coordinamentodemocraziacostituzionale.net

SENZA ODIO, SENZA VIOLENZA, SENZA PAURA

Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XVII)

Numero 45 del 30 novembre 2016

 

Il mio regno per un cavallo

di Domenico Gallo

 

"Un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo!". E' l'invocazione che Shakespeare mette in bocca al re Riccardo III che, sconfitto nella battaglia di Bosworth Field, cerca disperatamente un cavallo per sfuggire alla morte.

Mi e' ritornato in mente quando ho letto la lettera che mi ha inviato una lettrice: "Egregio dr. Gallo, le sue belle parole non mi hanno convinto a recarmi a votare al referendum. Io non ho piu' alcuna fiducia nella politica, ogni volta che ci sono delle elezioni i politici ci blandiscono con un mare di promesse per carpire il nostro voto e poi quando vanno nel Palazzo fanno quel che gli pare e noi non contiamo piu' niente. E non ha piu' alcun senso votare per un partito o per un altro, tanto poi quando sono li' fanno tutti le stesse cose: quei progetti che non avevano portato a termine quelli di destra, adesso li completano quelli di sinistra. Comunque noi votiamo non cambia niente".

Le considerazioni amare di questa lettrice mettono il dito nella piaga e ci fanno intendere quanto sia grave la patologia che affligge la vita delle nostre istituzioni. Non v'e' dubbio che la democrazia non funziona se i cittadini non hanno piu' fiducia nelle istituzioni rappresentative e se ritengono che non sia piu' possibile cambiare lo stato di cose esistenti attraverso la politica. Io capisco l'amarezza di quei cittadini che si sono mobilitati per difendere il Mare Adriatico dalle trivellazioni e poi hanno visto i politici che li avevano appoggiati in quella battaglia votare una legge che rende perpetue le concessioni petrolifere. Capisco la frustrazione di milioni di cittadini che hanno votato al referendum per l'acqua pubblica e adesso vedono il risultato di quel voto completamente ribaltato da un Parlamento in cui valgono solo gli interessi delle lobbies. Comprendo che per milioni di cittadini andare a votare alle elezioni politiche puo' sembrare un rito inutile, perche' non si puo' cambiare la politica e la politica non puo' cambiare la nostra vita.

Tutto questo e' comprensibile, ma non vale per il referendum costituzionale. Questa riforma, se sara' approvata, sancira' la definitiva trasformazione della Repubblica in un Principato civile e l'abbandono di quel progetto di democrazia (oggi piu' incompiuto che mai) che i costituenti ci hanno tramandato mettendo a frutto la lezione della Resistenza. Dobbiamo scegliere se mantenere aperta la porta di una democrazia fondata sulla centralita' del Parlamento e sul dialogo fra la societa' civile e le istituzioni rappresentative oppure rassegnarci per sempre allo stato delle cose vigenti, che verrebbe reso perpetuo attraverso una riforma della Costituzione che sancisce il predominio dell'esecutivo sul Parlamento e del Governo centrale sulle autonomie regionali.

Poiche' il referendum costituzionale per la saggezza dei costituenti e' senza quorum, la riforma non puo' passare se il no sopravanza il si' anche di un solo voto. Questo e' l'unico caso in cui il voto di ciascuno di noi puo' essere decisivo. Le sorti della Repubblica sono nelle nostre mani, dipendono dall'ultimo voto che saremo riusciti a conquistare nell'ultima ora delle votazioni.

Parafrasando Riccardo III, potremmo dire: un voto, un voto, il nostro regno per un voto, anzi la nostra Repubblica!

top