Fonte: Hescaton.com

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28 Giugno 2015

 

La Grecia sceglie la democrazia anche se rischia il baratro

di G. Cirillo

 

Dopo settimane di tira e molla e di estenuanti trattative, sembra che tra Grecia e Europa sia la resa dei conti. L’ex troika ha rifiutato per l’ennesima volta il piano di “riforme” proposto dal governo greco e ha interrotto le trattative.Tsipras ha quindi deciso di convocare un referendum il 5 luglio con sui sarà chiesto al popolo greco se ha intenzione di accettare o meno il pesante piano di austerità per ricevere ulteriori aiuti. Tsipras, al parlamento greco ha fatto questo bellissimo discorso carico di dignità a sostegno della sua scelta di convocarlo, eccone il link, consiglio di leggerlo. E Varoufakis twitta che Syriza ha ottenuto il 36% dei voti e che quindi non era autorizzata a decidere per la maggioranza dei greci e di conseguenza è necessario un referendum.

 

Sinceramente, pensavo che Tsipras fosse il Renzi greco, che avrebbe tirato un po’ la corda per poi arrendersi, e invece per la prima volta nella storia politica recente, un capo di governo mantiene le sue promesse elettorali, difende il suo popolo e sceglie la democrazia. Ora che la situazione si è ben delineata possiamo elencare degli scenari:

1) ACCORDO IN EXTREMIS: l’ex troika spaventata dall’ALL-IN di Tsipras decide di acconsentire ad un accordo più favorevole ad Atene. Il governo greco ritira il referendum e gli accordi vengono prorogati. Rimane uno scenario improbabile, data la posizione dura del FMI e data la difficoltà di tornare indietro con il referendum che è stato già approvato dal parlamento greco. PROBABILITA': MOLTO BASSA

2) AIUTI PROROGATI FINO AL REFERENDUM, VINCE IL SI: questo sarebbe lo scenario più favorevole in assoluto (per il regime vigente), la BCE continua a fornire ulteriori fondi ELA fino al referendum del 5 luglio, il FMI il 30 giugno uscirebbe dal piano di aiuti e dichiarerebbe il default parziale, e vince il sì all’austerità. In questo caso o cade il governo oppure Tsipras accetta le dure condizioni richieste dall’Eurogruppo. Nuovi aiuti verrebbero concessi ma il paese si avvitterebbe in una nuova spirale recessiva. Rischio rivolte, soprattutto da parte di Alba Dorata e dei settori della sinistra estrema. Poi ancora da verificare se il parlamento greco approverebbe l’accordo dato che Syriza potrebbe spaccarsi. Oggi stesso, dovrebbe esserci la decisione di Draghi sui fondi ELA. PROBABILITA': MEDIA

3) AIUTI PROROGATI FINO AL REFERENDUM, VINCE IL NO: idem come sopra, ma con la vittoria del NO al Referendum (che dovrebbe essere l’esito più probabile dati i risultati dell’ultima tornata elettorale). In questo caso, salterebbe ogni speranza di accordo e la Grecia andrebbe in bancarotta e/o dovrebbe uscire dall’Euro. Probabilmente salterebbe la testa di Draghi per aver sperperato miliardi di fondi ELA per sostenere le banche greche: PROBABILITA': MEDIA

4) DEFAULT PRIMA DEL REFERENDUM: dalle ultime posizioni dell’Eurogruppo e del FMI sembra che non saranno concessi ulteriori aiuti fino al referendum e il 30 giugno (quando scade la rata del prestito del FMI) potrebbe essere dichiarata la bancarotta. E’ importante anche la decisione della BCE, se questa decidesse di interrompere i fondi ELA, lunedì le banche greche non apriranno, mercoledì verrebbe ufficializzata la bancarotta e poi nessuno sa di preciso cosa potrebbe succedere dato che questo è il primo caso di paese che ha adottato una valuta comune ad altri paesi che deve ritornare alla propria, svalutata. Sì, esistono casi simili, ma non sono paragonabili a questo. Se dovesse verificarsi questo scenario prima del referendum è probabile che lo stesso venga annullato. Vediamo ora cosa potrebbe succedere in caso di default:

a) Grecia torna alla dracma: dopo una prima fase di disordini, il governo decide di tornare alla dracma, che sarà super svalutata. Dopo la rottura con Bruxelles è probabile, che il governo Tsipras, se riesce a superare indenne il Grexit, si avvicini considerevolmente a Russia e Cina, non è esclusa un’uscita definitiva dall’Unione Europea e un ingresso nell’Unione Euroasiatica di Putin.

