al-Akhbar

Intibah WakeUp

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Agosto 5, 2015

 

Infranti i piani sauditi

di Ghassan Kadi

 

“L’incontro del miracolo” è accaduto. Il direttore della sicurezza siriana Generale Ali Mamluq visitava Riyadh incontrando il principe ereditario saudita Muhamad bin Salman (figlio del re) a seguito di un’iniziativa russa. Le differenze furono discusse. Il funzionario siriano chiese: “Come potete seguire uno Stato come il Qatar?“. Il ministro della Difesa saudita rispose: “il punto cruciale del conflitto con voi è la vostra alleanza con l’Iran“. Il 19 giugno, il Presidente Putin ricevette il ministro della Difesa e principe ereditario saudita. L’incontro con il “re senza corona” affrontò molte questioni: Yemen, vendita di armi, reattori nucleari, prezzo del greggio e più importante Siria e terrorismo. Chiaramente Putin si era preparato all’incontro molto bene su: la previsione russa che l’accordo nucleare con l’Iran fosse una “cattiva notizia” per Riyadh.

Era chiaro che il SIIL si ammutina ai suoi vecchi sostenitori divenendo un pericolo internazionale, soprattutto per l’Arabia Saudita, considerato il suo status di casa dell’Islam. È anche un pericolo per la Russia, dato che molti suoi combattenti provengono dall’Asia centrale. È evidente che la guerra allo Yemen non sia una passeggiata e che possa essere un lunga guerra. L’Arabia Saudita aveva già dato segni d’insoddisfazione sull’aiuto inadeguato degli statunitensi convincendosi che qualsiasi sistemazione richieda un ruolo russo, soprattutto quando la Russia ha posto il veto alla risoluzione ONU su iniziata saudita per imporre allo Yemen il capitolo 7 vietando eventuali rifornimenti di armi agli huthi e altre sanzioni ai suoi leader. Va ricordato che il precedente ministro degli Esteri saudita Saud al-Faysal fu uno dei più accaniti sostenitori della risoluzione fallita insieme al principe Bandar bin Sultan, licenziato il 29 aprile. Mosca ha colto il momento e Putin ha spiegato la situazione in Siria a Muhamad bin Salman: dopo quattro anni di combattimenti c’è un cambio tangibile dell’umore internazionale. Ginevra 3 non è più considerata, né lo sono Mosca 3 o 4. Nel frattempo il terrorismo striscia verso la patria, la posizione dell’esercito siriano sul campo migliora e non ci sono più parti convinte che il “regime” siriano cadrà prima di quelli in Arabia Saudita e Turchia. Non c’è alcuna opzione se non cooperare con Assad per combattere il terrorismo che minaccia tutti. Il principe Saudita sembrava convinto, anche se molto a malincuore, che l’essenza dell’arringa di Putin era che il “regime” siriano rimarrà. Ciò incoraggiava l’ospite a fare un passo ulteriore e suggerire un incontro tra il principe e un ufficiale siriano, senza precondizioni. Dieci giorni dopo, il 29 giugno, il Ministro degli Esteri siriano Walid Mualam, insieme al suo vice Faysal al-Maqdad e a Buthayna Shaban, consigliera del presidente siriano, arrivarono a Mosca. Putin rinnovava l’impegno verso “governo e popolo” della Siria, suggerendo la formazione di una coalizione anti-terrorismo tra Siria, Arabia Saudita, Turchia e Giordania. L’Iran veniva escluso essendo i russi attenti a non intimidire i sauditi. Gli inviati siriani non poterono nascondere di essere sorpresi, ed è ciò che Mualam poi indicò quando disse che questo “richiederà un miracolo”. Putin insistette tuttavia che la proposta fosse sottoposta al Presidente Assad, su cui poi concordò. La proposta rimase confidenziale tra Assad, Mualam e il capo della sicurezza interna Generale Ali Mamluq. I servizi segreti russi ebbero il compito di comunicare a Mamluq per il da farsi. Ci fu una seconda comunicazione dai russi secondo cui i sauditi insistevano a che la riunione si tenesse a Riyadh, e Damasco non sollevò obiezioni. Poche settimane dopo, un aereo speciale con a bordo il vicedirettore dell’intelligence russa atterrò a Damasco e poi decollò con il Generale Mamluq a bordo per Riyadh. L’incontro avvenne in presenza del capo dei servizi segreti sauditi Salah al-Humaydan.

