Middle East Eye
Mercoledì 28 gennaio 2015

“Rompere il silenzio” sul campo di Yarmouk assediato in Siria
di Mamoon Alabbasi
traduzione di Amedeo Rossi

I residenti palestinesi e siriani del campo per rifugiati di Yarmouk assediato in Siria sentono che la loro drammatica situazione è stata presa con indifferenza

Un’immagine presa da un video che mostra un palestinese che, a quel che si dice, sarebbe morto di disidratazione nel campo per rifugiati di Yarmouk, nei pressi di Damasco, sotto assedio da parte delle forze governative.

I palestinesi e i siriani residenti nel campo profughi di Yarmouk, nei pressi di Damasco, assediato da oltre due anni dalle forze fedeli al presidente Bashar al-Assad, si lamentano del fatto che il rapido deterioramento delle loro condizioni di vita è stato accolto dall’indifferenza internazionale.

Soprattutto i palestinesi del campo sono scoraggiati per come la loro drammatica situazione sia ignorata dagli attivisti e sostenitori che tradizionalmente appoggiano la causa della Palestina – compresi i compatrioti.

“I media internazionali sono sempre ingiusti con noi (i palestinesi), ma almeno ci sono persone ovunque nel mondo che denunciano i crimini di guerra di Israele sulle reti sociali e altri piccoli mezzi di comunicazione,” ha detto a MEE un ex-residente palestinese del campo che preferisce rimanere anonimo.

“Ma i palestinesi di Yarmouk si trovano di fronte tre livelli di censura: da parte dei media internazionali, dei gruppi che sostengono di appoggiare i palestinesi e di dirigenti e militanti palestinesi che raramente parlano di noi,” aggiunge.

“Per rompere l’assedio dobbiamo prima rompere il silenzio che lo circonda.”

I rifugiati palestinesi sono scesi in piazza dieci giorni fa per protestare contro l’assedio, quando, secondo le testimonianze, più di 170 persone sono morte per disidratazione, malnutrizione e malattie.

Nel campo, sotto assedio dal dicembre 2012, si trovano ora circa 18.000 persone che non hanno nessun altro posto in cui andare. Ma in precedenza ci vivevano circa 160.000 persone, finché le forze leali ad Assad hanno iniziato a bombardare il campo, trasformandolo in un’altra tragedia della guerra civile siriana. Anche gruppi armati interni al campo si sono scontrati tra di loro.


Principali gruppi all’interno del campo di Yarmouk

Fonti del campo hanno identificato i principali gruppi armati che operano dentro e nei dintorni del campo. Da una parte ci sono:

- Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina – Commando Generale (FPLP-CG), visto come sostenitore di Assad all’interno del campo.

- Fatah al-Intifada, formato da rifugiati palestinesi pro-Assad che in precedenza si trovavano in Libano. Viene riferito che si stanno coordinando militarmente con i miliziani libanesi di Hezbollah e con le milizie siriane di “Shebbiha”.

Dall’altra parte ci sono:

- Aknaf Bait al-Maqdis, composto da palestinesi che sostengono la Fratellanza Musulmana.

- Al-Uhda al-Umariya, formato da palestinesi che sono usciti dal PFLP-GC, ma il loro numero è ridotto.

- Sostenitori di Hamas e Fatah, ma che non rappresentano ufficialmente i due gruppi.

- Il fronte Al-Nusra, che è formato da palestinesi e siriani ed è ispirato da al-Qaeda.

- Ahrar al-Sham, che comprende principalmente islamisti siriani, che sono considerati “moderati” e sono lontani da al-Qaeda o dallo Stato Islamico.

- L’Armata Libera Siriana, siriani laici, molti dei quali hanno disertato dall’esercito regolare pro- Assad.

Hamas – che ha rivolto il proprio appoggio politico agli insorti siriani – viene accusato di operare in modo non ufficiale nel campo attraverso i suoi sostenitori, sebbene Assad abbia accusato l’ala militare del movimento palestinese di addestrare i ribelli altrove in Siria.

Comunque Hamas nega ogni suo coinvolgimento in Siria, affermando che “benché il movimento sostenga il popolo siriano, simpatizzi per la sua causa e appoggi le sue legittime richieste, ciò non comporta nessun coinvolgimento (militare) da parte nostra.”

I siriani leali ad Assad lo mettono in dubbio: “I siriani (che appoggiano Assad) non dimenticheranno mai il tradimento di Hamas. Noi gli abbiamo dato armi da utilizzare contro gli israeliani ma loro le hanno rivolte contro di noi,” ha detto a MEE Raghad Ghesen, un giornalista siriano che si trova a Londra.

Crisi umanitaria

Lo scorso anno Amnesty International ha accusato il governo siriano di “usare la fame dei civili come arma di guerra”, aggiungendo che “l’assedio di Yarmouk rappresenta una punizione collettiva per la popolazione civile.”

Lunedì [26 gennaio 2015] il portavoce dell’UNRWA [l’agenzia dell’ONU per i profughi palestinesi. N.d.tr.] Chris Gunness ha di nuovo chiesto alle “autorità preposte di permettere la distribuzione di aiuti umanitari alla popolazione civile,” aggiungendo che l’organizzazione internazionale “è costantemente preoccupata del fatto che non ci siano state distribuzioni di beni di prima necessità dal 6 dicembre.”

“Il taglio delle forniture idriche (obbliga) i residenti a recarsi nelle aree limitrofe a piedi per raccogliere piccole quantità di acqua potabile, (e) la grave carenza di acqua utilizzabile per le necessità quotidiane come per l’igiene personale porta (anche) alla diffusione di malattie, soprattutto tra i bambini,” ha detto Mahmoud Nassar, un attivista del campo in un recente rapporto sulla crisi idrica.

