Your Middle East

19/08/2015

 

Amore, sesso e il peso della vergogna sulla donna araba

di Aya al-Hakim

Traduzione e sintesi di Laura Giacobbo

 

Aya al-Hakim chiede un cambiamento radicale nell’approccio del mondo arabo al sesso e alla sessualità e trova un orientamento intellettuale nella ricca tradizione poetica della regione

 

Un mostro vive tra gli arabi. Il suo unico scopo è quello di terrificare le persone dall’amore e dal sesso. Nessuno l’ha mai visto, ma tutti noi ne abbiamo sentito parlare. Il mostro sussurra due famose parole dietro alla testa: ‘aib (vergognoso) e haram (peccaminoso). Sostanzialmente dicono che stai andando contro Dio, la famiglia e tutto ciò che è buono e virtuoso nel mondo. Sei condannato se scegli di amare o di vivere una relazione sessuale fuori dal sacro vincolo del matrimonio.

Il mostro, chiamato anche paura degli istinti sessuali e dell’amore, è nato da una antica società di beduini ed è ancora nutrita da molti arabi oggi. Il codice d’onore dei beduini ha influenzato i nostri valori tradizionali. L’onore di una donna e quello della sua famiglia viene perduto se essa commette una trasgressione sessuale. Diventa l’incarnazione della vergogna. I suoi sentimenti e motivazioni personali sulle sue scelte equivalgono a niente, poiché è collegato a qualcosa di più grande: l’onore.

Quando mi sono trasferita in Canada, il mostro non vagava per le menti delle persone. Alcuni arabi l’hanno portato con loro, ma l’hanno lasciato andare. Per cui, mi è stato dato spazio per riesaminare il ruolo della passione della donna alla luce della mia eredità araba. Ho scavato nella nostra ricca storia e nella letteratura per il potere della donna.

La cultura araba è accompagnata da una ricca tradizione letteraria che agisce da richiamo per l’umanità. Ci sono tre tipi di poesia d’amore araba: Hijazi, Udhri e Kufi, fiorite nella civiltà medievale musulmana. Le prime due si occupano dell’amore casto e religioso, mentre il terzo è sessualmente esplicito: è caratterizzato dalla satira, dalla sfacciataggine e dalla trasgressione.

Nella civiltà medievale musulmana, la sfera poetica della donna era limitata. Secondo Tahera Qutbuddin, un esperto di letteratura araba, le donne nate libere erano obbligatoriamente isolate. Come risultato, le donne avevano limitata presenza nella vita pubblica. Ad esse era solo permesso avere voce in caso di morte di un parente o di un guerriero. Ecco perché la maggioranza delle poesie delle donne furono nel genere dell’elegia (ritha’). Nel caso delle ragazze schiave, esse componevano nel genere delle canzoni d’amore erotiche (ghazal), poiché molte erano coinvolte nell’intrattenimento sessuale e musicale.

Nonostante i limitati ruoli sociali delle donne, emerse la donna pensatrice e poetessa. Donne come Layla al-Akhyaliyya, ‘Ai’sha al-Ba’uniyya e Wallada bint al-Mustakfi sfidarono il loro ruolo poetico limitato e osarono scrivere nei generi poetici della satira e nel discorso encomiastico, che erano prerogativa degli uomini.

Wallada bint al-Mustakfi fu una poetessa andalusa e una principessa omayyade, figlia di Al-Mustakfi. Altamente educata, fu una donna molto ricca e ciò le permise di aprire un salone letterario nelle sale del suo palazzo. Secondo Alison Mcmahan, “lì lei insegnò la poesia e l’arte – considerati al tempo attività per gli uomini – e accettava donne di tutti gli strati sociali, dalla nobiltà alle schiave”. Nel suo salotto letterario, competé anche con gli uomini, dove la sua poesia fu caratterizzata dal disprezzo per il ruolo di genere.

La poetessa non si sposò mai per motivi sconosciuti. Rimase fermamente indipendente anche dopo aver avuto due relazioni passionali (pubbliche). Rifiutò di indossare il hijab e le sue tuniche erano trasparenti. Ciò scatenò l’ira delle autorità religiose locali. Secondo Alison Mcmahan, “era il tempo della grande fitna (ribellione), quando i Berberi insorsero contro il Califfato Omayyade e le tensioni religiose erano alte”. Comunque, lei espresse il suo amore e la sua sessualità come donna araba e musulmana.

 

La risposta creativa di Wallada bint al-Mustakfi per essere stata chiamata prostituta dalle autorità religiose locali e dalla comunità fu di avere ricamate le sue poesie sui suoi abiti, come un atto di protesta pacifica:

 

sul lato sinistro:

sono adatta ad alte posizioni da Dio

e vado per la mia strada con orgoglio

 

sul lato destro:

permetto al mio amante di toccare le mie guance

e gli dono il mio bacio che tanto desidera

 

Aya al-Hakim è una scrittrice, poetessa e giornalista iracheno-canadese.

 

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