rivolgersi ai governi, si sono rivolti a questa struttura clandestina.

Poi c'è anche il filone degli elicotteri italiani venduti a paesi sotto embargo, grazie a triangolazioni con altri paesi e a dei prestanome.

 

Infine la storia delle casette dell'Acqua, prodotte dall'azienda di Felice Maniero.

 

L'inchiesta di Sigfrido Ranucci: il Gico di Venezia, coordinato con la Dda di Napoli, ha arrestato parte delle persone di cui parla il servizio di S. Ranucci. Servizio che parte a Londra, dove un trafficante di armi racconta come funziona il traffico d'armi: sono fatti non facilmente verificabili ma che messi uno in fila all'altro fanno paura.

 

Smiley, la fonte, racconta che nessuno dei paesi si preoccupa di bloccare le armi (vendute ufficialmente) in Africa: non c'è vendita senza pagamenti di tangenti; c'è anche il mercato sotterraneo, petrolio in cambio di armi.

Poi ci sono le armi di Saddam da riciclare, poi le armi italiane.

 

Dentro questo mercato ci sono anche armi italiane: in Nigeria ci sono missili venduti da noi, pagando tangenti.

Chi arma l'Isis? Isis è una creatura dell'occidente, è stato alimentato in funzione anti Iran: le armi arrivano anche dall'Italia, a sua insaputa armando le milizie che poi sono passate all'Isis.

L'Italia ha armato queste milizie grazie ad una struttura clandestina che traffica in armi: poi queste milizie sono scappate e sono finite nelle fila dei terroristi.

 

Chi c'è dietro questa struttura? Un somalo, un camionista, un fruttivendolo legato alla camorra e un colonnello dell'aeronautica.

 

Per raccontare di questi trafficanti si deve partire dalla provincia, a Seborga (Imperia): qui c'è un paese che si sente indipendente dall'Italia. Si batte moneta, c'è un principe, ci sono cavalieri che difendono la cristianità.

Giorgio Carbone per la sua sicurezza aveva chiamato degli addestratori speciali: quelli della Legione Brenno, una struttura segreta paramilitare. Tra questi Giancarlo Carpi, ufficialmente camionista.

 

Uno che è finito in giri pericolosi, dice il figlio. La Legione Brenno nasce nel 1993, con la guerra in Jugoslavia: racconta di un favore chiesto dai servizi e dai carabinieri. Prendere dei documenti, di politici italiani, dei dossier fatti dai servizi, con dentro roba scottante.

Avevano anche progetti golpistici, pare: era il momento delle stragi, della fine della prima repubblica.

 

Le armi servivano ad entrare nel palazzo, con un partito, racconta Carpi, ritenuto vicino alla banda di Maniero. Che aggiunge al racconto una rivelazione: la figlia del boss non si sarebbe suicidata, ma sarebbe stata uccisa dopo la sua decisione di pentirsi.

 

Carpi aveva dimestichezza con i paesi in guerra e per questo è stato contattato da un somalo, per addestrare delle milizie, in funzioni anti-pirati, in Somalia.

Ma erano così animali che uccidevano tutti, dice, e non se ne è fatto nulla.

“Stanne alla larga”, l'invito a Ranucci, e chiude la comunicazione via Skype.

 

Chi è il somalo? Omaar Jama è accusato di avere legami vicini ad Al Qaeda, ha vissuto a Firenze, si è occupato dell'accoglienza di migranti, ha trafficato in oro. Coi soldi avrebbe comprato milizie ed armi. Omar Jama intasca una consulenza nel 2007, da una società di Stefano Perotti, l'uomo di Incalza. Cosa c'entra una società coinvolta nell'inchiesta sulle grandi opere con un somalo che vuole addestrare milizie?

Jama ora vive a Londra: al telefono nega di aver formato milizie né di aver comprato armi.

Si è occupato di oro e diamanti, grazie ai contatti con le Ong e basta – racconta al giornalista.

 

La fonte londinese conferma che Jama è vicina ad una cellula somala, che sta anche a Roma: è indagato per traffico d'armi, anche se si dice pacifista.

Al Shabab è responsabili di tanti attentati in Africa, con centinaia di vittime: è un'organizzazione che ora si è avvicinata all'Isis, che punta alla conquista di una regione della Somalia vicina al mare, dove governava lo zio di Jama.

 

I mercenari o contractor di cui ha parlato il servizio da giovedì sono tutti indagati per l'inchiesta della DDA di Napoli: tra questi anche un colonnello di aeronautica, e l'inchiesta arriva fino ad una società che vende elicotteri dell'Agusta.

 

Ranucci ha sentito una commerciante somala, che sarebbe il contatto di Jama in Italia, è che è anche il rappresentante dei somali in Italia, nel passato candidata dal PD.

Lei sa come funzionano le cose in Somalia: nega la conoscenza di Jama e nega anche di averlo aiutato per la creazione delle milizie, perché era un contatto non ufficiale.

 

Ma nemmeno gli altri contatti di Jama erano militari: uno di questi era il riferimento di Zagaria, il signor Chianese. C'è il sospetto che parte dei soldi presi per queste milizie siano finite nelle casse della Camorra.

Chianese tira in ballo un certo Carvelli, uno in contatto coi servizi, che ha viaggiato in Medio Oriente e in Africa.

Racconta di un servizio in Spagna, contro un colonnello di Hitler con quintali di oro, presi dai tempi della guerra ….

Mah.

 

Il colonnello Intorcia è il militare dell'organizzazione, che dice di far parte dei servizi: a lui si sarebbe rivolto un carabiniere, per conto di Carpi, per le milizie e per il trasporto di armi.

