Originale: Informed Comment

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26 marzo 2015

 

Le due guerre aeree di Washington: insieme all’Iran in Iraq contro i wahabiti di Daesh e insieme ai Sauditi contro gli sciiti in Yemen

di Juan Cole

Traduzione di Maria Chiara Starace

 

Gli Stati Uniti sono ora coinvolti in due guerre aeree in Medio Oriente, per non parlare di altre azioni più estese  con i droni.

Gli aerei da combattimento degli Stati Uniti , su richiesta del governo iracheno di Haydar al-Abadi, hanno cominciato a  bombardare le  posizioni del Daesh (ISIS, ISIL) a Tikrit, secondo [il giornale pan-arabo] al-Hayat  (La vita).

Inizialmente, gli Stati Uniti hanno intrapreso la campagna di Tikrit a nord della capitale  Baghdad perché era un’operazione in gran parte diretta dall’Iran. Soltanto 3.000 dei soldati erano parte dell’esercito regolare iracheno. Circa 30.000 membri delle milizie sciite in Iraq si sono uniti a loro; sono combattenti migliori con più spirito di corpo rispetto all’esercito iracheno. Alcuni di queste, come il Corpo del Concilio Supremo Islamico dell’Iraq, hanno forti legami con l’Iran. L’ unità per  le operazioni speciali del Corpo delle Guardie rivoluzionarie iraniane, (IRGC) cioè la Brigata Gerusalemme, al comando di Qasem Solaimani, ha fornito consigli tattici e strategici.

Nella campagna sono stati  impiegati carri armati e artiglieria contro il Daesh a Tikrit, ma questi mezzi non sono poi così utili nella contro-insorgenza, perché non possono mirare con precisione e i combattimenti si svolgono nei vicoli e in edifici dove sono disseminate trappole esplosive e dove i fanti e i miliziani sono vulnerabili.

La campagna è entrata in fase di stallo.  Le milizie sciite non volevano che gli Stati Uniti partecipassero, ma sono state contrastate da al-Abadi. L’aviazione militare statunitense può mirare con precisione alle truppe del Daesh e preparare la strada a un’avanzata irachena contro i leccapiedi del famigerato decapitatore “Abi Bakr al-Baghdadi” (nome di battaglia di Ibrahim al-Samarrai, che è apparentemente ferito e rintanato in Siria).

L’intervento aereo americano, per conto della Brigata Gerusalemme dell’IRGC, è estremamente ironico, dato che le due parti da decenni sono con i “pugnali sguainati”.   Analogamente le milizie come le “Brigate della Pace” di Muqtada al-Sadr (ex Esercito Mahdi)  e la Lega dei Giusti (Asa’ib Ahl al-Haqq)  hanno preso di mira le truppe statunitensi durante l’occupazione americana dell’Iraq. Ma la battaglia contro il cosiddetto “Gruppo dello Stato Islamico” o Daesh, ha prodotto degli alleati molto strani. Un’altra ironia è che gli Stati Uniti sembra che agli Stati Uniti essenzialmente non dispiaccia dal punto di vista tattico, allearsi con l’Iran in questo modo – la riluttanza è arrivata dalle milizie sciite.

Non soltanto gli aeroplani statunitensi, ma anche quelli della Giordania e alcuni dei paesi del GCC, il Consiglio di Cooperazione del Golfo (L’Arabia Saudita? Gli Emirati Arabi Uniti? Il Qatar?) si  uniranno nel bombardare il Daesh a Tikrit perch è hanno paura dell’Islam radicale, populista e politico. Ma perché dovrebbero avere paura di stare dalla stessa parte dell’Iran? In realtà la loro azione è un annuncio che l’Iraq ha bisogno degli Stati Uniti e del GCC, cioè è una sconfitta politica per l’unilateralismo iraniano. Gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita sono contenti del loro nuovo coraggio a Baghdad.