“L’assedio colpisce anche i progetti agricoli che alcune organizzazioni stanno portando avanti per alleviare la mancanza di cibo,” ha aggiunto nel rapporto, realizzato dalla Lega Palestinese per i Diritti Umani – Siria.”

Nonostante i terribili effetti dell’assedio sul campo, i residenti di Yarmouk stanno trovando dei sistemi per cavarsela. “Da quando l’elettricità è stata tagliata, stiamo ricaricando i nostri computer e telefoni con l’energia elettrica prodotta utilizzando le dinamo delle biciclette elettriche,” dice a MEE Rami al-Sayed, un attivista mediatico siriano, che critica Assad ma non è membro di nessun gruppo armato.

“Stiamo cucinando sul carbone e bruciando i nostri mobili per riscaldarci,” dice al-Sayed. “Ma non può andare avanti così per sempre. Quelli che sono riusciti ad andarsene hanno lasciato il Paese, ma gli altri devono lottare con i cecchini del regime, la mancanza di medicine ed il prezzo altissimo del cibo venduto dai commercianti del regime al mercato nero.”

Dure condizioni per i rifugiati fuori dal campo

Anche le condizioni di vita dei rifugiati palestinesi che sono scappati dal campo e attualmente vivono a Damasco sono molto dure.

“Non stanno soffrendo solo quelli che vivono nel campo. Il costo della vita per noi (palestinesi fuori dai campi) è molto alto e i prezzi degli affitti sono inaccessibili,” dice a MEE Mohammed, un attivista palestinese che ha lasciato il campo e che non vuole che venga pubblicato il suo cognome.

Mohamed dice che c’è un po’ di cibo che viene introdotto di nascosto nel campo, ma a un prezzo eccessivamente alto. “I commercianti siriani delle zone limitrofe stanno approfittando della situazione all’interno del campo per speculare.”

Sostiene che molti palestinesi del campo stanno criticando i loro stessi dirigenti per non aver trovato un metodo unitario per mettere fine alla crisi.

“La gente aveva il sogno di tornare un giorno nelle proprie case d’origine in Palestina. Ora la maggior parte sta pensando come mettersi in salvo da qualche parte, ad esempio in Europa,” dice Mohamed.

Silenzio assordante

A parte qualche rapporto sui diritti umani, l’assedio è andato avanti senza che se ne desse notizia. “Mentre il regime siriano andava in prima pagina in tutto il mondo per l’uso di armi chimiche, il suo utilizzo della fame è passato largamente inosservato, benché sia molto più diffuso,” ha scritto Shane Bauer in un articolo intitolato “ Il gioco della fame”, pubblicato su “Mother Jones” [rivista nordamericana di sinistra che si occupa di politica, ambiente, diritti umani e cultura. N.d.tr.].

Anche i dirigenti palestinesi sono stati complici del silenzio.

“Ciò che distingue (questa crisi) è la mancanza di reazioni pubbliche da parte di molti palestinesi per questa catastrofe. C’è stata decisamente una reazione e una copertura [mediatica] in sordina del massacro di questa parte di palestinesi,” ha scritto il commentatore palestino-americano Talal Alyan sull’ “Huffington Post” [quotidiano online , uno dei siti più seguiti al mondo. L’edizione italiana è diretta da Lucia Annunziata. N.d.tr.].

“L’assedio di Yarmouk, la questione di chi è responsabile, si riduce ad un punto essenziale: la pratica della punizione collettiva. O ci si oppone a questa pratica crudele, che sia a Gaza o a Yarmouk, oppure no,” aggiunge.

Alyan sostiene che “la dinastia Assad dipende moltissimo dall’uso propagandistico della causa palestinese. Il minimo che i palestinesi fuori dalla Siria possono fare è negare pubblicamente e costantemente l’uso da parte del regime siriano della Palestina come scudo per massacrare i palestinesi.”

Il suo punto di vista è condiviso da altri osservatori.

“Le critiche hanno messo in evidenza che il regime siriano giustifica il proprio assedio brutale a Yarmouk con molte delle ragioni che Israele ha usato per giustificare il suo assedio illegale contro Gaza,” ha scritto Ben Norton, scrittore e giornalista freelance, in un articolo pubblicato su “Mondoweiss.net” [un blog, parte del Center for Economic Research and Social Change che si occupa della politica estera americana in Medio Oriente con una prospettiva che i direttori definiscono come ebraica, progressista e anti-sionista. N.d.tr.],

“In parallelo con gli argomenti dei dirigenti israeliani su Hamas e Gaza, Assad descrive Yarmouk come un focolaio di terroristi che si oppongono al suo potere e sostiene che è assolutamente giustificato bombardare, cannoneggiare e far morire di fame aree civili per sradicare una simile presenza,” aggiunge.

“Uno dei principali sistemi con cui Assad ha cercato di giustificare il suo potere è dichiarando che lui, a differenza dei Paesi arabi che circondano la Siria, appoggia il popolo palestinese. Tuttavia molti palestinesi di Yarmouk hanno scoperto che queste dichiarazioni suonano false e vuote.”

La fonte che si trova nel campo conferma che la situazione è meno favorevole per i palestinesi del campo.

“Il regime si aspetta che i palestinesi del campo si dimostrino più leali (verso Assad). Se un palestinese è sospettato di aver fatto qualcosa di sbagliato (dal punto di vista del regime), allora la sua punizione sarà ancora più dura,” dice la fonte palestinese.

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