Qui finisce la traduzione. Tutto quanto sopra, compreso il paragrafo introduttivo, è del testo originale. La restante parte si sofferma sui dettagli dei colloqui, ma l’essenza viene effettivamente catturata nell’introduzione. Le parti si accusarono a vicenda d’infiammare la situazione. Non c’è nulla che indichi che ciò non sia avvenuto entro le norme della diplomazia. L’incontro si concluse senza giungere a un risultato, ma il ghiaccio fu rotto. L’importanza dello storico incontro è enorme. Può essere fondamentale per qualsiasi cosa accadrà d’ora in poi. È molto importante notarne almeno conseguenze, corollari e conclusioni:

1. si conferma che la coalizione anti-siriana originaria ha capitolato.

2. si riconosce la superiorità della Siria sul terreno.

3. implica l’ammissione del fallimento da parte dell’Arabia Saudita.

4. si riconferma l’ulteriore impegno della Russia nei confronti della Siria.

5. è un’ulteriore prova che gli Stati Uniti si sganciano dal Medio Oriente.

6. nel raggiungere un accordo tra Arabia Saudita e Siria, l’ultimo nemico ostinato della Siria, la Turchia, rimarrà isolata. Negli eventuali futuri negoziati, la Turchia dovrà agire senza il supporto di un qualsiasi partner su cui contare. Ciò si rivelerà molto difficile se e quando il piano sulla zona di sicurezza prevista nel nord della Siria fallirà.

Senza dubbio molti cinici esamineranno tale passo con il loro tipico cinismo miope, sostenendo che sia una svendita, proprio come la trattativa sulle armi chimiche. Molti non sapranno leggere tra le righe, perché questo incontro non comporta alcun risultato di per sé, e non vedranno che in realtà anticipa un nuovo e assai luminoso capitolo nel vicino e possibilmente prossimo futuro. Non è irrealistico vedere l’incontro come l’inizio della fine. Ci saranno molti ostacoli da superare, ma è sempre più chiara e netta la via a una grande vittoria.

 

La Russia svela un piano anti-SIIL a Doha

Aleksej Timofejchev, RBTH, 4 agosto 2015

Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha delineato un’iniziativa russa per la formazione di una forza unita destinata a lottare contro l’ascesa dei militanti del SIIL in Siria e in Iraq. Tuttavia, gli analisti russi dicono che la proposta di Mosca, presentata a una riunione dei ministri degli Esteri di Russia, Stati Uniti e Arabia Saudita a Doha, il 3 agosto, non avrà il sostegno di statunitensi e loro alleati regionali.

 

Mosca ha proposto la creazione di un fronte unito per combattere lo Stato Islamico (ISIS), che includerebbe oltre alle forze irachene e curde, le truppe governative siriane, riunendo tutte le forze anti-jihadiste in una coalizione. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha rivelato i dettagli del piano russo per la prima volta a una riunione dei ministri degli Esteri di Russia, Stati Uniti e Arabia Saudita nella capitale del Qatar, Doha, il 3 agosto. Il piano fu menzionato la prima volta dal presidente russo Vladimir Putin a fine giugno. La proposta russa ha lo scopo di unire gli sforzi degli eserciti siriano e iracheno, delle milizie curde e di altre forze regionali. Tuttavia, il grande ostacolo è la questione della sorte del regime del presidente siriano Bashar al-Assad, che Stati Uniti e numerosi Stati del Golfo vorrebbero rimuovere dal potere, ma che è un fedele alleato di Mosca. Lavrov ha detto a Doha che Mosca ritiene che l’uso dei “soli attacchi aerei (contro il SIIL della coalizione degli USA) non bastano” e che “è necessario formare una coalizione comprendente coloro che ‘sul campo’ con le armi in mano combattono tale minaccia terroristica. Comprendendo gli eserciti siriano e iracheno e curdo“. Secondo un comunicato diffuso dal ministero degli Esteri russo, la coalizione contro il SIIL va formata su “una base giuridica internazionale coerente“, cioè soltanto su mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Secondo Lavrov la questione del sostegno della Russia ad Assad non è rilevante, dato che nelle ultime riunioni a Ginevra sulla questione siriana, “la comunità internazionale, compresi Consiglio di sicurezza dell’ONU, Turchia, Unione europea e Paesi arabi, concordano su un periodo di transizione politica, e non sul cambio di regime in Siria...”