Poi in Yemen l’ Arabia Saudita ha iniziato a bombardare le posizioni del movimento sciita Houthi che si è impadronito dello Yemen settentrionale e centrale e sta marciando verso sud. Un obiettivo era un presunto lanciamissili a Sanaa, fornito dall’Iran e che dava un senso di vulnerabilità all’Arabia Saudita. Questa non è una grossa sorpresa. I Sauditi hanno bombardato già prima, anche se non di frequente. La grossa sorpresa è che hanno costituito una coalizione di Lega Araba anti-Houthi che comprende Egitto, Giordania, Sudan e il GCC. Vi è entrato anche il Pakistan.  (Il Sudan e il Pakistan sono una sorpresa dato che avevano un’inclinazione verso l’Iran o per lo meno avevano già con questo rapporti corretti). Il Dipartimento di Stato americano ha espresso il suo appoggio a questa operazione e ha promesso il sostegno logistico e militare degli Stati Uniti. Rimane da vedere se questa coalizione può intervenire in maniera efficace. E’ improbabile che la potenza aerea cambi il corso delle cose contro un movimento popolare.

Circa un terzo degli yemeniti sono Sciiti Zaidi, una forma di Sciismo che tradizionalmente era più vicino all’Islam sunnita che al Twelver iraniano detto anche   ramo Imami dello Sciismo. Però l’azione di proselitismo e  delle maniere forti degli Zaidi nei decenni recenti che cercava di convertirli al Sunnismo militante della varietà Salafita (cioè vicino al Wahhabismo, l’intollerante chiesa di stato dell’Arabia Saudita) hanno prodotto la reazione Houthi, generando una forma di Zaidismo militante, populista che adottava elementi del calendario rituale iraniano e slogan come “Morte all’America.” I Sauditi affermavano che gli Houthi sono intermediari dell’Iran, ma è probabile che non sia vero. Sono Yemeniti  che proteggono gli interessi del paese e  che reagiscono contro i tentativi sauditi  di avanzata.   D’altra parte, è probabilmente vero che l’Iran appoggi politicamente gli Houthi e che possa fornire loro delle armi.

Gli Houthi hanno marciato sulla capitale, Sanaa, in settembre e hanno condotto un colpo di stato “al rallentatore” contro il governo nazionalista arabo del presidente Abed Rabbo Mansour Hadi.  È andato al potere nel febbraio 2012 in un referendum con l’80% dell’appoggio, dopo che il dittatore Ali Abdallah Saleh era stato cacciato via  dalla rivoluzione della gioventù yemenita del 2011-2012. Hadi di recente è scappato a sud, nella città di  Aden, e ha tentato di ricostituire là il governo nazionalista, con l’appoggio di 6 governatori meridionali che, in quanto Sunniti Shafiti, hanno rifiutato il governo dittatoriale Houthi (nessuno ha eletto gli Zaidi).

Però gli Houthi, cercando di reprimere una sfida dal sud, sono andati essi stessi al sud, impadronendosi della città sunnita di Taiz e attirando alleati tribali sunniti (le tribù yemenite tendono ad appoggiare il vincitore e le considerazioni di tipo settario non sono sempre decisive). Poi le forze  Houthi si sono avvicinate ad Aden e si dice che Mansour Hadi sia scappato. Sembra che il governo nazionalista sia caduto.

L’altro sviluppo inaspettato è che degli elementi del vecchio esercito nazionalista yemenita sembra che stiano appoggiando gli Houthi, forse per ordine del deposto presidente Ali Abdallah Saleh. E quindi in un certo senso tutto questo è una reazione democratico nazionalista.

L’appoggio degli Stati Uniti agli attacchi aerei sauditi e la nuova coalizione rendono la guerra in Yemen la seconda più importante campagna aerea appoggiata dagli Stati Uniti nella regione. La guerra in Iraq, però, è in alleanza con l’Iran. La guerra in Yemen è contro un gruppo appoggiato in qualche misura dall’Iran. Questa ultima considerazione probabilmente non è importante per gli Stati Uniti che invece hanno paura che il caos generato dagli Houthi creerà un vuoto in cui al-Qaida nella Penisola Araba potrà avere mano libera. L’AQAP (acronimo inglese di al-Qaida nella Penisola

Araba) ha ripetutamente preso di mira gli Stati Uniti. D’altra parte, gli Houthi sono nemici giurati di al-Qaida e li hanno combattuti militarmente. Gli Stati Uniti  sostengono  che in ogni caso appoggiano il legittimo governo eletto del paese.

A proposito, sembra che in Yemen molta della stampa on line sia stata sconnessa a causa degli attuali sconvolgimenti.

 


Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://zcomm.org/washington-s-2-air-wars-alongside-iran-in-iraq-saudis-in-yemen

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