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Venerdì, 09 Gennaio 2015

L’orrore fondamentalista agli occhi del mondo islamico
di Enrico Campofreda

La Lega Araba e un’istituzione prestigiosa come la moschea cairota di Al-Azhar, hanno decisamente condannato l’attacco terroristico di Parigi, indicando il limite invalicabile calpestato dai guerriglieri del terrore. Ma il comune sentire nel mondo musulmano è variabile e variegato. Nei luoghi dove la guerra e la morte sono diventati, purtroppo, ordinaria quotidianità poco ci si sofferma sulla tragedia tutta francese e giornalistica. Ovviamente i capi di stato, ad esempio pakistano e afghano, nel proprio ruolo e nel rapporto diplomatico con l’Occidente hanno fortemente stigmatizzato la sanguinosa strage mentre i media locali riportavano più note di cronache che commenti.

Secondo il quotidiano libanese L’Orient le jour in certi campi palestinesi come Aïn el-Hélwe, dove agiscono gruppuscoli radicali, le raffiche omicide nella redazione di Charlie Hebdo sono state accolte con assenso e gioia. Posizioni comunque non fatte proprie da altre componenti palestinesi, rifugiati e non, sul territorio libanese e dalla locale comunità sunnita che ha biasimato l’azione definita un atto di barbarie, pur esprimendo riserve sull’attacco alla libertà di stampa.

A Beirut e dintorni non hanno dimenticato il numero del febbraio 2006 del settimanale satirico parigino con talune caricature di Maometto considerate blasfeme. Più d’un chierico sunnita ha risposto con queste parole: “finché molti Stati respingeranno l’Islam moderato, dovranno fare i conti con fenomeni simili al Daesh”. “Occorre aiutare l’Islam moderato a non perdere definitivamente la battaglia contro l’estremismo”.

Lo sheikh della moschea di Minié, Saleh Hamad, ha ricordato il rispetto per tutte le religioni, iniziando proprio dalle monoteiste cristiana ed ebraica: “Non possiamo imporre il nostro Islam a società non musulmane”. Sul quotidiano on line Ikhwanweb la Brotherhood egiziana (i Fratelli Musulmani, ndr) pronuncia per bocca di un suo esponente all’estero Azzam Tamimi, una condanna incondizionata dell’assalto parigino. “Nessuno dovrebbe accusare la comunità musulmana d’aver commesso questo crimine. La vicenda dovrebbe essere lasciata agli investigatori, Il vero Islam non incoraggia la violenza”.

Chi getta benzina sul fuoco è, invece, il direttore del quotidiano qatarino Al-Arab newspaper, dallo stile decisamente meno sobrio di Al-Jazeera. Mister Abdullah Al-Athba twitta che non occorre scusarsi per un crimine che non si è commesso e insinua che “la Francia sta cercando una scusa per intervenire in Libia” a suo dire la lotta al terrorismo coprirebbe un intento d’invasione come in Mali. Per riequilibrare tali affermazioni Al Athba afferma d’essere comunque “contro l’uccisione dei miei amici giornalisti” ma la buriana scoppia e diversi lettori chiedono al direttore di risparmiargli le sue analisi.

Secondo l’editorialista e analista egiziano Abdel Aziz per prima cosa “i giornalisti dovrebbero condannare ogni attacco al giornalismo e ai giornalisti da qualsiasi parte provenga”. Pur non dichiarandosi fan del settimanale satirico francese, il vignettista musulmano Khalid Albaih, noto per i suoi schizzi sulla Primavera araba, si dichiara propenso alla libertà di pensiero e penna d’ogni collega. Un altro noto vignettista, Makhlouf, si ritrae armato di matita davanti a un jihadista alieno che gli punta l’arma, e nella sua pagina facebook commenta: “Non abbiamo bisogno di altre morti per sapere che sei un codardo. Dopo l’uccisione di Naji Al-Ali (vignettista palestinese assassinato nel 1987) abbiamo imparato che la nostra arma è più forte della tua”.

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