Fonte: La Stampa

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27/11/2016

 

È il tempo di fidarsi della Russia, fronte comune contro il terrore

di Vladimir Putin

 

Le contraddizioni che oggi scaturiscono dalla ridistribuzione del potere economico e dell'influenza politica non fanno che aumentare. Il fardello della reciproca sfiducia limita le nostre possibilità di trovare risposte efficaci alle sfide e alle minacce concrete che il mondo di oggi si trova ad affrontare.

 

Al contempo, in alcuni dei nostri partner non vediamo l'intenzione di risolvere i veri problemi internazionali. In alcune strutture, costituite durante la Guerra Fredda e chiaramente superate, come per esempio la Nato, nonostante tutte le parole spese sulla necessità di adeguarsi alla nuova realtà, non si registra nessun effettivo adattamento. Invece sono in atto continui tentativi di trasformare un meccanismo cruciale per garantire la sicurezza comune europea e transatlantica come l'Osce, in uno strumento al servizio degli interessi di politica estera di qualcuno. Il risultato è che questo importante strumento ormai gira a vuoto.

 

Inoltre si riproduce continuamente il cliché delle «minacce», immaginarie e fittizie, come la famigerata «minaccia militare russa». Effettivamente si tratta di un affare redditizio: si possono gonfiare gli stanziamenti per il settore bellico dei propri Paesi, piegare gli alleati agli interessi di una singola superpotenza, espandere la Nato, portare l'infrastruttura dell'alleanza, unità militari e nuovi armamenti vicino ai nostri confini. Ovviamente può essere conveniente rappresentare se stessi come difensori della civiltà contro chissà quali nuovi barbari. Ma il fatto è che la Russia non ha nessuna intenzione di attaccare chicchessia. La sola Europa ha 300 milioni di abitanti. La somma della popolazione dei Paesi membri della Nato assieme agli Usa è di 600 milioni, probabilmente. La Russia ha solo 146 milioni di abitanti. E' semplicemente ridicolo parlarne. E invece questa idea continua a essere sfruttata per fini politici particolari.

 

Un altro problema immaginario è quello dell'isteria - non può essere definita altrimenti - che gli Usa hanno montato sulle supposte interferenze della Russia nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti a quanto pare hanno molti problemi reali e urgenti: dall'enorme debito pubblico all'incremento di tragici casi di utilizzo delle armi da fuoco, agli interventi arbitrari commessi dalla polizia. Ma forse è più semplice, anziché ragionare sulle cause e ipotizzare soluzioni, distrarre l'attenzione della gente sui cosiddetti hacker, sulle spie, gli agenti e così via, mandati dalla Russia. Siamo onesti: davvero qualcuno pensa seriamente che la Russia possa in qualche modo influenzare le scelte del popolo americano? L'America è una grande potenza, non una specie di «repubblica delle banane».

 

Noi tutti vediamo cosa succede in Afghanistan, Iraq, Libia e in tanti altri Paesi. Mi domando: dove sono i risultati della lotta contro il terrorismo e l'estremismo? Nel complesso, se guardiamo all'intero mondo, a livello regionale, in singole aree si sono ottenuti alcuni risultati, ma la lotta al terrorismo non ha globalmente avuto successo e la minaccia continua a crescere. Ricordiamo tutti l'entusiasmo di qualche capitale per la cosiddetta «primavera araba». Dove sono finite quelle coraggiose manifestazioni, oggi? Gli appelli della Russia per una lotta comune al terrorismo vengono ignorati. E per di più i gruppi terroristici continuano a essere armati, riforniti, sostenuti e addestrati nella speranza di poterli utilizzare ancora una volta per finalità politiche personali. Si tratta di un gioco molto pericoloso.

 

Oggi le Nazioni Unite continuano a rimanere un'istituzione senza uguali per rappresentatività e universalità, una piattaforma unica nel suo genere per un dialogo paritario. Le sue regole universali sono necessarie a includere il numero maggiore possibile di Paesi nel processo di integrazione economica ed umanitaria, a garantirne la responsabilità politica e a operare per coordinare le loro azioni, nel rispetto della loro sovranità e del loro modello di sviluppo.

 

Non abbiamo dubbi che la sovranità sia il principio cardine dell'intero sistema di relazioni internazionali. Il suo rispetto e il suo consolidamento sono la chiave della pace e della stabilità a livello nazionale e internazionale. Ci sono molti Paesi che, come la Russia, possono contare su una storia millenaria e noi abbiamo imparato ad apprezzare le nostre identità, libertà e indipendenza. Ma non aspiriamo né al dominio globale, né all'espansione, né allo scontro con nessuno. Nella nostra visione, la vera leadership non consiste nell'inventare minacce fittizie, sfruttandole per sottomettere gli altri, ma nell'individuare i veri problemi, collaborare per unire gli sforzi degli Stati per risolverli. Questo è esattamente il modo in cui la Russia concepisce oggi il suo ruolo nell'arena mondiale.

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