tratto da Panorama

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22 novembre 2015

 

Luttwak: europei vi state suicidando con il vostro buonismo

di Annalisa Chirico

 

Questa volta non c’entrano i «lupi solitari», schegge impazzite. La carneficina di Parigi è il risultato di attacchi simultanei coordinati da un commando di almeno otto terroristi islamici, aiutati da una ventina di basisti, probabilmente armati. «Sono i soggetti da scovare» commenta Edward Luttwak, esperto statunitense di strategia militare. «Il centro nevralgico dell’attacco è probabilmente a Bruxelles. Ma sono migliaia i maschi musulmani, radicalizzati attraverso conoscenze personali, Internet o un soggiorno in un campo d’addestramento siriano, che vivono indisturbati in Europa»

 

Luttwak, siamo davvero alla Terza guerra mondiale?

Il linguaggio del Papa non mi appartiene. Con la retorica dell’accoglienza e dell’umanitarismo ha causato danni enormi. È passata l’idea, amplificata da mass media stranieri e arabi, che l’Europa possa accogliere tutti grazie al lassismo buonista dei vostri governi.

 

Il presidente francese, Francois Hollande, parlando di un «atto di guerra» apre alla possibilità di attivare il patto Nato di difesa comune?

Io sono contrario all’ipotesi di bombardare lo Stato islamico. È retto da sunniti, che vedono nell’Iran sciita un nemico acerrimo. E mi domando: ha senso attaccare il nemico del tuo nemico? Uno dei kamikaze del teatro Bataclan era un 29enne francese, di origini algerine, con otto condanne per reati minori, mai incarcerato e schedato dai servizi di sicurezza con la lettera «S». Eppure non era monitorato.

 

Possibile?

Sono almeno 5 mila in Francia le persone schedate con la «S», tutte libere di condurre una vita normale e di ordire la trama del prossimo attentato. L’attività di prevenzione non può annullare il rischio di un attacco, ma deve puntare a minimizzare le vittime. I servizi americani e italiani, attraverso intercettazioni e infiltrati, ricostruiscono la rete dei sospettati da fermare prima di un’eventuale azione.

I 17 musulmani arrestati a metà novembre dalle autorità italiane tra Merano e Bolzano non avevano ancora sparso terrore, ma «parlavano» di Jihad. I servizi francesi invece adorano compilare dettagliate biografie dei sospettati di integralismo, ma poi li lasciano liberi di girovagare per il Paese, di andare e tornare dalla Siria. Si accontentano di rimuovere il sangue dal pavimento quando ormai è troppo tardi. Il Bataclan, che ha proprietari ebrei e ospita eventi di organizzazioni ebraiche, era nel mirino dei terroristi dal 2008. La polizia lo sapeva.

 

Che cosa doveva fare?

Desta allarme che potenziali jihadisti possano muoversi indisturbati sul territorio francese e da lì entrare in Belgio o in Italia senza essere arrestati e messi sotto torchio. A volte i metodi possono non essere i più garbati, ma è l’unico modo per difendersi, a volte anche a costo di «sgarrare».

Ma così non si abbassa la guardia sul rispetto dei diritti umani e sullo Stato di diritto?

Pochi giorni fa la polizia francese ha arrestato un gruppo di manifestanti, tutti incensurati, che chiedevano la chiusura di una moschea a Brest, in Bretagna. L’organizzazione si chiama Adsav, cioè «Rinascita»: è repubblicana e nazionalista, e manifestava pacificamente cantando la marsigliese per contestare un imam locale che lancia furiose invettive contro la musica occidentale. I francesi hanno alzato la testa e la polizia ha arrestato loro, quelli accusati di «anti-islamisation».

 

Lei descrive uno scenario che ricorda il libro Sottomissione di Michel Houellebecq.

Siamo al suicidio della civiltà europea. Ci scontriamo con il sistematico rifiuto di accettare una verità lampante: in questa fase storica l’Islam conduce una «guerra santa» contro l’Occidente. È la seconda invasione dei barbari, dopo quella avvenuta tra il III e il VI secolo. L’Europa riuscì allora a rimettersi in piedi. Può reagire anche oggi. Eppure c’è chi dice che l’Islam è una religione di pace. Il Corano contiene pagine infuocate che inneggiano alla Jihad globale. È chiaro che non tutti i musulmani si arruolano, non tutti aderiscono al culto in modo integrale: c’è chi manda la figlia a studiare nelle università occidentali senza velo e con lo smalto alle unghie. Ma è un fatto che tutti i terroristi sono di religione musulmana. Un’interpretazione letterale del Corano fomenta una vasta comunità musulmana che ha una straordinaria capacità di penetrazione nel vostro Continente.

 

Persino la Germania di Angela Merkel ha aperto all’immigrazione: fa male?

La Cancelliera è in difficoltà perché le sue aperture sono parse improvvide ai suoi stessi colleghi di partito. Su Youtube c’è una videointervista a un gruppo di giovani profughi afgani arrivati in Germania: affermano di essere contenti della nuova sistemazione, desiderano sposarsi e prolificare, dicono che le loro mogli indosseranno il burqa e la Germania diventerà un Paese musulmano.

Sono queste le loro previsioni. Eppure quando i primi profughi sono giunti alla stazione di Monaco di Baviera abbiamo visto cittadini tedeschi cantare l’inno d’Europa e applaudire in lacrime. Una scena molto commovente, se non fosse che solo il 20 per cento degli immigrati in Europa è costituito da famiglie siriane, il resto da giovani maschi musulmani animati dall’ideologia della conquista.

 

Come possono reagire i governi europei?

Devono anzitutto rispettare le leggi in vigore. Né la Germania né l’Italia possono violare deliberatamente il trattato di Schengen, sottoscritto da entrambe. Checché ne dica il Vaticano, l’Italia può accogliere esclusivamente rifugiati che scappano da guerre in corso, non migranti economici. L’identificazione deve avvenire nei Paesi d’origine. Facciamo i conti con flussi di dimensioni colossali. Secondo l’Onu, nella sola Grecia sarebbero sbarcati 800 mila immigrati. Ed è una stima al ribasso.

 

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