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5 novembre 2015

 

Perche’ il Bombardamento di un Ospedale è un Crimine di Guerra

di Robert C. Koehler

Traduzione di Francesco D’Alessandro

 

“Provammo a dare un’occhiata a una delle palazzine che stavano bruciando. Non posso descrivere cio’ che c’era dentro. Non ho parole per descrivere quanto fosse terribile. Nell’Unita’ di Terapia Intensiva c’erano sei pazienti che stavano bruciando nei loro letti.”

Questo e’ quanto ci disse Lajos Zoltan Jecs, un infermiere nell’ospedale che gli USA hanno bombardato a Kunduz, in Afghanistan, uccidendo 22 persone; medici, staff e pazienti ( incluso 3 bambini).

L’ospedale non fu un “danno collaterale”; venne bersagliato in maniera deliberata, deliberatamente distrutto, con bombardamenti multipli che durarono almeno mezz’ora. Medecins Sans Frontieres (Medici Senza Frontiere), che faceva funzionare l’ospedale, aveva chiamato i suoi contatti nel governo USA, pregandoli di fermare l’attacco- senza risultati. I bombardamenti continuarono fino a che l’ospedale, con piu’ di 180 occupanti, fu distrutto.

Adesso ci troviamo di fronte alle conseguenze di un’ orgia, di un assassinio di massa, eccetto che l’assassino non e’ morto o spinto dentro un furgone della polizia. Il killer puo’ fare una conferenza stampa. Il killer offre le condoglianze, promette di fare un’indagine su se stesso. “ Se errori furono commessi, noi li ammetteremo”, had detto il Generale John Campbell, comandante delle forze Americane in Afghanistan. Il killer, come al solito, si libera di qualsiasi responsabilita’.

Questa volta’ pero’ potrebbe essere un po’ diverso. L’organizzazione che fa funzionare l’ospedale, come ha fatto notare Glenn Greenwald, e’ una organizzazione internazionale umanitaria basata in Occidente, con credibilita’ nei mass media e supporti potenti. Non e’ come se avessimo bombardato un’altra festa di matrimonio. In quest’ultimo caso, anche coloro che hanno sofferto hanno un’udibilita’ globale. Le parole di Jecs si levano forte dal sito di MSF. “ Era pazzesco. Dovemmo organizzare un piano per le vittime nell’ufficio, cercando di capire quali medici erano vivi e disponibili ad aiutare. Dovemmo fare un intervento chirurgico urgente per uno dei dottori. Purtroppo egli mori’ sul tavolo operatorio. Facemmo il nostro meglio, ma non fu abbastanza”.

E il mondo, o almeno una buona parte di esso, puo’ rispecchiarsi nell’ospedale incendiato, bombardato in maniera deliberata. E gli USA sono accusati di aver commesso un crimine di guerra.

Ho meditato su queste parole sin da quando sono apparse nella conversazione- il loro peso morale, la loro freddezza accusatoria, da arresto cardiaco. La mia reazione iniziale era, per forza, si tratta di un crimine di guerra. E infatti le due parole “guerra” e “crimine” dovrebbero essere legate inestricabilmente. E’ impossibile fare una guerra- specialmente nel modo in cui una superpotenza, con cosi’ tante armi di distruzione di massa pronte all’uso- senza violare costrizioni morali convenzionali, senza uccidere civili in quantita’ da anestetisia del cervello, praticamente durante ogni azione.

E allora, cos’e’ diverso? Bombardare un ospedale, specialmente con un intento deliberato- apparentemente su richiesta del governo Afghano, che ha odiato l’ospedale perche’ curava i feriti, senza chiedere da quale parte essi stavano- e’ depravato e completamente incosciente. Non solo gli USA hanno ucciso pazienti e membri dello staff arrivati dai quattro angoli del pianeta, che lavoravano li’ perche’ dedicati a dare aiuto a coloro che si trovavano in pericolo, ma ha distrutto uno dei pochi centri medici in una citta’ con una popolazione di 300.000.

Tutto questo fa dell’atto un crimine secondo ogni standard morale, ma ad ogni modo, noi abbiamo continuato a fare tutto questo per un tempo tanto lungo e causando danneggiamenti cosi’ terribili, nel corto e lungo termine, quando si cosiderino le consequenze ambientali derivanti dall’uso dei missili con uranio impoverito e le bombe- che un solo altro atto di carneficina, altri civili massacrati, non sembrano quasi piu’ “criminali” di tutto cio’ che e’ accaduto in tutto il Medio Oriente prima del bombardamento del 3 Ottobre. Ciononostante, io credo nella necessita’ di confrontare gli strateghi e gli apologeti con la dirittura morale del tipo che la mia amica, Kathy Kelly, un’attivista pacifista di lunga data, ha descritto recentemente:” Prima del bombardamento di Colpisci e Terrorizza del 2003 in Iraq, un gruppo di attivisti che viveva a Baghdad, si recava regolarmente nei quartieri della citta’ che erano cruciali per garantire la salute e il benessere di Baghdad, come per esempio gli ospedali, gli impianti elettrici, gli impianti di purificazione idrica, e le scuole per appendere degli striscioni di vinile agli alberi fuori da quei palazzi su cui c’era scritto:” Bombardare Questo Sito Costituirebbe un Crimine di Guerra”. Noi cercavamo di incoraggiare la gente nelle citta’ Americane a fare lo stesso. Tentando di realizzare una solidarieta’ per la gente intrappolata in Iraq, anticipando i bombardamenti aerei”.

Lei spingeva per questo tipo di manifestazioni e, infatti, ci fu una manifestazione pubblica di fronte all’Ospedale Stroger, l’ospedale della contea di Chicago, dove la gente protestava contro il bombardamento dell’ospedale di Kunduz. Tutto d’un tratto mi misi ad immaginare Americani in piedi di fronte a ogni ospedale nel paese, proclamando che non esiste nessuna differenza tra il bombardare un ospedale in Afghanistan e il bombardarne uno qui. E allora capii il significato del chiamare il bombardamento un crimine di guerra. Facendo questo cerco di aggiungere forza morale e legale a quanto fu fatto e che interrompe la conferenza stampa dopo il crimine guerresco. Infatti, l’atto crea una coscienza internazionale.

Poiche’ l’oltraggio e’ globale, il tempo e’ maturo. Chiamare il bombardamento dell’ospedale di Kunduz un crimine di guerra e chiedere riparazioni, guarigione, e un ripensamento pubblico degli scopi della guerra e’, forse,  il modo piu’ efficace a disposizione della gente, in questo momento della storia umana, di fronteggiare la guerra stessa, di opporsi ai suoi potentissimi perpetuatori e mettere fine al loro comportamento senza controllo.

 


Robert Koehler, giornalista di wwwpeacevoice.info, e’ un giornalista che ha vinto molti premi e un editore che risiede a Chicago


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