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Giovedì 05 Marzo 2015

 

Lo Stato islamico si presenta

di Pierluigi Fagan

 

Lo Stato islamico si presenta. Qui il depliant italiano che riassume alcune notizie sullo Stato islamico, date dallo stesso Stato islamico. E’ evidente lo sforzo di presentarsi come uno stato, non una organizzazione, IS è un progetto politico legato ad un territorio. Nonostante il diluvio informativo occidentale che alza la paranoia su gli attentati al papa o a gli sgozzamenti nelle nostre metropolitane, IS ha come fine e missione, conquistare un territorio ed amministrarlo secondo le leggi islamiche. Poi, tutto il mondo. Il suo nemico principale è quello interno all’islam: sciiti, mistici, élite corrotte ed occidentalizzate, revisionisti modernizzanti, lassismo nelle pratiche religiose, etiche, politiche.

La prima notizia ci viene data sullo sforzo di formazione ed educazione alla corretta interpretazione islamica, la formazione dei formatori (imam), il modo di diffondere l’ideologia portante la nuova entità. Apprendiamo così dalla loro viva voce che il testo cardine di riferimento è di un certo ‘Ali al-Khudair, teologo di stretta osservanza della scuola wahhabita, un arabo saudita. Il depliant infatti, cita direttamente il trattato “Essenza e i fondamenti dell’islam” di Muhammad ib Abdul Wahhab. Questa non è una citazione tra le altre è il riferimento unico, il cardine ideologico. Lo Stato islamico è ufficialmente di ispirazione wahhabita.

Ora, occorre sapere un paio di cose. La prima è che il wahhabismo è una delle tante interpretazioni dell’islam ma i suoi seguaci sono concentrati in un unico luogo del mondo musulmano: l’Arabia Saudita. Non sono una parte di tutto il clero saudita, sono tutto il clero saudita, senza eccezione alcuna. Non solo. Al-Wahhab, hanbalita espulso dai corsi di teologia di Basra perché di un radicalismo decisamente eccessivo, convertì alla sua visione integralista dell’islam, il rampollo di un locale emiro che diverrà il fondatore della casa reale al-Saud, quella che governa (sarebbe più giusto dire “possiede”) appunto l’Arabia Saudita che da loro prende nome. Nel 1744 venne firmato il patto di ferro, mai revocato, per il quale i wahhabiti avrebbero sostenuto i Saud e questi protetto i primi. I saudi-wahhabiti fecero quello che fa lo Stato islamico, né di più, né di meno. Amputazioni, frustate, tagli di teste, strage di sciiti, rigore teologico scritturale. Il potere politico saudita è di ispirazione wahhabita, finanzia il clero wahhabita, finanzia buona parte delle moschee costruite in Occidente dove spesso si trovano imam wahhabiti. Ma i wahhabiti permetterebbero che ai Saud succedesse qualcosa visto che sono gli unici nel mondo musulmano che li danno retta, li sostengono, li proteggono, li finanziano. Così i Saud che dal clero trae la propria legittimità (i Saud non sono quaryshiti ovvero discendenti della tribù della Mecca quindi il loro auto-proclamato diritto di governo  protezione dei luoghi santi -Mecca e Medina- sarebbe disputabile).

Possiamo quindi immaginare che il clero wahhabita mandi propri teologi a tenere lezioni nello Stato islamico che è lì a due passi dal confine, importi imam di prima formazione per farli accedere ai gradi più avanzati della formazione, elargisca testi e chissà, finanziamenti e faccia tutto questo nella piena consapevolezza delle istituzione saudite che sono strettamente intrecciate a loro. Vi risulta che qualche giornalista occidentale abbia condotto questa semplice ed elementare catena inferenziale? Vi risulta che qualche autorità politica occidentale abbia chiesto ai sauditi di far qualcosa con questi “cattivi maestri”? Vi risulta una qualche frizione tra la casa regnante saudita ed il proprio clero radicaleggiante?

Andiamo avanti. Segue una presentazione organica della struttura interna del nuovo stato. C’è l’Ufficio Protezione del Consumatore con tanto di divisione per i reclami poiché lo stato protegge tutti da gli eccessi predatori dei produttori-venditori. C’è la polizia normale, quella municipale e quella speciale (Hisba)  per la repressione dei Vizi e la promozione delle Virtù (combatte l’alcol, il fumo, le droghe, la prostituzione, la magia, l’omosessualità etc.). Ci sono ovviamente tribunali che seguono la legge islamica (shari’a) che tra frustrate, amputazioni e sgozzamenti ha fatto calare del 90% i crimini, con buona pace di Beccaria. Lo Stato islamico raccoglie la zaqat, l’obolo obbligatorio che ogni musulmano deve versare alla comunità in natura o denaro, la raccoglie e la redistribuisce (ai bisognosi), insomma fa welfare. Per il resto, lo Stato islamico e free-tax. Si occupa della produzione e distribuzione del pane e controlla e riforma l’istruzione.

