da Radio Città Aperta

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10 novembre 2016

 

Intervista a Michele Franco, della rete dei Comunisti di Napoli.

Dal risultato negli Usa una spinta in più per un NO che sia davvero sociale

 

Siamo in attesa che si posi il polverone mediatico sulle elezioni americane, così da poter riprendere la preparazione della battaglia sul referendum. Comunque questa vicenda Usa pesa anche sull'Italia, no?

Credo che questa vicenda americana,  proprio per l’elezione di Trump, sia comunque un ulteriore elemento di riflessione per tentare, almeno da parte nostra, di chi anche dentro la campagna referendaria vuole in qualche maniera intrepretare e rappresentare gli interessi dei settori popolari, tirare fuori una lezione politica dalla vicenda americana. L’elezione di Trump dimostra, a mio modesto parere, prima di tutto che tutte le letture della società americana che venivano fatte attraverso il filtro deviante della città newyorkese, della costa californiana, degli studi cinematografici di Los Angeles; erano una mistificazione o un fraintemdimento, che non danno conto di un paese che invece viveva anch’esso i contraccolpi della una crisi sistemica. La stessa che colpisce e devasta particolarmente i settori popolari anche di quel paese; ed è naturale che, in assenza di una sinistra degna di questo nome, in assenza di una rappresentazione politica organizzata degli interessi popolari, prendono corpo ideologie come quella di Trump. Il quale, seppur confusamente, è dentro un contesto che sicuramente possiamo definire nazionalista, razzista, tenta di proteggere i "propri" settori popolari dalla globalizzazione. Certo, lo fa in maniera demagogica, mettendo i settori della classe operaia bianca in contrapposizione con gli immigrati… Però interpreta una tendenza sociale. Mentre invece la sinistra americana, che poi – diciamolo pure – è una sinistra imperiale, che ama le cosiddette "ingerenze umanitarie" a suon di bombe degli altri paesi, ha fallito totalmente. E quindi il risultato elettorale americano rappresenta questo. Di converso, in Italia, credo che noi obbiamo fare un’operazione opposta. Dobbiamo, in qualche maniera, rappresentare dentro la vicenda del NO le lotte sociali, il conflitto, tutto ciò che in questi anni si è espresso contro la politica economica e sociale del governo Renzi, ma che non è riuscita ad affermarsi, non è riuscita a vincere. E questo anche grazie ad un processo di ristrutturazione e di devastazione che in Italia ha scompaginato quello che un tempo erano la classe operaia, le organizzazioni indipendenti e tutto il resto. Per cui credo che la battaglia per il NO, che noi anche attraverso lo sciopero generale del 21 e il No Renzi day del 22 ottobre abbiamo definito il No sociale, deve – da qui al 4 dicembre, in questi 15-20 giorni che ci restano di campagna elettorale – darsi da fare, intervenire prioritariamente tra i settori popolari e tentare di mandare a casa il governo Renzi.

 

Ci aspetta un mese scarso, Michele, in cui – tra l’altro – il governo Renzi cercherà in tutti i modi di spingere per la vittoria del sì.  Anche attraverso gli strumenti della disinformazione. Ritieni che sia ancora molto valido l’assunto, che in caso di vittoria del no, automaticamente o quasi si dovrebbero registrare le dimissioni di Renzi oppure Renzi riuscirà a svincolarsi ancora una volta?

Guarda, io non credo che noi possiamo fare delle goegrafie o delle previsioni di carattere istituzionale, anche perché non abbiamo la forza per incidere direttamente su livelli istituzionali. Però c’è un dato di fatto, oggettivo: la sconfitta di Renzi, l’affermazione del NO significa l’indebolimento di questo governo, dare comunque coraggio alle lotte sociali, un viatico per dare vita a processi di organizzazione sociale e popolare più forte. E quindi credo sia necessario per tutti noi applicarci in questi giorni che rimangono da qui al 4 dicembre per una campagna elettorale che smetta anche di parlare "tra di noi", ma che si rivolga direttamente al corpo sociale della società. Perché non dimentichiamolo, questo referendum si vince anche con un voto in più. Non c’è un problema di quorum; molti sono ancora indecisi, molti sono, diciamo così, disorientati dalla campagna mediatica che fanno i poteri forti, Confindustria, l’Unione europea, il governo Renzi. Quindi, anche attraverso Radio Città Aperta, credo che noi dobbiamo mandare un invito, un appello, un incoraggiamento, affinché da qui al 4 dicembre ci diamo tutti da fare per conquistare nuovi NO a questa battaglia sociale.

Bene Michele, grazie, buon lavoro e a presto.

Grazie a te, ciao.

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