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04 feb 2016

 

Giulio Regeni era un collaboratore del quotidiano Il Manifesto, scriveva di sindacati

 

Roma, 5 febbraio 2016, Nena News –

 

Lo studente utilizzava uno pseudonimo perché temeva per la sua incolumità.  Il ritrovamento del suo corpo alla periferia del Cairo potrebbe essere un depistaggio da parte dei servizi segreti egiziani che, nonostante le smentite, rimangono tra i principali sospettati per la scomparsa dell’italiano.

 

Giulio Regeni era un collaboratore del quotidiano italiano Il Manifesto” e utilizzava uno pseudonimo perché temeva per la sua incolumità. Lo studente si occupava in Egitto dei sindacati locali.

 

Giallo sulle cause della morte dello studente friulano. Sul corpo ci sono segni di bruciature di sigaretta, tortura, ferite da coltello, secondo quanto ha riferito il procuratore egiziano alla Associated Press. Invece i responsabili diretti delle indagini in Egitto affermano che “le indagini preliminari parlano di un incidente stradale” e che Regeni “non è stato raggiunto da colpi di arma da fuoco o accoltellato”. Allo stesso tempo un avvocato egiziano dei diritti umani, Mohamed Sobhy, ha scritto sulla sua pagina Facebook che il corpo di Giulio Regeni ier sera si trovava nell’obitorio di Zeinhom, al Cairo, e che c’era “un’eccezionale presenza dei servizi di sicurezza” in tutta la zona.

 

Roma, 4 febbraio 2016, Nena News –

 

Epilogo drammatico, la scomparsa di Giulio Regeni, il 25 gennaio al Cairo. Il corpo dello studente friulano è stato rinvenuto in un “fosso”. Su di esso vi sarebbero segni di tortura.  A ritrovare il corpo, secondo la stampa locale,  sono stati gli abitanti della zona Hazem Hassan della Città del 6 Ottobre, un immenso sobborgo all’estrema periferia della capitale egiziana. Era stato gettato sulla strada desertica Cairo-Alessandria.

Il giornale al Watan ha scritto che il corpo di Regeni era totalmente nudo nella parte inferiore con tracce di torture e di ferite.

 

Lo studente italiano abitava in un appartamento del Cairo per scrivere una tesi sull’economia egiziana presso l’American University. Oltre alla  possibilità di un depistaggio da parte dei servizi di sicurezza, che il 25 gennaio erano impegnati ad impedire manifestazioni e raduni per l’anniversario della rivoluzione anti Mubarak del 2011, restano in piedi l’ipotesi di un rapimento per estorsione e quella di una rapina andata male.

Restano da spiegare le torture che chiamano in causa i servizi segreti già responsabili, tante volte in passato, di abusi a danno di cittadini, anche stranieri, arrestati nelle strade del Cairo durante manifestazioni politiche. Il 25 gennaio Regeni, che si stava recando al compleanno di un amico, si trovava non lontano da Piazza Tahrir e la presenza della polizia politica era massiccia. In particolare l’italiano si stava spostando a piedi tra il quartiere di El Dokki, sulla sponda sinistra del Nilo, e il centro che è su quella destra, diretto dalla stazione della metropolitana di Bohoot a quella di Bab Al Louq, circa 5 km in linea d’aria più a ovest, nei pressi di piazza Tahrir.

Una fonte della polizia locale sostiene che la scomparsa sarebbe legata a non meglio precisati “motivi personali”. Nena News

 

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