b) Colpo di stato: ricordiamoci che i militari sono pagati in euro e probabilmente i vertici militari greci sono influenzati dalla NATO che vedrebbe come una grandissima sconfitta strategica l’entrata di Atene nell’area di influenza russa. Con la scusa di disordini, assalti alle banche, ecc, i militari potrebbero dichiarare la legge marziale e sospendere la democrazia. Questo porterebbe immediatamente a rivolte diffuse e forse alla guerra civile (in caso di spaccature tra le forze armate).

c) Si verifica un Grexit abbastanza ordinato come nell’ipotesi a, ma poi la situazione si deteriora, la Neo-Dracma si svaluta troppo e il paese viene travolto dai disordini. A questo dobbiamo aggiungere la presenza di 200.000 clandestini che nel caso di situazione economica collassata, verrebbero lasciati a loro stessi e potrebbero divenire delle orde violente fuori controllo (per un semplice discorso di sopravvivenza). Questo potrebbe portare sempre allo scenario b oppure ad una rivoluzione più estremista oppure all’ascesa dei neonazisti di Alba Dorata.

d) Guerra con la Turchia: la Turchia è una pedina NATO importante, sia nel sostegno dei guerriglieri islamici in Siria e Libia ( sì gli interessi NATO/AMERICANI sono diversi dai nostri) e potrebbero diventarlo anche nella crisi greca, trovando una scusa per aprire un conflitto. Questo servirebbe alla NATO, che eviterebbe di cedere il paese alla Russia sia al presidente turco Erdogan, che potrebbe, in una grave fase di instabilità politica, assumere maggiori poteri e dichiarare lo stato di emergenza (alternativamente potrebbe farlo intervenendo direttamente in Siria). E servirebbe anche a Bruxelles, che mostrerebbe, in stile mafioso, cosa succede a chi non esegue i suoi ordini e a chi esce dall’euro.

A nostro avviso, tanto dipenderà dalla decisione della BCE sui fondi ELA alle banche greche, in caso di sospensione degli stessi è probabile la realizzazione degli scenari più estremi, in caso decidesse di continuare ad erogarli fino al 5 luglio, il barattolo verrebbe calciato fino a quella data, sempre che nella settimana successiva non succeda “qualcosa” che impedisca il referendum. ( A questo riguardo non si può escludere niente).

Sta di fatto che Tsipras ha dimostrato di essere uno statista con gli attributi, indipendentemente da come andrà, lui rimarrà nella Storia per non aver abbassato la testa e per aver dimostrato il vero valore europeo, quello della dignità. Gli altri, invece, Merkel, Renzi, Hollande, Schauble, Juncker, Tusk saranno ricordati solo come delle macchiette, autori di un’Europa gretta, egoista, debole all’esterno e forte soltanto con la propria popolazione, alle totali dipendenze di Washington, del FMI e dei poteri forti internazionali.

A livello più esteso, il collasso dello Stato greco unito alla forte instabilità politica, economica e militare della Turchia, potrebbe far crollare le frontiere del Mediterraneo sud-orientale che verrebbero travolte da milioni di profughi che invaderebbero poi i già instabili Balcani per cercare di accedere in Ungheria e quindi in Europa. Parliamo di movimenti di milioni di persone, esodi epocali, che potrebbero essere sfruttati dall’ISIS per estendere l’enorme Far West medio-orientale a tutto il Mediterraneo e poi a tutta l’Europa.Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.