Fonte: Il Discrimine

controinformazione.info

25 Feb 2015

 

Chi manovra la manipolazione delle coscienze? A proposito di guerra all’Islam

di Enrico Galoppini

 

Per distogliere noi italiani dall’unico vero problema che – in quanto comunità – dovrebbe interessarci, ovvero l’assenza di qualsivoglia sovranità, chi ci comanda se ne inventa di tutti i colori per spaventarci, raggirarci e ridurci all’immobilismo.

 

A ondate periodiche – e per un periodo di tempo più o meno limitato – esiste sempre un qualche nuovo “grave problema” che deve occupare i nostri pensieri. Problemi fasulli, inventati di sana pianta, o ingigantiti, o sfruttati dopo aver contribuito a crearli. O un insieme di tutto questo. L’ultimo di questi terribili pericoli sbattuti in tutte le case da quella macchina infernale d’imbonimento collettivo che sono le televisioni ed i giornali che escono in edicola è l’ISIS. Che ha preso il posto, nella mente dei tele-sudditi, della terrificante “al-Qa’ida”.

 

Il “pericolo-ISIS” è stato studiato bene, come ho già spiegato in un altro articolo.

Vedi: da bin laden al “califfo”: la guerra finale contro l’islam per colpire l’eurasia

 

Dovevamo infatti arrivare alla fase del “pericolo interno”, delle “quinte colonne” che vivono tra noi; e a quella dell’invasione, che è esattamente l’argomento dei video che ritraggono il “jihadista” di turno di stanza in Libia mentre punta dritto al Vaticano o al Colosseo.

E nel frattempo veniamo ‘intrattenuti’ con la “crisi”, lo spread, “la casta”, l’inchiesta “Roma capitale”, i tifosi del Feyenoord, il “Jobs Act”, i “femminicidi”, “l’emergenza sicurezza”, la Mafia, le “coppie di fatto”, “il crescente antisemitismo”, Tsipras, Pompei, Schettino, il trans con la barba eccetera. Una valanga inarrestabile di armi di dissuasione di massa, come le ha definite qualcuno, il cui unico e convergente scopo è quello di gettare una spessa cortina fumogena tra noi e quelli che ci comandano per davvero.

Chi ci comanda non sono dei vaghi “poteri forti”, come al massimo si spinge a dire qualcuno che ha una “posizione” quando vuole togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Questi “poteri forti”, quando sono tirati in ballo, non vengono mai nominati precisamente. Si resta anzi volutamente sul vago, alludendo a “segreti” e “complotti” alla portata di chi non concepisce l’essenza di un vero segreto né cosa si muova effettivamente ‘dietro le quinte’, così ciascuno capirà quello che vuol capire, in base alle informazioni di cui dispone, del suo acume e, soprattutto, a seconda di dove è disposto a spingersi per “vedere” oltre tutti questi diversivi e fumose definizioni.

Ci riferiamo, con questo, a che cosa si è disposti a mettere in discussione di quel rassicurante mondo di immagini mentali, concezioni, prese di posizione che configurano la nostra illusoria personalità, a formare la quale concorre anche la propria attività prevalente, che comporta inevitabilmente delle relazioni sociali che, per essere ben curate, non vanno “rovinate” con prese di posizione “fastidiose” e “scandalose”. Non si creda però che la questione si limiti al solo fare “scandalo”. Perché anche convincersi intimamente di determinate verità piuttosto che altre non fa vivere bene in mezzo ad un ambiente intriso di discorsi che non si condividono affatto. Da qui la riluttanza, da parte dei più, a mettere in discussione i propri consolidati modi di vedere, perché ciò comporterebbe come minimo un grave scollamento tra quello che si pensa e quello che si dovrebbe dar mostra di pensare.

Non si vive bene fingendo dalla mattina alla sera di bersi le panzane che agli altri non destano il minimo dubbio. Né è il massimo della vita imbarcarsi in continue discussioni per “convincere” qualcun altro, anche perché non è questione di tirare gli altri da una “parte”, quanto esortarli a non accontentarsi delle verità preconfezionate di altri che sono pagati per pensare al posto tuo (gli “esperti” e gli “opinionisti”). Solo che, in questo mondo moderno desacralizzato, il tanto elogiato “pensare con la propria testa” è stato interpretato nel modo sbagliato. La maggior parte della gente, spinta dallo “spirito dei tempi”, s’è così affrancata dalla religione, deridendo i dogmi e la paura dell’Inferno, per cadere dritta come un pesce nel retino di altri “dogmi” e di altre “paure”.

Un suicidio esistenziale, perché quei dogmi e quella paura che l’uomo moderno – questo “intelligentone” – sbeffeggia, traducono in linguaggio a noi confacentesi delle verità eterne. Abbandonando quelle per volgersi dalla parte dell’incessante fluire degli eventi, preferendo il tempo all’eternità, gli uomini sono passati a dare per buona ogni panzana che esce da strumenti, i media, sotto il controllo assoluto di potentati finanziari che non stanno lì per ‘spirito di servizio’.