Ma Intorcia nega il coinvolgimento: non avrebbe mai accettato un incarico come questo, non ufficiale.

 

Tutta la storia nacque da Carpi, il trafficante legato alla mala del Brenta, che voleva creare dei campi di addestramento, per creare una tranquillità sociale, questo all'apparenza.

Lui si sarebbe dovuto occupare del trasporto di materiali: le armi arrivano laggiù grazie alle triangolazione, con paesi compiacenti, in modo illegale.

 

Ad agevolare questi traffici compare anche l'ex promoter della banca Mediolanum, Ghidoni: è dentro a società immobiliari o di compravendita di petrolio. Ranucci l'ha rintracciato a Livorno: conosce Carpi ma nega, ridendo, di aver organizzato campi o un traffico di armi.

 

Ghidoni sarebbe il mediatore della Società Italiana elicotteri: si arriva così ad Andrea Pardi, il CEO della società che ha aggredito Giorgio Mottola.

Qui la storia passa ad un livello più alto: dopo un mese Pardi ha scelto di incontrare Report e ha spiegato la vicenda. Gli elicotteri venduti avrebbero solo funzioni civili, niente armi o altro.

 

Però la fonte londinese racconta che gli elicotteri venduti da Pardi sono solo all'apparenza civili, ma possono essere usati per fini militari. Difficile che Agusta e Finmeccanica non sappia niente: Pardi ha venduto elicotteri in Nigeria, con un mediatore israeliano, elicotteri poi finiti in Iran.

 

Per questa vendita Pardi si sarebbe servito della mediazione di Ghidoni, per mettere in piedi una triangolazione per vendere alla fine in Iran.

“Perché prima o poi l'embargo finirà”, ammette Pardi.

SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Agusta ci scrive che avrebbe sospeso il suo rapporto con Pardi proprio perché ha utilizzato senza autorizzazioni il suo logo e proprio i biglietti da visita di Pardi sarebbero stati al centro di una discussione all?interno degli uffici di Finmeccanica come ci racconta Francesco Cardillo, ex ufficio di rappresentanza di Agusta che parla di numerosi incontri tra il top manager di Agusta, Luigi Cereti e Pardi

FRANCESCO CARDILLO

Cereti uscì fuori più di una volta per farmi fotocopiare e scansionare il contratto che era stato siglato e alcuni biglietti da visita. Commentò in una di queste uscite che aveva modo di pensare che queste persone non fossero poi così affidabili. Che in ogni caso prendevano gli elicotteri Augusta Westland, quelli magari che erano in disuso, o comunque che erano vecchi, e li ripulivano e li rimettevano nel circuito di vendita. Io ho bisogno di fare budget e quindi…

SIGFRIDO RANUCCIE

non si è chiesto dove finissero quegli elicotteri?

FRANCESCO CARDILLO

Lui no.

SIGFRIDO RANUCCI

Lei sì?

FRANCESCO CARDILLO

Io in qualche modo sì. Esclamai “andiamo bene”!

SIGFRIDO RANUCCIE

Cereti alle sue obiezioni?

FRANCESCO CARDILLO

Si irrigidì. Mi chiese di scansionare dei biglietti da visita della Società Italiana Elicotteri, però erano anomali, nel senso che Cereti mi invitò ad osservare che avevano il logo di Agusta Westland, il logo di Agusta Westland su dei biglietti esterni all'azienda era appunto alquanto anomalo.

 

Strani personaggi, ambasciatori e funzionari dell'Ocse. Una pista porterebbe da Pardi a Colagrande (arrestato a Roma) fino a Carminati.

Triangolazioni per vendere elicotteri che forse possono essere anche trasformati per uso militare.

Come gli elicotteri venduti al Sud Sudan: l'ambasciatore in Italia, per agevolare la trattativa avrebbe preso una consulenza. “Ma lei sta scherzando”, ha risposto Pardi.

 

L'affare è stato bloccato proprio dal banco di Verona, insospettito da questa consulenza da 2 milioni, all'ambasciatore del Sud Sudan.

ANDREA PARDI

Guardi se avessi fatto il trafficante d?armi sicuramente vivevo a Cape d?Antibes su un 80 metri e non probabilmente a Roma pagandomi il mutuo di casa.

MILENA GABANELLI IN STUDIO

Bene. Giovedì mattina durante la perquisizione dei suoi uffici la Guardia di Finanza ha trovato appunti con codici di fucili, carri armati, elicotteri da guerra che gli inquirenti ritengono di grande interesse e che sarebbero destinati al mercato del Nord Africa e del Medio Oriente. L'ipotesi della Procura è traffico internazionale di armamenti e dual use. Nell?indagine è coinvolto anche Migliori, l'ex presidente dell'assemblea dell'organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione; un'organizzazione di pace, pensa un po'. Invece per quel che riguarda il rapporto Pardi-Finmeccanica, Finmeccanica ci scrive che “da quando abbiamo saputo che persiste nell'usare il nostro logo sulla sua.. sui suoi biglietti da visita, abbiamo sospeso l'intenzione di valutare un rapporto di collaborazione”. Come dire: “stavamo valutando, ma finora non abbiamo concretizzato nulla”; “anche perché”, scrivono “ la Società Italiana Elicotteri non ci ha rassicurato sulla destinazione finale dei nostri prodotti”. Allora questo contratto di vendita fra Agusta Westland e Italiana Elicotteri datato Dicembre 2014 e firmato da Agusta Westland e dalla Società Italiana Elicotteri è un falso?Inoltre: la Società Italiana Elicotteri risulta sconosciuta al Ministero dello Sviluppo Economico, possibile che Finmeccanica non lo sapesse?

 

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