Fonte: Alerta Digital

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Dic 31, 2015

 

Pechino si prepara ad entrare nel conflitto Medio Orientale: nervosismo a Washington

di Enrique Montánchez

Traduzione e sintesi di Luciano Lago

 

Pechino si prepara ad entrare nel conflitto Medio Orientale: la Cina approva la sua prima legge Antiterrorismo per combattere lo Stato Islamico

La Cina ha approvato in questi giorni la sua prima “Legge Antiterrorista”, emanata dall’Assemblea Popolare Nazionale il 28 Dicembre, che prevede di inviare in Siria forze speciali dell’Esercito Popolare per combattere contro lo Stato Islamico e gli altri gruppi terorristi. Il Governo cinese giustifica il suo intervento che conta con l’approvazione del governo di Damasco, con l’obiettivo di salvaguardare la sicurezza mondiale compromessa dai numerosi attentati, secondo quanto riferito dall’agenzia ufficiale Xinhua. La decisione di Pekino- che fino ad ora si manteneva in discreto secondo piano di aiuto militare fornito alla Siria ed alla Russia- conferma che la Cina vuole adesso giocare un suo ruolo nella crisi medioorientale ed essere parte in quella che si definisce la “guerra mondiale contro il terrorismo”.

 

Le informazioni dell’agenzia ufficiale cinese non lasciano dubbi in proposito: “La nuova legge si approva in un periodo difficile, tanto per la Cina quanto per il mondo in generale. Gli attentati terroristi di Parigi, l’esplosione di un aereo civile russo sul Sinai, i brutali assassini di ostaggi commessi dal noto gruppo estremista dello Stato Islamico, stanno mettendo in allerta il mondo sulla crescente minaccia terroristica”.

 

La stampa cinese sottolinea che, a partre da questo momento, “diventa legale la partecipazione dell’Esercito Popolare di Liberazione (EPL) in missioni antiterroriste all’estero”. La legge antiterrosta permetterà alle autorità di Pekino di incrementare la repressione contro i movimenti che vengono considerati estremisti o che minacciano la Difesa Nazionale. Questo permetterà alle autorità cinesi di rafforzare anche il controllo interno sulla propaganda via web, obbligando i “provider internet”  a trasmettere i dati dei siti web che diffondono propaganda pro islamica ed a collaborare con le autorità cinesi, come anche renderà più forti i controlli sui trasporti e sull’ingresso alle frontiere.

Nervosismo negli Stati Uniti

 

L’emanazione di questa legge e la probabile partecipazione delle forze militari cinesi ai conflitti all’estero, in particolare in Siria, è caduta come un secchio di acqua gelata sui circoli politici di Washington i cui diplomatici e servizi di intelligence affermano che la lotta al terrorismo sarebbe l’alibi perfetto di Pekino per estendere la sua presenza militare nelle regioni calde del mondo.

 

Fino ad ora e dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, gli USA erano riusciti a contenere l’Esercito Cinese all’interno delle sue frontiere. L’unica  presenza militare di Pechino all’estero si era manifestata nelle navi da guerra che circolano nei mari che circondano il vasto territorio cinese e di recente, nella lotta contro la pirateria somala nel Corno d’Africa.

Tuttavia le forze terrestri ed aeree cinesi erano state assenti per oltre mezzo secolo dallo scenario internazionale. Una situazione geostrategica che, a partire da adesso, è destinata a cambiare radicalmente. La Legge Antiterrorista è solo la punta dell’iceberg delle sempre più tese relazioni tra gli USA e la Cina che ( secondo gli analisti di Washington), sta cercando di strappare agli USA il ruolo di prima potenza mondiale.

 

Il virulento attacco contenuto nel commento dell’editoriale dell’agenzia ufficiale Xinhua, dopo l’approvazione da parte del Parlamento Cinese della nuova legge (ed in risposta alle critiche venute dagli ambienti di Washington), serve da termometro per misurare la tensione crescente tra le due prime potenze mondiali, considerando che, se pure pubblicato senza la firma, questo editoriale si deduce ispirato dalle alte cariche del PCC.

“La legislazione antiterrorista non può essere sotto alcuna forma la scusa perchè un paese estraneo possa iniziare una critica totalmente offensiva e del tutto ingiustificata contro la Cina”, si afferma nell’editoriale.