Qui apprendiamo che lo Stato islamico ha imposto una grande e salvifica rimozione di materie sconvenienti o inutili: la filosofia e le scienze politiche. La filosofia è del tutto inutile perché tutto il pensabile è nelle Scritture, la politica è inutile perché non c’è nulla da disputare. Lo Stato islamico è una istituzione tecnica che deve solo applicare quello che c’è scritto nelle Scritture. Si protegge ed incentiva la produzione energetica, si forniscono macchinari edilizi e di manutenzione, pulizia e soccorso. “Finalmente i Musulmani sinceri hanno la possibilità di essere un “mattoncino” che compone la società che segue il Corano e la Sunnah, abbandonando quella parte del mondo dove i valori vengono a mancare, una società dove la creazione viene adorata all’infuori del Creatore” giubilano gli islamici. Da cittadino a mattoncino, questa la fondazione sociale. Graziosi cartelli di “grafiche femminili” (cioè che usano il rosa, qualche fiorellino e sagome nere di incappucciate) adornano il paesaggio urbano. Altri con spade, mitra, cappi e mani mozze, incitano al jihad e ricordano la shari’a. Altre ancora fanno pubblicità alle Scritture disseminando l’arredo urbano di versetti e hadith. Il tutto ha preso ovviamente il posto delle Marlboro e del Johnnie Walker.

Lo Stato islamico è l’unico che si occupa del suo popolo,  dei musulmani, è uno stato di servizio. Gli altri sono governati da ambiziose ed egoiste élite, servi degli europei, degli americani e dei sionisti. Il sistema economico ha la sua nuova moneta, il dinar, a base aurea. Sono abolite le banche e naturalmente il prestito con interessi. In linea generale, lo Stato islamico è quasi anti-capitalista sebbene non discuta la proprietà privata ed un certo accumulo di ricchezza (ma non la sua remunerazione infinita. C’è l’eutanasia dei rentier insomma) ed è molto redistributivo per mantenere la società corta.

Chiudono autocompiacimenti per il vasto e continuo successo dell’impresa, della sua risonanza presso i fratelli che vivono all’estero (quelli qui chiamati foreign fighters), del feedback concreto del loro agire (ricordiamo che poiché Dio è colui che permette o non permette, se tale successo arride all’impresa se ne deduce che l’impresa è nella grazia di Dio). Ci sono anche brevi autobiografie dei “capi”, alcuni dei quali caduti e quindi martiri ed eroi. Qualche stoccatina ad al-Qaeda ed ai Fratelli Musulmani, “compagni che sbagliano” e soddisfazione per i tanti che si stanno alleando federativamente al progetto.  Molti link ad altro materiale chiudono le 64 pagine.

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Il depliant pare essere una iniziativa individuale (dal basso) di un qualche supporter italiano, comunque organico e ben informato. Il tutto ha una sua sobrietà e si rifà a fonti certe, non s’inventa nulla ed è da prendere con fiducia, è “affidabile” in una parola.

Il fine è quello info-pubblicitario, far conoscere una realtà composita, concreta, complessa ma resa semplice nell’esposizione, piuttosto “pop” ma senza eccessi. Tale fine si riscontra in molte pubblicazioni e video dell’IS, ad esempio nelle ultime performance del britannico convertito John Cantlie, tutte tese a dimostrare che l’IS è un fatto, funziona, ha le sue ragioni e la completa coerenza tra dichiarazioni e fatti.

Lo Stato islamico è la puntuale realizzazione di un mito islamico-sunnita legato ai tempi omayyadi e prima ancora dei quattro califfi ben guidati e della comunità di Medina con Muhammad ancora vivo. Tale mito è stato a lungo teorizzato dai pensatori dell’islam radicale del XIX° e XX° secolo, coincide con la visione salafita, è conforme alla visione hanbalita e come abbiamo visto, corrispondente alla visione wahhabita. Chi scrive non crede al presunto dualismo saudita, diviso tra una modernità riformista ed i richiami al wahabismo duro e puro. Stato islamico è chiaramente un progetto saudita che vuole imporsi come standard sunnita a governo dell’islam tutto, Al momento debito, lo sceicco al-Baghdadi e i suoi tagliagole, potranno fare un passo indietro e lasciare il progetto nella più rassicuranti e presentabili mani di qualche sceicco-teologo proveniente da Riyad. O anche no. Stato islamico potrebbe rimanere versione hard dello stesso modello arabo saudita, versione più soft. Prima di imbarazzare la monarchia saudita, Stato islamico ha da combattere sciiti e sufi, modernisti ed occidentalisti, capitalisti musulmani e nazionalisti, generali egiziani e pakistani, sincretisti orientali ed africani, Fratelli Musulmani e al-Qaedisti, pan-arabi e pan-islamici. Si noti che nell’elenco non ci sono né gli USA, né Israele. C’è molto lavoro da fare per Stato islamico, prima di porsi il problema del modello arabo-saudita che, alla fine, si vedrà esser un modello solo, un impero islamico, cugino di quello occidental-americano.

Una debita e necessaria semplificazione della temuta multipolarità del mondo complesso