Quanto alle paure, dall’unica che dovevano avere – e cioè fallire in questa vita lo scopo per cui si era stati messi al mondo, cioè ri-esistenziati – gli uomini moderni dell’epoca della “informazione globale” sono passati da uno spavento all’altro, a seconda dell’interesse degli stessi suddetti artisti della manipolazione e del raggiro. Ma perché, ci si dovrebbe chiedere a questo punto, i media sono così impegnati nella manipolazione delle coscienze? Chi non vede oltre l’umano, sarà portato a spiegare tutto in termini di propaganda che tira l’acqua al mulino di qualche “interesse”, ma chi sa andare oltre non può accontentarsi di una ragione così superficiale che alla fine non fornisce alcuna spiegazione decisiva.

Individui senza alcuna empatia che impiegano i loro immensi patrimoni (conseguiti come?) per organizzare un apparato di sviamento e traviamento così metodico e martellante, non possono che obbedire ad una unica ed evidente filiera, o ‘catena di comando’. Che di grado in grado conduce esattamente dove si può facilmente immaginare, sempre che non si considerino i dogmi e l’Inferno come delle “storielle per bambini” o per “creduloni” del passato.

Il marchio di fabbrica di questi media e dei poteri di cui sono espressione è chiarissimo. Chi è il più grande mentitore ed impostore? Chi non sa vederlo o non vuole vederlo, peggio per lui. Significa che gli sta bene così: che gli sta bene sentirsi ‘lavorato’, raggirato e manipolato. So bene che la sua sensazione è quella di sentirsi “rassicurato”, perché in fondo se non ci fosse nulla di cui aver paura dovrebbe prendere in mano la sua situazione e scegliere finalmente cosa “fare da grande”. La pecora o il leone? Ma la sostanza del discorso è quella, cioè un sottile gusto nell’essere perennemente condotto per mano, fino al macello che aspetta tutte le pecore.

Una pecora che si sente perfettamente a suo agio, nel recinto, nella gabbia in cui i media l’hanno piazzato. Esattamente come quei malcapitati con la tuta arancione nelle gabbie dell’ISIS, che ci vengono sbattute davanti agli occhi mattina e sera per infonderci il terrore che anche ciascuno di noi potrebbe finire in quel mondo orrendo.

E allora all’armi! L’Occidente “cristiano” deve prendere le armi contro i “saraceni”, che puntano dritto al “cuore della Cristianità”! E chi se ne importa se il Colosseo, da che era sempre stato, per generazioni di studenti, il luogo delle stragi di cristiani sbranati dai leoni dei cattivi romani pagani, diventa anch’esso, un “simbolo cristiano”… Ne sentiremo (e ne vedremo, il che è anche peggio) di tutti i colori. Altro che il nero dell’ISIS, che tra le altre cose, per associazione d’idee, deve evocare il mitico mostro del “Nazifascismo”.

A volte vale la pena di rammentare delle frasi fatte, perché non vengono mai meditate abbastanza: la gabbia peggiore è quella che non sai d’avere intorno. Questo dovrebbe essere l’orientamento di uomini che si ritengono i più “liberi” del mondo. Questa dovrebbe essere l’attitudine di chi vuole uscire dalla condizione di oggetto di questa manipolazione delle coscienze.

Ma la maggioranza vede la gabbia solo quando ci sono le sbarre di ferro. Perché, riferisce un altro celebre detto: non c’è peggior schiavo di chi si crede libero.

Forse, prima di farsi imbarcare in qualche “crociata per conto terzi” alimentata da fabbriche della manipolazione che estorcono il consenso con la frode e l’inganno, chi si ritiene “cristiano” dovrebbe riflettere su queste parole senza tempo tratte dal Vangelo: “Conoscerete la Verità, e la Verità vi farà liberi”.

O vogliamo credere che anche Gesù si sarebbe bevuto le invenzioni dei media occidentali ed avrebbe esortato alla guerra “contro l’Islam”? Che Gesù si sarebbe messo in testa l’elmetto sionista per tirarci dentro – come ha scritto Blondet – un’Europa ad immagine e somiglianza di Israele, che deve vedere in ogni immigrato musulmano un potenziale “terrorista”?

Con la Verità non si scherza. E se Gesù ha detto ai cristiani – ma in realtà a tutti gli uomini – che solo la Verità li renderà liberi, non si può far finta di nulla e credere ai filmati dell’ISIS e a tutto quello che una qualche “organizzazione indipendente” (buona questa!) scova negli anfratti di internet, magari dopo averlo finanziato e prodotto, per poi ostentarcelo come ‘verità rivelata’.

Sono due cose, due posizioni, due atteggiamenti che non possono stare insieme nella stessa persona. Quindi, cari cristiano-sionisti, teo-con, “crociati del terzo millennio” e altre caricature di Goffredo di Buglione, fatevi un esame di coscienza, ascoltate la voce della Verità che ciascuno di voi ha dentro di sé, e se proprio volete fare la guerra a qualcuno evitateci di trascinarci in quest’Armata Brancaleone contro un nemico creato a tavolino, e combattete piuttosto chi ha tutto l’interesse a crearci “problemi” di continuo, distogliendoci dalla Grande battaglia che gli uomini dovrebbero condurre per guadagnare l’unica autentica Libertà.

Si scoprirebbe, anche per questa via, che il tanto sbandierato jihâd, il supremo sforzo contro il proprio ego sulla via che conduce a Dio, lungi dall’essere l’indefinita serie di contenuti depistanti trasfusi in questa parola dagli uni e dagli altri (anche in conflitto apparente tra loro), è l’unica “guerra santa” (perché ha il consenso e la benedizione dall’Alto) nella quale dovrebbero competere tutti gli esseri umani, sia come individui che come nazioni.