“Gli Stati Uniti hanno manifestato serie preoccupazioni su questa legge argomentando che farebbe più male che bene contro la minaccia del terrorismo (….) e questo costituisce un fatto conosciuto come il gettare fango sulla Cina in ogni opportunità, cosa che risulta il gioco favorito di alcuni personaggi  negli Stati Uniti.   Tuttavia forse molti disconoscono di come gli USA, che presumono di essere il leader mondiale nella lotta contro il terrorismo, siano arrivati a tale irresponsabile e sensazionale conclusione sulla  legislazione cinese”, prosegue l’editoriale.

 

La Cina accusa Washington di un doppio standard

L’editoriale dell’agenzia cinese risponde punto per punto alle accuse e d alle critiche mosse alla legislazione cinese a proposito delle limitazioni richieste ai provider internazionali di Internet (fornire dati dei soggetti a rischio qaundo richiesti) e sul controllo della stampa riguardo agli articoli che si riferiscono alle attività terroristiche e dei fiancheggiatori di questo.

 

In particolare l’editoriale risponde accusando che, al di là dei normali controlli sulle comunicazioni praticati in tutti i paesi, sono proprio gli USA ad aver dimostrato di essere il maestro mondiale nelle attività di spionaggio e di ascolto illegale sulle comunicazioni (scandalo Wikileaks sulle intercettazioni) con l’abuso praticato delle attività di  spionaggio praticato tanto sui cittadini USA come sulle conversazioni dei leaders stranieri i tutto il mondo, di conseguenza i circoli di Washington sono gli ultimi a poter dare lezioni.  L’editoriale conclude afffermando: “Che lo vogliano ammettere o no, gli USA sono stati i creatori del brodo di cultura del terrorismo con le loro attività militari in Afghanistán, in Irak, Libia e Siria. Le critiche sulla legislazione antiterrorismo adottata dalla Cina sono soltanto un’altro caso di doppio standard adottato dagli USA”.

 

In questo contesto polemico si comprende la ragione del nervosismo di Washington per il fatto che la Cina decida di intervenire militarmente in Siria rispondendo alla richiesta del regime di Damasco. Con l’appoggio di un tale poderoso alleato (oltre a quello russo), il presidente Assad consoliderebbe la sua posizione nei negoziati di pace previsti per la fine di Gennaio e gli USA (ed i loro alleati) vedrebbero fallire del tutto il loro piano (di lunga data) per rovesciare il regime di Damasco e smembrare il paese arabo in funzione dei loro interessi geopolitici.

 

L’attuale strategia di Pechino si basa su quattro fronti:

1) Rafforzare l’alleanza strategica con la Russia di Putin, questione fondamentale per sottrare agli USA la leaderschip mondiale nel contesto del nuovo ordine economico e geopolitico che è in corso di trasformazione;

2) Combattere lo stato islamico e farla finita con gli jihadisti uiguri arrivati dalla provincia del Xinjiang il cui ritorno rappresenta un germe di instabilità sociale di fronte al crescente scontento dei lavoratori cinesi per il ristagno dell’economia;

3) Stabilire una presenza della Cina in Siria e nello scenario strategico del Medio Oriente e del Golfo Persico,  per consolidare il gigante asiatico come superpotenza mondiale;

4) La Cina si è impegnata ad investimenti miliardari per la ricostruzione della Siria, fatto questo  che rappresenta una fortissima possibilità di influenza nella regione a scapito degli USA che sono destinati ad uscire dal contesto siriano in modo sfavorevole ai loro interessi.

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Fonti di intelligence europee danno per sicuro che l’EPL schiererà in Siria le sue migliori unità d’elite. Si sapeva da tempo che alcune unità militari cinesi erano già sbarcate in Siria.

 

Vedi: Già in Siria i primi militari cinesi contro l’ISIS”

 

Si puntualizza che il primo l’intervento cinese nello scenario internazionale, in un teatro di operazioni tanto complicato come quello siriano, obbligherà Pechino a proiettare sul campo le sue migliori capacità militari che saranno confacenti al ruolo di potenza che la Cina vuole assumere in competizione con gli USA.

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