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21 giugno 2015

 

Il silenzio intorno alla Grecia

di Yanis Varoufakis

Traduzione di Carlo Perigli

 

In un articolo apparso sabato 20 giugno su Irish Times, Yanis Varoufakis presenta alcuni interrogativi in vista dell’Eurogruppo straordinario sulla Grecia, previsto per lunedì

L’incontro dell’Eurogruppo di giovedì scorso passerà alla storia come un’occasione persa per raggiungere un già tardivo accordo tra la Grecia e i suoi creditori.

Forse l’osservazione più indicativa avanzata da un ministro delle Finanze in quell’occasione è arrivata da Michael Noonan (ministro delle finanze irlandese, ndr). Obiettava che i ministri non erano stati informati delle proposte che il mio governo aveva fatto alle istituzioni prima che gli fosse chiesto di partecipare alla discussione.

Alla sua protesta, desidero aggiungere anche la mia: non mi è stato permesso di condividere con il ministro Noonan, nè con altri ministri delle Finanze, la nostra proposta. Difatti, come la controparte tedesca ha confermato più tardi, ogni proposta scritta presentata ai ministri delle Finanze,  da parte della Grecia o  delle istituzioni, era “inaccettabile”, poichè l’avrebbe dovuta discutere davanti al Bundestag, annullando così il suo valore negoziale.

L’Eurozona si muove in maniera misteriosa. Decisioni importantissime sono [solamente] firmate dai ministri delle finanze, che rimangono all’oscuro dei dettagli, mentre funzionari di potenti istituzioni, non eletti da nessuno, conducono negoziati impari con un governo isolato e in difficoltà.

È come se l’Europa avesse deciso che i ministri delle Finanze eletti non siano all’altezza di affrontare i dettagli tecnici; un compito che è meglio lasciare agli “esperti” che rappresentano non l’elettorato ma le istituzioni. Lascio immaginare quanto un tale metodo possa essere efficiente,  per non parlare del lato democratico.

 

UNA DEBOLE SUPERIORITÀ 

I lettori irlandesi non hanno bisogno che gli venga ricordato l’oltraggio che  subisce un popolo costretto a rinunciare alla propria sovranità nel mezzo di una crisi economica. Possono, comunque, essere giustificati nel vedere la crisi senza fine della Grecia e permettersi un sentimento di leggera superiorità, poichè gli irlandesi hanno sofferto con calma, ingoiato il boccone amaro dell’austerità e ora stanno uscendo dalla fase più critica.

I greci, al contrario, hanno protestato con veemenza per anni. Hanno resistito con forza alla troika, hanno eletto il partito di estrema sinistra di cui faccio parte lo scorso gennaio e rimangono nel marasma della recessione.

Mentre tale percezione è comprensibile, permettimi, caro lettore, di affermare che non è di aiuto per almeno 3 motivi. Primo, non promuove la comprensione del dramma greco in corso. Secondo, non riesce ad alimentare in maniera appropriata il dibattito su come l’Eurozona, e l’UE più in generale, dovrebbe evolvere. Terzo, semina discordia non necessaria tra popoli che hanno in comune più di quanto riescano a rendersi conto.

 

IL DEFICIT GRECO

Il dramma greco è spesso mal compreso dai Paesi del nord perchè gli sprechi del passato hanno oscurato gli aggiustamenti strutturali degli ultimi cinque anni. Dal 2009 il deficit della Grecia è stato ridotto di un enorme 20%, trasformando un ampio deficit in un ampio avanzo primario.  Gli stipendi sono stati ridotti del 37%, le pensioni fino al 48%, il pubblico impiego del 30%, la spesa per i consumi del 33% e anche il disavanzo delle partite correnti del 16%.

Ahimè, l’aggiustamento è stato così drastico che l’attività economica è rimasta bloccata, il reddito complessivo è diminuito del 27%, la disoccupazione è schizzata al 27%, il lavoro nero è arrivato al 34%, mentre il debito pubblico ha raggiunto il 180% del PIL, a sua volta in rapido calo. L’investimento e il credito sono evaporati, e i giovani greci, come i loro omologhi irlandesi, hanno fatto le valigie, portando con loro notevoli quantità di capitale umano su cui lo Stato aveva investito.

La Grecia ora non ha bisogno di ulteriori tagli che spingano una popolazione verso un oltraggio più grande, o aliquote fiscali e tariffe che frantumino ciò che resta dell’attività economica. Queste misure “parametriche”, come vengono chiamate dalle istituzioni, sono state eccessive, comportando come risultato un paese in ginocchio.

 

LE PROPOSTE DEL GOVERNO GRECO

No, ora la Grecia ha bisogno di riforme serie e corrette. Abbiamo bisogno di un nuovo sistema di tassazione che aiuti a sconfiggere l’evasione e che ridimensioni l’interferenza politica e delle corporations. Un sistema di approvvigionamento libero dalla corruzione, procedure di autorizzazione più agili, riforme giudiziarie, eliminazione della scandalose pratiche di pensionamento anticipato, una corretta regolamentazione dei media e dei bilanci dei partiti politici.

Durante l’incontro dell’Eurogruppo dello scorso giovedì, ho presentato il piano completo di riforme per raggiungere questi obiettivi e annunciato la nostra formale collaborazione con l’OCSE per implementarlo. Ho illustrato anche una proposta radicale per la creazione di  un meccanismo atto a frenare l’indebitamento che, attivato da un comitato indipendente, ridurrebbe automaticamente tutti gli esborsi in modo da rimettere lo Stato sulla rotta verso alcuni obiettivi primari prestabiliti.

Oltre a queste riforme, ed ai nostri sforzi per impegnarci con la Banca Europea degli Investimenti al fine di incanalare gli investimenti necessari nell’economia greca, ho presentato all’Eurogruppo delle proposte ponderate per il trasferimento del debito, che permetterebbe alla Grecia di rientrare nel mercato dei capitali e di partecipare al programma di acquisto di beni della Banca Centrale Europea (comunemente conosciuto come Quantitative Easing).

 

UN ASSORDANTE SILENZIO

Purtroppo, la mia presentazione è stata accolta con assordante silenzio. Fatta eccezione per l’appropriata osservazione di Noonan, tutti gli altri interventi hanno ignorato la nostra proposta, mentre continuavano a ripetere che la Grecia non aveva avanzato…proposte. Uno spettatore imparziale delle delibere dell’Eurogruppo arriverebbe alla facile conclusione che si tratta di uno strano forum, mal equipaggiato per prendere decisioni difficili quando l’Europa ne ha veramente bisogno. Grecia e Irlanda hanno preso il colpo più grande all’inizio della crisi perchè l’Eurogruppo non era progettato per gestire tale situazione in maniera efficiente. Ed è ancora incapace di farlo.

La domanda stringente a cui i nostri amici irlandesi devono rispondere prima del summit straordinario sulla Grecia previsto per lunedì è la seguente: è più probabile che l’Eurozona diventi un’unione migliore a cui appartenere se la Grecia è gettata in pasto ai lupi, nonostante le proposte presentate all’incontro dell’Eurogruppo di giovedi? Oppure è più probabile che un accordo che graviti intorno a queste proposte possa portare ad una maggiore apertura, efficienza e democrazia?

 

Articolo originale: Yanis Varoufakis: A pressing question for Ireland before Monday’s meeting on Greece