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Giovedì 11 Agosto,2016

 

VERSO IL REFERENDUM OLTRE IL REFERENDUM

COS’E’ DEMOCRAZIA?

di Raffaello Saffioti

 

IL POTERE E’ DI TUTTI E CIASCUNO HA IL SUO. DEMOCRAZIA E NONVIOLENZA …

Con pensieri di ALDO CAPITINI, DANILO DOLCI, M. K. GANDHI

 

Una cosa è tendere a sostituirsi al vecchio potere e altro è creare nuovo potere in ciascuno.

DANILO DOLCI

 

LA COSTITUZIONE NELLE NOSTRE MANI [1]

INSIEME PER LA COSTITUZIONE

INSIEME PER LO STATUTO DEL COMUNE

IL POTERE LOCALE: DALLA COSTITUZIONE ALLO STATUTO DEL COMUNE

NON C’E’ DEMOCRAZIA SE NON C’E’ IL POPOLO

NON C’E’ DEMOCRAZIA SE NON C’E’ LA CITTADINANZA ATTIVA VOTARE NON BASTA!

 

IL POTERE DEI CITTADINI

Il potere di parlare

Il potere di scrivere

Il potere di fare domande

Il potere di firmare

Il potere di votare

Il potere di obiettare

Il potere di non collaborare

Il potere della disobbedienza civile

Il potere della nonviolenza

L’estate è la stagione delle vacanze, ma la campagna referendaria non è andata in vacanza. Prosegue, divenendo sempre più calda. Nel confronto tra le ragioni del SI e quelle del NO prevalgono i toni polemici. Nel dibattito sempre più acceso tra i due fronti, l’entrare nel merito della riforma sottoposta a referendum si sta rivelando difficile.

Quanti sono nel fronte del SI quelli che riescono a leggere e spiegare in modo convincente il testo della legge di riforma?

 

A fronte dei discorsi propagandistici, per un voto consapevole del cittadino elettore, rimane valido l’antico invito del filosofo Immanuel Kant (1784): “Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza”.

Serve lo spirito critico per difendersi dalle tante bugie e dalle tante falsità che infarciscono i tanti discorsi del Presidente del Consiglio e di molti sostenitori del SI. E’ diventato anche difficile farne una raccolta. E ogni giorno se ne registrano di nuove.

Non si può non denunciare la censura, soprattutto televisiva, finora verificatasi a danno del Coordinamento Democrazia Costituzionale, per il NO, e del gran numero di comitati locali ad esso collegati, via via crescenti.

 

Quale il tema dominante nel dibattito in corso?

Quale indirizzo dare alla ricerca?

Quale domanda porre per la riflessione ed il giudizio?

Sono corrette la grammatica e la sintassi della legge di riforma costituzionale?

Per esempio: chi riesce a spiegare e a far comprendere la modifica dell’articolo 70 della Costituzione?

Chi ha promosso il Referendum? Perché?

 

Non conviene leggere o rileggere l’articolo 138 della Costituzione, per non credere che esso abbia luogo perché richiesto dalle firme raccolte dai sostenitori del SI?

Innanzitutto bisogna fare molta attenzione al linguaggio e alle parole che spesso vengono manipolate.

 

Quale il senso delle parole?

Cosa significano?

Per esempio: è corretto l’uso del termine “riforma” usato per la legge sottoposta al prossimo referendum costituzionale?

“Democratici tutti si professano” (Danilo Dolci).

Anzi, “Partito democratico” è il nome di uno dei partiti politici.

Ma in Italia un partito politico può non essere democratico?

Evidentemente, nel succedersi delle trasformazioni del vecchio Partito Comunista Italiano è venuta meno la fantasia per trovare un altro nome.

 

A questo punto del dibattito, forse conviene riproporre il tema DEMOCRAZIA per cercarne il suo autentico significato e approfondire la discussione sull’articolo 1 della Costituzione. Conviene anche per comprendere il legame che unisce la prima e la seconda parte della Costituzione.

 

Il Referendum va rivelando sempre più la sua importanza per il futuro della democrazia nel nostro Paese. E’ da capire perché sia necessario difendere l’architettura tra i poteri dello Stato, disegnata dai Padri costituenti con l’equilibrio dei poteri stessi.

La legge di riforma non ha ridotto la democrazia con esiti difficilmente prevedibili?

Il Referendum, con il dibattito in corso, si rivelerà una buona occasione per lo sviluppo della coscienza civile del nostro Paese, riducendo l’analfabetismo politico?

