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09/09/2015

 

A Idlib, gruppi di estremisti islamici strappano all’esercito l’ultima base aerea governativa

 

Le milizie ribelli, fra cui al-Nusra, hanno conquistato anche l’ultimo avamposto militare della provincia. Un altro duro colpo per le truppe di Assad, che perde altro terreno. La tempesta di sabbia in atto nella regione avrebbe favorito l’avanzata dei miliziani. Analisti internazionali: decisivo il sostegno in armi e denaro di Arabia Saudita, Qatar e Turchia.

 

Dopo una lunga battaglia un gruppo ribelle estremista siriano, affiliato alla rete internazionale di al Qaeda, ha conquistato una base aerea militare nella provincia nord-occidentale di Idlib. La sconfitta rappresenta un duro colpo per il presidente Bashar al Assad e l’esercito governativo, che ha perso così il controllo anche dell’ultima postazione nella zona. Secondo quanto riferisce la tv di Stato la base aerea di Abu al-Duhur era da circa due anni nel mirino dei miliziani, che ora dominano su gran parte della provincia. La tempesta di sabbia in atto in questi giorni nella regione avrebbe favorito l’attacco dei miliziani, con i caccia dell’aviazione di Assad impossibilitati a decollare. 

Dalla scorsa primavera il fronte ribelle “Esercito di conquista” (una galassia variegata di movimenti islamici, fra cui le milizie di al-Nusra) ha conquistato diverse città, fra cui il capoluogo Idlib e Jisr al-Shughour. Ad agosto alcuni miliziani hanno portato diversi attacchi suicida per conquistare i punti di ingresso della base e diverse postazioni periferiche. 

Secondo quanto riferisce la tv di Stato siriano i militari di Damasco hanno “evacuato le loro postazioni e si sono diretti in un altro punto”. Per l’Osservatorio siriano per i diritti umani, gruppo attivista con base a Londra e una fitta rete di contatti sul territorio, ora l’esercito regolare è stato “cacciato” dalla provincia e non vi è più un soldato nell’area. 

Restano ancora sotto tutela di milizie filo-governative i villaggi a maggioranza sciita di Foua e Kfarya. Tuttavia, essi sono circondati dalle forze ribelli che hanno lanciato centinaia di razzi e colpi di mortaio in direzione delle aree a maggioranza sciita. 

Analisti ed esperti di questioni militare parlano di “un altro duro colpo” inferto alle forze del presidente Assad, sebbene la zona fosse da tempo ormai in mano ai ribelli. Ora la regione è sotto il controllo di una “coalizione estremista islamica”, che ha beneficiato del sostegno economico e di armi provenienti da Arabia Saudita, Qatar e Turchia. 

Dal marzo 2011, data di inizio degli scontri fra il governo Assad e una multiforme coalizione di oppositori, sono decedute 240.381 persone. Il 9 giugno scorso la conta era arrivata a 230.618. I bambini che hanno perso la vita sono stati 11.964, mentre i civili arrivano a 71.781. Un terzo del totale delle vittime erano soldati dell’esercito che combatte per Assad, ovvero 88.616 unità: di questi, 50.570 erano soldati regolari e il resto combattenti alleati. Gli sfollati, secondo i dati delle Nazioni Unite, sono circa 10 milioni.

Almeno 4 milioni hanno scelto le nazioni confinanti – Turchia, Libano, Giordania e Iraq – mentre altri 150mila hanno chiesto asilo all’Unione Europea. Gli altri 6,5 milioni sono invece sfollati interni, persone che hanno dovuto abbandonare tutto ma hanno scelto di rimanere nel Paese.

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