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Global Research

July 26, 2015

 

La bomba a tempo dei derivati finanziari globali: 1.5 Quadrillion dollars

di Stephen Lendman

 

Quando l'investimento diventa gioco d'azzardo, seguono pessimi finali. Il prossimo credit crunch potrebbe far sembrare mite al confronto quello del 2008-09. I dati della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) mostrano intorno a 700.000 miliardi dollari in derivati ??finanziari a livello globale.

 

Insieme ai credit default swap e ad altri strumenti esotici, il valore totale dei derivati ??si aggira intorno a 1,5 quadrilioni di dollari, pari a circa il 20% in più rispetto al 2008, al di là di quello che chiunque può concepire, tanto meno il controllo, di turbolenze inaspettate.

Il defunto Bob Chapman lo predisse. Così anche Paul Craig Roberts. Pensano che si potrebbe "distruggere la civiltà occidentale". La deregolamentazione finanziaria ha trasformato Wall Street in un casinò senza regole, tranne lo sfrenato far soldi. Un disatro catastrofico è in attesa dietro l’angolo. È solo questione di tempo.

Ellen Brown chiama il "casinò derivati ??... un ultimo tentativo per puntellare un sistema privato a piramide" che si sta lentamente sgretolando sotto il proprio peso.

Per anni, Warren Buffett ha chiamato i derivati ??finanziari "bombe a orologeria finanziaria" per le economie e la gente comune.

A meno che non fossero coperti da garanzie, il loro valore dipende dalla solvibilità delle controparti. I guadagni sui derivati ??sono "selvaggiamente esagerati", spiega Buffett, perché vanno "in base alle stime le cui inesattezze non possono essere esposte per molti anni."

Quando i dirigenti aziendali chiedono ai dirigenti finanziari come vanno i profitti del trimestre, essi, a loro volta, chiedono quanto si vuole, poi manipolano le cose per obbligarli a quanto detto.

Dal 2008, le banche troppo grandi per fallire si sono consolidate nella maggiore dimensione di sempre. Sono potenze finanziarie e politiche che controllano le economie mondiali a proprio vantaggio.

L’unica speranza della civiltà è che si fracassino, per poi essere smantellati in piccoli pezzi, impotenti, o idealmente rimettere i soldi nella mano pubblica a cui appartengono.

E' troppo importante essere controllati da privati. Questi predatori finanziari intrappolano piccole nazioni deboli nella schiavitù di un debito inrestituibile come la Grecia, li spremono fino a seccarli, e terzomondializzano quelli sviluppati spingendoli in acque stagnanti, mentre crescono più ricchi e più potenti che mai in attesa che tutto il sistema corrotto si sgretoli, decimando miliardi di persone in tutto il mondo, sprofondandoli in una miseria umana mai vista prima.

I redattori del Washington Post incoraggiano chi li condanna: Non preoccuparti, sii felice, dicono. Il 23 luglio, hanno intitolato "La posizione della Fed sulle banche e il capitale è di buon senso."

Anche gli studenti mediocri di economia sano bene che la proprietà, il controllo e la gestione di Wall Street da parte della Fed è il problema, non la soluzione. Interessi danarosi comprano politici come fossero tubetti di dentifricio. Scrivono legislazioni favorevoli, ottenendo che il Congresso le approvi in cambio di contributi elettorali generosi e altri favori speciali.

L’economia e il sistema finanziario americani sono un castello di carte in attesa che accada il disastro. Non secondo i redattori del Washington Post.

"Il sistema finanziario degli Stati Uniti ha compiuto progressi significativi verso l'essere meno inclini al salvataggio dal momento che le acque sulla crisi del 2008-09, si calmarono” hanno detto.

"Le grandi banche sono molto meglio capitalizzate che a metà del decennio scorso". Abbastanza per resistere ad un’altra grande recessione.

La fonte: L'ultima valutazione degli ‘stress test’ di Wall Street controllata della Fed, resi pubblici a marzo, ignorano ??la mostruose bomba a orologeria dei derivati che li trascinerà tutti giù insieme con l'intero sistema finanziario.

I redattori del Washington Post sostengono le banche troppo grandi per fallire. Essi sollecitano le cosiddette "economie di scala e un maggiore 'soft power' per la politica estera statunitense.

