CARE
29/12/2014

Un anno nero per i rifugiati siriani
di Johanna Mitscherlich
Traduzione e sintesi di Claudia Avolio.

Johanna Mitscherlich (CARE, charity britannica) ripercorre dodici mesi di lavoro coi rifugiati siriani e rende omaggio alla loro resilienza e ai piccoli atti di umanità che possono costituire un’enorme differenza.

Gennaio

Appena prima del nuovo anno, l’inverno si abbatte sul Medio Oriente. Tempeste causano pioggia torrenziale e neve. I rifugiati affrontano il freddo in condizioni terribili, in abiti estivi – è tutto ciò che avevano quando sono fuggiti dalle loro case in Siria – dormendo in tende improvvisate o in appartamenti fatiscenti, con poco riparo dal freddo. Nello stesso periodo, la seconda fase dei colloqui di pace a Ginevra fallisce e ottenere sostegno da donatori internazionali nel corso della conferenza Kuwait II resta una sfida.

Febbraio

La foto di migliaia di persone in fila per ricevere gli aiuti alimentari da parte dell’ONU nel campo di Yarmouk sciocca il mondo e ritrae la disperazione della gente. Ricordo cosa mi disse Ali Sandeed – rifugiato siriano che opera come volontario per l’organizzazione DPNA partner di CARE in Libano – riguardo la sua famiglia e gli amici nel campo: “L’ultima volta che ci ho parlato erano rinchiusi e venivano bombardati costantemente. Non possono lasciare il campo, né comprare cibo, acqua pulita o medicine”. Un barlume di speranza è giunto quando è stata approvata una risoluzione dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU per chiedere accesso umanitario in Siria.

Marzo

Insieme a colleghi dalla Giordania, dal Libano, dal Kenya e a rifugiati siriani volontari ho preso parte alla 17ª maratona “Dead to Red”: 242 km corsi nel deserto dal Mar Morto fino al Mar Rosso. Abbiamo concentrato le nostre energie su un unico obiettivo: attirare l’attenzione verso la crisi umanitaria peggiore del mondo.

Aprile

Il numero di rifugiati che fuggono dalla Siria nel vicino Libano supera il milione ed il Libano diventa il Paese con la più alta concentrazione di rifugiati pro capite del mondo. Ho parlato con molti rifugiati in Libano, ognuno con la sua storia di sofferenza e disperazione. Ma quando sento le notizie, la mia mente va a Basilah, che vive in una tenda improvvisata nella zona del Monte Libano. Lo scorso inverno mi ha detto che si sveglia di notte ogni ora per controllare i suoi nipoti e quanto panico la pervade quando non si muovono, temendo che siano morti per il freddo.

Maggio

Centinaia di rifugiati raggiungono il campo di Azraq, da poco aperto in Giordania. Lì ho incontrato Nada con quattro dei suoi bambini. Per lei è stata la prima volta in tre anni in cui è riuscita a dormire di notte, sentendosi finalmente al sicuro. Nada ha perso un bambino e suo marito quando la loro casa è stata colpita da una bomba. Ne sente così tanto la mancanza che a volte ha paura di soffocare perché le viene meno il respiro. Poche settimane dopo, inizia a lavorare come volontaria per CARE: come lei, molti dei rifugiati siriani diventano volontari. Nel campo di Azraq si comincia così a instaurare una comunità.

Giugno

Commemoriamo la Giornata Mondiale dei Rifugiati. Mentre quasi 3 milioni di siriani sono scappati dalle proprie case, in Kenya quasi 400 mila rifugiati somali vivono in un campo chiamato Dadaab. CARE ospita una conferenza stampa virtuale con rifugiati siriani in Giordania e Libano e rifugiati somali a Dabaab. Insieme discutono di cosa significa essere un rifugiato e crescere in un campo, e raccontano al mondo speranze e sogni per il futuro. In un video che abbiamo prodotto, dal titolo “Messages of Hope”, rifugiati somali e siriani si scambiano calorose parole di incoraggiamento, speranza e solidarietà.