 

Perché si divenga sempre più CITTADINI SOVRANI?

COS’E’ LA POLITICA?

“… ho imparato che il problema degli altri è eguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia”.

(SCUOLA DI BARBIANA, Lettera a una professoressa, Libreria Editrice Fiorentina, 1967, p. 14)

 

COS’E’ LA DEMOCRAZIA?

“Che cosa è la democrazia se non un insieme di regole (le cosiddette regole del gioco) per la soluzione dei conflitti senza spargimento di sangue? E in che cosa consiste il buon governo democratico se non, anzitutto, nel rigoroso rispetto di queste regole? Personalmente, non ho dubbi sulla risposta a queste domande. E proprio perché non ho dubbi, posso concludere tranquillamente che la democrazia è il governo delle leggi per eccellenza”.

(NORBERTO BOBBIO)

 

IL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETA’

“La sussidiarietà è una nuova forma di esercizio della sovranità popolare, che completa le forme tradizionali della partecipazione politica e della partecipazione amministrativa.

Il principio di sussidiarietà si realizza quando i cittadini si attivano autonomamente dando vita ad iniziative di interesse generale, che le istituzioni sono tenute a sostenere, facilitare ed integrare nelle loro politiche, in attuazione della Costituzione”.

(CARTA DELLA SUSSIDIARIETA’, Roma, 12 marzo 2004)

 

DEMOCRAZIA E NONVIOLENZA: CAPITINI – DOLCI - GANDHI

“Ognuno deve imparare che ha in mano una parte di potere, e sta a lui usarla bene, nel vantaggio di tutti; deve imparare che non c’è bisogno di ammazzare nessuno, ma che, cooperando o non cooperando, egli ha in mano l’arma del consenso e del dissenso. E questo potere lo ha ognuno, anche i lontani, le donne, i giovanissimi, i deboli, purché siano coraggiosi e si muovano cercando e facendo, senza farsi impressionare da chi li spaventa con il potere invece di persuaderli con la libertà e la giustizia, e l’onestà esemplare dei dirigenti. E’ un errore pensare che basta che uno molto bravo (e chi lo giudica?) o un gruppo di pochi vada al potere anche con la violenza, riesca a cambiare tutto in bene. Noi non ci crediamo. Bisogna prepararci tutti al potere per il bene di tutti, cioè per la loro libertà, per il loro benessere, per il loro sviluppo”.

(ALDO CAPITINI, Il potere di tutti, Firenze, La Nuova Italia, 1969, pp. 152-153)

 

“A noi interessa una società in cui il potere politico non venga affidato a poche persone, che lo esercitano lasciando all’oscuro la massa della popolazione. Ci interessa una società in cui non esistano sudditi, ma cittadini i quali verificano l’operato dei loro rappresentanti politici, discutono insieme ad essi le deliberazioni da prendere, criticano e fanno proposte, sostituiscono i dirigenti quando questi si dimostrano incapaci e disonesti. In altre parole, ci interessa una democrazia diretta, contrassegnata da una cosciente partecipazione popolare alla vita politica e da un vigile controllo dal basso negli organi di autogoverno e di decentramento del potere .… Perché il potere sia di tutti occorre che sia concesso agli elettori il diritto di revocare la loro fiducia a tutti gli eletti nelle pubbliche amministrazioni, prima della scadenza del loro mandato”.

(Dal mensile “Il potere di tutti”, fondato e diretto da ALDO CAPITINI, Anno I, N. 1, gennaio 1964)

 

“Come sostantivo, potere indica «potenzialità», «forza», «virtù», «facoltà di operare»,«attitudine a influenzare situazioni», «quanto è consentito dalla volontà e dalla disponibilità del soggetto». Imparare a esprimere il potere personale è per ognuno un bisogno, pratico e intimo, a diversi livelli, connesso all’esigenza di essere creativo.

… Fonte del potere è il senso della generativa necessità che si esprime, in ogni energia, dall’albero della vita.

Il potere personale o di gruppo, come la libertà, valorizza la propria forza vitale fin ove inizia la profonda necessità dell’altro, degli altri, e in collaborazione con l’altro. Quando pretende sottomettere l’altro, diviene dominio.

… La malattia del potere, la malattia della forza, l’uso insano della forza e del potere sono appunto violenza, dominio, dispotismo. Non si può realizzare una società civile senza imparare a distinguere forza-potere da violenza-dominio.