Verso la fine del suo mandato, Bill Clinton firmò una legge che abrogava la Glass-Steagall (il Gramm-Leach-Bliley Act 1999 – lasciando che si fondessero assicurazioni di investimento e banche commerciali) e la Commodity Futures Modernization Act (che permette merce non regolamentata e commercio di derivati).

Una cultura del casinò in cui tutto è permesso. Quando le controparti non hanno fondi per soddisfare le richieste di pagamento, le bolle iniziano a sgonfiarsi. E' solo una questione di tempo prima che finisce l’attuale mania del mercato.

 


Global Research

July 26, 2015

 

Global Derivatives’s Time Bomb: $1.5 Quadrillion

By Stephen Lendman

 

When investing becomes gambling, bad endings follow. The next credit crunch could make 2008-09 look mild by comparison. Bank of International Settlements(BIS) data show around $700 trillion in global derivatives. 

 

Along with credit default swaps and other exotic instruments, the total notional derivatives value is about $1.5 quadrillion – about 20% more than in 2008, beyond what anyone can conceive, let alone control if unexpected turmoil strikes.

The late Bob Chapman predicted it. So does Paul Craig Roberts. It could “destroy Western civilization,” he believes. Financial deregulation turned Wall Street into a casino with no rules except unrestrained making money. Catastrophic failure awaits. It’s just a matter of time.

Ellen Brown calls the “derivatives casino…a last-ditch attempt to prop up a private pyramid scheme” – slowly crumbling under its own weight.

For years, Warren Buffett called derivatives “financial time bombs” – for economies and ordinary people.

Unless collateralized or guaranteed, their worth depends on the creditworthiness of counter-parties. Earnings on derivatives are “wildly overstated,” Buffett explains – because they’re “based on estimates whose inaccuracy may not be exposed for many years.”

When corporate bosses ask financial executives how profits look in any quarter, they, in turn, ask how much do you want, then manipulate things to oblige when told.

Since 2008, too-big-to-fail banks consolidated to much greater size than ever. They’re financial and political powerhouses controlling world economies to their own advantage.

Civilization’s only hope is smashing them – dismantling them into small, impotent pieces, or ideally putting money back in public hands where it belongs.

It’s too important to be privately controlled. Financial predators entrap small/weak nations into unrepayable debt peonage like Greece, bleed them dry, and thirdworldize developed ones into dystopian backwaters – while they grow richer and more powerful than ever ahead of the whole corrupt system going bust, decimating billions worldwide in greater human misery than already.

Washington Post editors support what demands condemnation. Don’t worry, be happy, they say. On July 23, they headlined “The Fed’s stance on banks and capital makes good sense.”

Half-intelligent economics students know better. The Wall Street owned, controlled and operated Fed is the problem, not the solution. Monied interests buy politicians like toothpaste. They write business friendly legislation, getting Congress to pass it in return for generous campaign contributions and other special favors.

America’s economy and financial system are house-of-cards disasters waiting to happen. Not according to WaPo editors.

“(T)he US financial system has made significant progress toward being less bailout-prone since” the dust settled on the 2008-09 crisis, they said.

“(B)ig banks are considerably better capitalized than” half a decade earlier – enough to “withstand (another) ‘Great Recession.”

The source: The Wall Street controlled Fed’s last ‘stress test’ assessment made public in March – ignoring the monstrous derivatives ticking time bomb weighing them all down along with the entire financial system.

WaPo editors endorse too-big-to-fail banks. They tout so-called “economies of scale and greater ‘soft power’ for US foreign policy.

Near the end of his tenure, Bill Clinton signed legislation repealing Glass-Steagall (the 1999 Gramm-Leach-Bliley Act – letting insurance, investment and commercial banking merge) and the Commodity Futures Modernization Act (permitting unregulated commodity and derivatives trading).

A casino culture of anything goes persists. When counter-parties don’t have funds to pay on demand, bubbles begin deflating. It’s just a matter of time before current market mania ends.

 


Stephen Lendman lives in Chicago. His new book as editor and contributor is titled “Flashpoint in Ukraine: US Drive for Hegemony Risks WW III.”  http://www.claritypress.com/LendmanIII.html - Visit his blog site at sjlendman.blogspot.com.  

 

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