Luglio

Guardare i Mondiali 2014 è stato un po’ diverso per me: ho fatto il tifo per la mia squadra insieme ai rifugiati siriani del campo di Azraq. E che tifo è stato!

Agosto

Il numero dei rifugiati siriani raggiunge il picco di 3 milioni. L’Appello ONU per la Crisi Siriana che chiede 4,2 miliardi di dollari ha raggiunto solo il 27% di tale cifra. Per me non sono solo numeri, sono persone: donne come Sahab, 24 anni, che vive in una tenda fuori da Amman e aspetta il suo secondo figlio. Spera solo di poter crescere i suoi bambini in un posto da chiamare casa. Penso a giovani come Aboud che devono lavorare invece di andare a scuola; e a padri come Ziyad, che ha lavorato ogni giorno per 20 anni per costruire la sua casa e mandare i figli a scuola. Ha perso tutto in un giorno solo.

Settembre

Migliaia di rifugiati attraversano il confine dalla Siria alla Turchia, fuggendo da Kobane. Nel campo di Azraq in Giordania comincia il primissimo anno di scuola: alcuni bambini tornano tra i banchi per la prima volta dopo anni. Ahmad, 10 anni, mi dice: “Sono tre anni che non vado a scuola per via della guerra, in tutta la vita ci sarò stato solo alcuni giorni. C’erano sempre bombe e la scuola che dovevo frequentare è stata distrutta. Voglio imparare a leggere e a scrivere e farmi nuovi amici. Quando sarò più grande voglio diventare un dottore per curare i feriti”.

Ottobre

Nel primo quadrimestre del 2014, la percentuale di matrimoni in giovanissima età tra i rifugiati siriani in Giordania sale al 32%. Conosco una delle più stupefacenti ragazze in vita mia: Mezon, 16 anni, vive nel campo di Azraq ed è impegnata nel promuovere l’istruzione e lottare contro i matrimoni precoci. Mi racconta del momento in cui si è resa conto che nulla è più importante dell’istruzione: “Quando abbiamo dovuto lasciare la Siria, stavo istericamente cercando di scegliere cosa portare con me in un piccolo zaino – non potevo portare altro. “Tutto ciò di cui hai bisogno è lì,” ha detto mio padre indicandomi la fronte, “Qualunque cosa accada nella vita, l’unica cosa che nessuno potrà portarti via è ciò che hai nella testa”.

Novembre

A segnare la Giornata Mondiale dedicata ai bambini (20 novembre) nel campo di Azraq organizziamo un concorso chiamato My Dream for Syria. Oltre 90 bambini siriani partecipano con storie e dipinti, illustrando i loro sogni per la Siria e le loro storie legate all’averla dovuta lasciare. Seadra, 12 anni, si è ritratta accanto a una cascata. Ha usato colori brillanti per mostrare quanto sia bella la sua Siria.

Dicembre

L’ultimo mese inizia con una notizia scioccante: il World Food Programme è stato costretto a sospendere gli aiuti alimentari per oltre 1,6 milioni di rifugiati siriani. Lo scorso dicembre avevo scritto una lista dei desideri dei rifugiati siriani: purtroppo gran parte di queste speranze non si sono realizzate. Al contrario, ci troviamo a dover tracciare un triste bilancio: la condizione dei rifugiati siriani si è deteriorata e hanno più bisogno che mai. Ora che il mio tempo in Medio Oriente è finito, spero che i miei colleghi non si arrendano e che continueranno a gridare più forte possibile. Lo dobbiamo ai milioni di siriani che sono in disperato bisogno di sostegno per arrivare a domani. Suonerà irrealistico ma anche quest’anno il mio desiderio rimane lo stesso: Pace per la Siria.


Johanna Mitscherlich, Media and Communications Officer di CARE Germania, nel 2014 è stata Coordinatrice Regionale per le Comunicazioni d’Emergenza per la CARE Syria Response.

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