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25 marzo 2016

 

Solo dopo 20 anni arriva la condanna per il boia di Srebrenica

 

Servivano più di venti anni alla giustizia internazionale per condannare uno tra i più importanti “macellai” del massacro di Srebrenica e del sanguinoso assedio di Sarajevo. I giudici della Corte penale internazionale dell’Aja che indagano sui crimini di guerra nella ex Jugoslavia, hanno riconosciuto l’ex leader politico dei serbi di Bosnia, Radovan Karadzic, colpevole di 10 capi d’accusa per crimini contro l’umanità, crimini di guerra e il genocidio di Srebrenica, condannandolo a 40 anni di carcere.

 

La corte ha emesso la sentenza di condanna in presenza di un gran numero di vittime, tra cui ex detenuti dei campi di concentramento e le madri delle vittime del massacro di Srebrenica, così come diplomatici e giornalisti provenienti da tutto il mondo. Karadzic doveva rispondere delle imputazioni per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra durante il conflitto in Bosnia, che ha causato, tra il 1992 e il 1995, la morte di un centinaio di migliaia di persone e 2,2 milioni di sfollati.

 

Karadzic, secondo l’atto d’accusa, voleva dividere la Bosnia e cacciare tutti i musulmani e i croati dalla quella terra rivendicata dai serbo-bosniaci. Per 13 anni, il leader serbo ha vissuto in clandestinità sfuggendo alla giustizia internazionale, per poi essere arrestato su un autobus a Belgrado nel luglio 2008 e trasferito all’Aja dove nel marzo del 2009 si è dichiarato non colpevole.

Il processo si è concluso nell’ottobre 2014 dopo aver sentito 497 testimoni, raccolto più di 47mila e 500 pagine di dischi e 115mila pagine di prove per gli elementi.

 

Una giustizia che arriva colpevolmente troppo tardi, quasi a farsi beffa delle vittime di quei massacri in cui le autorità internazionali, Onu compresa, hanno avuto gravi e imperdonabili complicità.

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