Fonte: La Vanguardia.com

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nov 20, 2015

 

Un attentato nella fase degli Imperi Combattenti

di Rafael Poch

Traduzione di Luciano Lago

 

La drammatica serie di attentati di Parigi ha avuto luogo nella fase degli Imperi Combattenti. Il concetto descrive quello che è avvenuto dopo la guerra fredda, dopo quel conflitto tra Est-Ovest che ritenevamo il peggiore possibile. Il suo asse centrale è stato sostituito oggi dalla tensione tra la triade occidentale, che include anche il Giappone oltre agli Stati Uniti e la UE, ed i denominati BRICS, le potenze emergenti.

Questo di adesso è peggio dell’altro perchè è di dimensione maggiore. Non coinvolge soltanto i due imperi del Nord, con i suoi rispettivi vassalli del Sud come comparse, ma che colpisce a più centri in possesso di armi di distruzione di massa. Risulta anche maggiore il numero di questi centri in possesso di armi di distruzione di massa.

Non sono soltanto quelli delle due antiche potenze conosciute, con uno di quelle, gli Stati Uniti, inventando sempre nuove tecnologie militari (il sottomarino e l’aviazione strategica, i missili intercontinentali e i suoi successivi sviluppi con molteplici testate, con missili nucleari tattici da crociera, con la militarizzazione dello spazio) e l’altro, l’URSS, correndo ad  aggiornarsi  sempre da dietro e con la lingua di fuori a costo della penuria  per la sua popolazione. Adesso la dialettica diviene moltiplicazione. Ed è anche peggio, anche perchè il cambiamento della fase bipolare all’attuale fase multipolare facilita le possibilità di attrito.

I quattordici anni della denominata ” guerra contro il terrore” sono stati un enorme disastro. Il tentativo di cambiare lo stato delle cose in Medio Oriente era iniziato nel 1990, nello stesso momento in cui Mosca ha comunicato a Washington che si ritirava dal campo di battaglia e che il Pentagono ha creduto in quel momento di poter sostenere in solitario il peso del mondo.

L’attentato di New York che la ha inaugurata ed il pretesto utilizzato per la “guerra al terrore” era un chiaro sottoprodotto della guerra fredda. Bin Laden era il risultato della strategia adottata contro l’URSS in Afghanistan, un prodotto che ha acquistato poi vita propria.

Questi quattordici anni hanno prodotto più di un milione di morti, hanno esteso il terrorismo e la violenza, hanno creato milioni di rifugiati e sfollati, ed hanno destabilizzato ancora di più o semplicemente hanno distrutto interi paesi. Lo Stato Islamico nasce da diverse fonti, ma la sua origine di nascita è incomprensibile senza fare attenzione al fatto centrale: che Stati interi come l’Afghanistan, l’Iraq, la Libia e la Siria, sono stati dissolti e che tutti quelli sono situati intorno o nella primaria zona energetica del mondo, in una epoca in cui il carattere limitato di queste risorse trasforma la disputa, per avere il controllo di quelle risorse, in un fatto particolarmente cruciale nel confronto tra gli imperi.

L’apparizione della Cina come potenza emergente che aspira ad essere una superpotenza, il recupero di un ordine elementare in Russia e l’affermazione di nuovi sogetti impossibili da ignorare, in Asia (India), in Africa (Sud Africa) ed in America Latina (Brasile), ha cambiato la forma di questa disputa. Questo non è tutto, ma costituisce l’essenza di questa fase degli imperi combattenti. I termini ed i poli di questa disputa per le risorse sono cambiati e nel nomento attuale si sta dando luogo a una situazione in cui l’affermazione del caos, l’Impero del Caos, è il dato principale.

L’Europa, con la Francia al centro, dovrebbe evitare di farsi coinvolgere in questa contesa ma la politica della NATO e della UE, erede inerziale della fase anteriore, la trascina in questa situazione di contesa.

Washington, che ha contribuito oltremodo a fomentare una guerra di religione nel mondo mussulmano ed ha fortificato l’Iran senza volerlo. Ha completato il disastro con una nuova avventura in Siria.

Con l’appoggio ed il denaro degli amici del Golfo, che sono le versioni monarchiche similari al regime che propizia lo Stato Islamico con le sue stesse agende e gli obiettivi regionali, si è fomentata la caduta del regime di Damasco, come  avevano  fatto prima con Saddam Hussein in Iraq e con il Colonnello Gheddafi in Libia. In questo caso si trattava di sprofondare un altro regime laico ostile agli USA nella regione, debilitare l’Iran, il suo alleato ed anche la Cina di cui questo paese è un fornitore energetico.

Allo stesso tempo, dopo aver ampliato la NATO in Europa dell’Est, in violazione dell’accordo di Parigi di Novembre del 1990, si continuava mettendo il dito nell’occhio all’orso russo nel Baltico, nel Caucaso e nell’Ucraina, cosa che è finita con una zampata. La prima risposta militare ad una avanzata occidentale in Europa. Lo stesso è accaduto in Siria, con la partecipazione militare russa. E qualche cosa di molto simile ad un accerchiamento militare sta avvenendo intorno alla Cina.

Nel mondo ci sono già tre fuochi di tensione e di contatto militare diretto tra gli USA , la Russia e la Cina: l’Ucraina, la Siria ed il Mar della Cina. Per tutte queste parti l’Impero del Caos preferisce optare per la pressione militare egemonica invece di riconoscere la nuova logica multipolare ed aprirsi ad un gioco diplomatico multilaterale.

Il Mercoledì 19 si compie il trentesimo anniversario del vertice di Ginevra tra Ronald Reagan e Mijail Gorbachov. Il suo risultato è stato inaugurare un consenso circa l’impossibilità di vincere (e l’imbecillità) di una guerra nucleare che ha dato solidi argomenti e prospettive ad importanti negoziati di disarmo posteriormente mal riusciti. Ricordare quella occasione persa è fondamentale. Visto che solo la diplomazia e mai la guerra tra le potenze della distruzione di massa, risolverà nel mondo questa inquietante fase degli Imperi Combattenti che minaccia con far saltare il secolo con un’altra grande guerra.

 

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