(DANILO DOLCI, a cura di, Comunicare, legge della vita, La Nuova Italia Editrice, 1997, pp. 3-4)

 

 “Se non significa per ognuno poter effettivamente partecipare, la parola democrazia manca di senso in ogni sistema politico: finché ognuno non viene rispettato come essere creativo fin dalla sua infanzia; finché ognuno, persona o gruppo, esprimendosi impara a ipotizzare, confrontarsi, associarsi, costruire, esercitare civili conflitti. Senza vero comunicare non può esistere effettivo democratizzarsi, sia nel sistema capitalista che in quello socialista. Natura dei media e struttura socio-politica corrispondono, interagiscono. I media, si dice, ‘sono liberamente accessibili agli individui’. Sì: ai consumatori. Altro è la televisione e altro è il telefono. Finché il trasmettere non tende al comunicare, non si perviene alla democrazia. Ove si espande massa, incapace di autogestione e di coordinamento, non cresce la democrazia. La massa non è , non è ancora sociale organismo. La massa acquiescente, trattata da massa, rimane massa. Altro è partecipare – e altro la passività a cui il dominio finge di lasciar partecipare. Solo apprendendo veramente a comunicare, una massa può trasformarsi in organismo sociale”.

(DANILO DOLCI, Dal trasmettere al comunicare, Torino, Sonda, 1988, p. 174)

 

“La democrazia deve … significare l’arte e la scienza di mobilitare ogni risorsa fisica, economica e spirituale di tutti i settori popolari per il servizio del bene comune generale”.

(M. K. GANDHI, Il mio credo, il mio pensiero, Roma, Grandi Tascabili Economici Newton, 1992, p. 337)

 

“Nella vera democrazia si insegnerà a ogni uomo e donna a pensare con la propria testa. Come si potrà attuare questa autentica rivoluzione, non lo so: so solo che ogni riforma, come la carità, dovrà cominciare a casa propria”.

(M. K. GANDHI, cit., p. 337)

 

“Mi sento costretto a intromettermi nel campo politico perché ho scoperto di non poter fare nemmeno del lavoro sociale senza toccare la politica. Sento che il lavoro politico va considerato in termini di progresso sociale e morale. In democrazia nessun aspetto della vita si sottrae alla politica”.

(M. K. GANDHI, cit., p. 344)

 

“Credo che democrazia e spirito militare siano una contraddizione di termini. Un democratico non fa affidamento sulla forza delle armi che il suo Stato può ostentare davanti al mondo, ma sulla forza morale che il suo Stato può mettere a disposizione del mondo”.

(M. K. GANDHI, cit., p. 347)

 

Democrazia e nonviolenza

“La democrazia e la violenza mal s’accompagnano. Gli Stati che oggi sono nominalmente democratici non possono che diventare o esplicitamente totalitari o, se devono diventare veramente democratici, farsi coraggiosamente nonviolenti. E’ una bestemmia dire che la nonviolenza possa essere praticata soltanto dagli individui e mai dalle nazioni, che sono composte di individui”.

(M. K. GANDHI, cit., p. 347)

 

“Il vero democratico è colui che difende la propria libertà e, perciò, quella del suo paese e in definitiva quella dell’intera umanità con mezzi puramente nonviolenti”.

(M. K. GANDHI, cit. , p. 347)

 

“La vera democrazia o Swaray delle masse non può mai realizzarsi attraverso mezzi menzogneri e violenti, per la semplice ragione che il corollario naturale del loro impiego sarebbe la rimozione di ogni opposizione attraverso la repressione o lo sterminio degli oppositori. Questo non conduce alla libertà individuale. La libertà individuale può avere il più pieno gioco solo sotto un regime di genuina ahimsa”.

(M. K. GANDHI, cit., 347)

 

“Credo che la vera democrazia possa essere frutto soltanto della nonviolenza”.

(M. K. GANDHI, cit., p. 348)

 

Palmi, 10 agosto 2016

 

Raffaello Saffioti

Centro Gandhi

raffaello.saffioti@gmail.com

 

NOTE

1_ Questo testo è uno sviluppo di tre testi precedenti, pubblicati sul giornale on line “il dialogo” (www.ildialogo.org):

“Conoscere la Costituzione per amarla e difenderla” (11 febbraio 2016)

“Voteremo per la Costituzione non per il Governo” (27 maggio 2016)

“La campagna referendaria non va in vacanza” (16 luglio 2016)

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