Fonti : Journal-Neo     

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Dic 26, 2015

 

L’elite finanziaria Usa è interessata al business con i patrocinatori dello Stato Islamico

Traduzione e sintesi di Luciano Lago

 

Il Governo degli Stati Uniti continua a mostrare una certa ostilità verso le forze che combattono attivamente contro lo Stato Islamico, lo afferma un analista, Caleb Maupin del New Eastern Outlook.

Nel suo articolo Maupin esprime l’opinione che l’elite finanziaria statunitense persegue i suoi propri interessi in Siria ed in Iraq.  Quando lo Stato Islamico si fa più forte, i suoi profitti aumentano, sottolinea Maupin.

“Quale è la fonte dell’armamento dell’ISIS ? Questa organizzazione, ugualmente agli altri gruppi terroristi in Siria, ha ricevuto un flusso costante di armi dagli Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Bahrain e Qatar. Questi paesi sono monarchie assolute appoggiate dalla Exxon Mobil e da altre possenti società petrolifere statunitensi “, spiega Maupin.

 

E’ un fatto che il governo degli Stati Uniti continua a dimostrare ostilità verso le forze che combattono attivamente contro lo Stato islamico sul campo di battaglia e questa sinistra politica sembra sia dettata dall’oligarchia finanziaria che non mostra lealtà verso gli USA e la sua gente, nè tanto meno dimostra preoccupazioni circa il dilagare del terorrismo o per la pace mondiale.

Questa potrebbe sembrare una teoria della cospirazione ma i fatti parlano da soli. Quale è la fonte delle armi dello Stato Islamico? L’ISIS e gli altri gruppi terroristi hanno ricevuto un flusso costante di armi dagli Emirati Arabi Uniti, dall’Arabia Saudita, dal Bahrain e dal Qatar. Questi paesi sono monarchie assolute sostenute dalla Exon Mobile e dalle altre grandi società petrolifere. L’aiuto che proviene da questi regimi e flagrante. Persino la moschea del Bahrain esibisce pubblicamente una bandiera dell’ISIS.

L’analista commenta che l’Arabia Saudita, che detiene il quarto maggiore budget di spese militari del mondo, acquista armi esclusivamente dagli Stati Uniti, visto che nel 2010 Riyad e Washington hanno firmato un accordo per gli armamenti che è stato il più grande della Storia, che è arrivato a 60.500 milioni di dollari. Secondo Caleb Maupin non è una coincidenza che i miliziani dell’ISIS utilizzino armi made in USA. Sono l’Arabia Saudita e gli altri paesi del Golfo Persico che forniscono queste armi ai ribelli in Siria, ritiene l’analista.

I contrattisti militari come la General Electric, la Boeing, la Raytheon e la Lockheed Martin fanno lobby al Congreso e sarebbe molto duro per l’Amministrazione USA mettersi in urto con queste lobby che sono interessate a mantenere gli Stati Uniti in buoni rapporti con il principale regime pro-ISIS conosciuto como la monarchía Saudita, cosí come i suoi satelliti nel Bahrain e gli Emirati Árabi Uniti.

D’altra parte Washington non ha fatto nulla per far terminare le azioni illecite della Turchia, altro suo alleato che sta facilitando la vendita del petrolio dell’ISIS. Inoltre, dopo l’attacco terrorista a San Bernardino (California ), il Congresso USA ha non ha adottato misure contro il gruppo jihadista ma ha approvato una legge che restringe l’entrata a coloro che abbiano visitato la Repubblica Islamica dell’Iran, segnala Maupin.

Tutto questo dimostra come la politica estera degli Stati Uniti sia di fatto dettata, prima che di ogni altro fattore ,  dagli interessi dalle elites finanziarie che comandano a Wall Street e dall’enorme influenza esercitata dal complesso militare industriale.