Alcuna reazione

Non è ancora chiaro come gli altri partecipanti alla riunione abbiano reagito alla proposta russa. Secondo Evgenij Satanovskij, presidente dell’Istituto del Medio Oriente, centro di ricerca indipendente, era atteso dai presenti all’incontro, dato l’attuale contesto internazionale. Secondo Satanovskij, la via che gli statunitensi seguono non consente un cambio di atteggiamento verso il regime del Presidente Assad, rendendo impossibile l’attuazione del piano russo. Ha detto che Washington aveva “ricevuto l’ordine di rovesciare Assad” e “uno di tali ‘clienti’ è l’Arabia Saudita“. Quindi, secondo Satanovskij, un importante passo avanti sulla Siria non va previsto. L’analista ritiene che anche la crescente minaccia del SIIL non avrà un impatto sulla strategia degli Stati Uniti verso il regime al potere in Siria, dato che le attività del SIIL non minacciano direttamente gli interessi degli Stati Uniti.

Aiuto all’opposizione ‘moderata’ siriana

Nonostante gli appelli di Mosca, è ormai chiaro che Washington in realtà inasprisce la posizione contro il regime di Assad. Ora gli Stati Uniti difenderanno militarmente l’opposizione “moderata” siriana, che ha addestrato, in caso di attacchi non solo da parte del SIIL, ma anche delle truppe governative siriane. Secondo un annuncio del Pentagono del 3 agosto, “supporto difensivo” è stato fornito il 31 luglio. Gli obiettivi di tale “supporto” ai militanti erano collegati all’organizzazione estremista di al-Qaida Jabhat al-Nusra. Secondo il Pentagono il “tiro di sostegno” aereo sarà fornito “indipendentemente da chi attacca, (i militanti dell’opposizione “moderata” siriana) o da chi attaccano“. A Doha, Lavrov ha definito tale approccio illegale dal punto di vista del diritto internazionale, sottolineando come sia di ostacolo alla formazione di un fronte unito per contrastare il SIIL. Ha anche osservato che “la cosa più importante è che, finora come i fatti hanno dimostrato, la stragrande maggioranza dei cosiddetti militanti dell’opposizione “moderata”, addestrati nei Paesi vicini da istruttori militari statunitensi, è finita a combattere per gli estremisti“. “Non penso di poter scuotere la posizione degli Stati Uniti, ma non siamo d’accordo chiaramente su ciò“, ha concluso il ministro russo.


Modern Tokyo Times

4 agosto 2015

 

Lo SIIL mette la Turchia ai ferri corti con gli USA: Siria, NATO, curdi e il vero Stato canaglia

