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giu 5th, 2015

 

Cosa c’è dietro i continui omicidi di politici in Messico?

di Marco Dell’Aguzzo

 

Miguel Ángel Luna Munguía, 46 anni e avvocato, era il nome del candidato del Partito della Rivoluzione Democratica (PRD) per il 32mo distretto dello Stato del Messico, una delle 32 entità federali che compongono gli Stati Uniti Messicani. È morto lo scorso martedì 2 giugno. Assassinato, trauma toracico provocato da colpi d’arma da fuoco. Munguía compreso, da febbraio sono stati uccisi ben otto candidati alle elezioni di medio termine, previste per questa domenica.

Perché tutta questa violenza? Una risposta ha provato a darla Alejandro Hope, che si occupa di sicurezza e giustizia per “El Daily Post”. Nella sua breve ma lucida analisi, intitolata semplicemente “Why are candidates getting killed?” (Perché i candidati vengono uccisi?), Hope ricorda innanzitutto come il mondo della criminalità organizzata messicana stia cambiando: non più (non solo) pochi e grandi cartelli come un tempo, ma tante gang minori spesso neanche così attive nel narcotraffico, quanto nei rapimenti e nelle estorsioni. Quel che ne consegue da questo mutato scenario è un legame più stretto tra quella galassia di “piccole” organizzazioni e il territorio, limitato, in cui operano. La complicità delle autorità municipali (sindaci, governatori, forze di polizia…) gli è perciò indispensabile: senza, non potrebbero prosperare. Non è strano quindi che abbiano interesse ad inserirsi nelle vicende politiche, a maggior ragione se si è in tempo di elezioni, attraverso – come ritiene Hope – “la corruzione, l’intimidazione o, se necessario, l’omicidio”.

Se è vero che molte delle violenze sono effettivamente legate alla criminalità organizzata, è anche vero che è facile addobbarle così da farle sembrare tali: insomma, è facile far passare un omicidio politico per una esecuzione malavitosa. Che è esattamente quello che successe nel novembre passato con l’assassinio di un membro del Partito d’Azione Nazionale, prima che venisse scoperta la verità.

Infine, scrive Alejandro Hope, nonostante l’omicidio di un politico sia un evento indubbiamente ‘forte’ (intimidisce gli elettori e può portarli all’astensionismo, può condannare alla sconfitta il partito ‘colpito’, può creare tensione con il governo federale…), non si può dire che sia particolarmente rischioso per gli esecutori e i mandanti: la possibilità di restare impuniti è molto alta, dato che solo un omicidio su cinque in Messico si conclude con un arresto.