di Ramazan Khalidov, Michiyo Tanabe e Lee Jay Walker

Il presidente della Turchia Erdogan va contro la corrente internazionale perché lui e il partito al potere si dedicano al contenimento dei curdi ad ogni costo. Inizialmente Erdogan, e diverse potenze del Golfo e occidentali, credevano che il governo della Siria sarebbe crollato. Tuttavia, il sogno settario ottomano e del Golfo è un totale fallimento ed ora la Turchia si concentra sulla questione curda dopo che il SIIL (Stato islamico – IS) non è riuscito a rimuovere i curdi dai confini turchi. Pertanto, l’obiettivo iniziale della Turchia viene sostituito dalla questione curda, mentre diversi Stati del Golfo sono ora innervositi dagli attacchi del SIIL a Quwayt e Arabia Saudita. Sin dall’inizio della crisi in Siria, appariva chiaro che diverse potenze del Golfo e della NATO credevano di poterne destabilizzare il governo. Infatti, le forze settarie affiliate ad al-Qaida s’intromisero grazie all’ingerenza delle potenze estere. Non sorprende che divenisse chiaro che il governo siriano resisteva nelle aree rappresentanti un mosaico religioso. Ciò in contrasto con le varie forze terroriste e settarie che perseguitano cristiani e minoranze come gli alawiti. Inoltre, i sunniti locali divennero primo obiettivo delle varie forze taqfire. Dopo tutto, SIIL e altre forze taqfire vogliono distruggere i sunniti locali per replicare le versioni sinistre di Arabia Saudita e Qatar. Nonostante ciò varie potenze del Golfo e della NATO continuano a sostenere la destabilizzazione della Siria. Tuttavia, con la realtà del domino che mina Iraq, Libia e altre nazioni, improvvisamente USA ed altri cercano di contenere le forze che hanno contribuito a scatenare, poiché la situazione è fuori controllo. Eppure, mentre il mondo è scioccato dalla depravazione totale di SiIL e altre forze settarie scatenate contro Siria e Iraq, lo stesso non avviene con il presidente Erdogan e le élite al potere in Turchia. Ciò significa che, nonostante USA e Turchia sembrino avvicinarsi nelle ultime settimane, in verità entrambi sono ancora ai ferri corti. Ahimè, le speranze di Erdogan di contenere i curdi nel nord della Siria e rovesciare il governo della Siria ora sembrano superate dalle alleate potenze della NATO ora fermamente concentrate sul SIIL. Monitor riporta “Turchia e Stati Uniti possono aver concordato l’uso della base aerea di Incirlik, presso Adana, contro lo Stato islamico in Siria, ma l’accordo sembra zoppicare, soprattutto sull’assistenza degli Stati Uniti ai combattimenti curdi in Siria. Tale problema irrisolto è considerato uno dei motivi per cui Incirlik non è ancora stata usata nelle operazioni della coalizione guidata dagli Stati Uniti, nonostante l’urgenza della lotta al SIIL e altri gruppi come Jabhat al-Nusra“. Secondo il governo della Turchia l’accordo di Incirlik non consente agli USA di sostenere le YPG (Unità di Protezione Popolare). Dopo tutto, la Turchia considera il contenimento dei curdi più importante di SIIL e altri gruppi taqfiri. Tuttavia, per gli USA l’obiettivo principale è il SIIL ed assistere rispettivamente i vari gruppi curdi in Iraq e Siria. Infatti, anche il PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) è visto diversamente, date le condizioni prevalenti, perché aiuta le forze curde supportate dagli USA. Fonti indipendenti sul fiasco pericoloso tra USA e Turchia, affermano: “Anche se la controversia è risolta in ultima analisi, evidenzia la contraddizione della politica degli Stati Uniti: Washington collabora con il governo turco il cui obiettivo primario in Siria è evitare l’ulteriore espansione del territorio di PYD/YPG che si estende per 250 delle 550 miglia di confine tra Siria e Turchia. In sintesi, l’obiettivo di Ankara è l’esatto contrario di Washington e di poco diverso da quello del SIIL, in lotta per trattenere l’avanzata di PYD/YPG“. Dato che USA e Turchia hanno annunciato un presunto accordo, è chiaro che i curdi lo subiscono e non il SIIL. In Iraq aerei turchi bombardano il PKK sulle montagne Qandil e in altre zone del nord dell’Iraq. Inoltre, le forze di sicurezza interna della Turchia hanno arrestato soprattutto curdi e socialisti più che reprimere il SIIL. Allo stesso modo, i politici del HDP (Partito democratico del Popolo curdo) in Turchia affrontano la crescente ostilità dovuta agli intrighi di Erdogan e del partito al potere.

Dall’Armenia (Nagorno-Karabakh), a Cipro del nord, Egitto, Libia e Siria e altre nazioni afflitte dai jihadisti internazionali e ceceni in Russia meridionale e Siria, il vero paria internazionale appare la Turchia. Tuttavia, l’importanza della Turchia nella NATO e la vecchia guerra fredda fanno sì che s’ignori un accordo fatto in passato. Ma i tempi cambiano perché la Turchia è sempre più sotto esame. Pertanto, anche se le potenze alleate della NATO detestano parlare apertamente contro la Turchia, la questione curda comporterà ulteriori fratture con le élite politiche di Ankara.

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