Telegrammi della nonviolenza in cammino

Numero 2445 del 19 agosto 2016

 

Dal sito www.referendumcostituzionale.online

 

Il "comitato per il no nel referendum sulle modifiche alla costituzione" ottobre 2015

 

Il Senato ha votato il testo della legge costituzionale di cui al d.d.l. Renzi-Boschi 1429 S. e 2613/b C. e il governo Renzi e' intenzionato a farla approvare al piu' presto.

Contando sulla possibilita' che si svolga il referendum previsto dall'articolo 138 della Costituzione e' stato costituito il "Comitato per il No nel referendum sulle modifiche della Costituzione" il 30 ottobre 2015 a Roma, nella forma di Associazione presso il notaio Atlante.

Il Comitato per il No nel referendum previsto dall'articolo 138 si e' costituito sulla base della seguente piattaforma politica.

Il disegno di legge costituzionale Renzi-Boschi di riforma della Parte II della Costituzione dissolve l'identita' della Repubblica nata dalla Resistenza. E' inaccettabile per il metodo e per i contenuti e lo e' ancor di piu' in rapporto alla legge elettorale (52/2015) gia' approvata.

Nel metodo: e' stato costruito per la sopravvivenza di un governo e di una maggioranza privi di qualsiasi legittimazione sostanziale dopo la sentenza con la quale la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimita' del "Porcellum". Molteplici forzature di prassi e regolamenti hanno determinato in parlamento spaccature insanabili tra le forze politiche, portando all'approvazione da parte di maggioranze raccogliticce e occasionali, rese possibili unicamente dal premio di maggioranza dichiarato illegittimo.

Nei contenuti: la cancellazione della elezione diretta dei senatori, la drastica riduzione dei componenti - lasciando immutato il numero del deputati -, la composizione fondata su persone selezionate per la titolarita' di un diverso mandato (e tratta da un ceto politico di cui l'esperienza dimostra la prevalente bassa qualita') colpiscono irrimediabilmente il principio della rappresentanza politica e gli equilibri del sistema istituzionale.

Non basta l'argomento del taglio dei costi, che piu' e meglio poteva perseguirsi con scelte diverse.

Ne' basta l'intento dichiarato di costruire una piu' efficiente Repubblica delle autonomie, smentito dal complesso e farraginoso procedimento legislativo, e da un rapporto Stato-Regioni che solo in piccola parte realizza obiettivi di razionalizzazione e semplificazione, determinando per contro rischi di neo-centralismo.

Il vero obiettivo della riforma e' lo spostamento dell'asse istituzionale a favore dell'esecutivo.

Una prova si trae dalla introduzione in Costituzione di un governo dominus dell'agenda dei lavori parlamentari.

Ma ne e' soprattutto prova la sinergia con la legge elettorale "Italicum", che aggiunge all'azzeramento della rappresentativita' del senato l'indebolimento radicale della rappresentativita' della camera dei deputati. Ballottaggio, premio di maggioranza alla singola lista, soglie di accesso, voto bloccato sui capilista consegnano la camera nelle mani del leader del partito vincente - anche con pochi voti - nella competizione elettorale, secondo il modello dell'uomo solo al comando.

Ne vengono effetti collaterali negativi anche per il sistema di checks and balances.

Ne risente infatti l'elezione del capo dello Stato, dei componenti della corte costituzionale, del Csm.

E ne esce indebolita la stessa rigidita' della Costituzione.

La funzione di revisione rimane bicamerale, ma i numeri necessari sono alla Camera artificialmente garantiti alla maggioranza di governo, mentre in Senato troviamo membri privi di qualsiasi legittimazione sostanziale a partecipare alla delicatissima funzione di modificare la Carta fondamentale.

L'incontro delle forze politiche antifasciste in Assemblea Costituente trovo' fondamento nella condivisione di essenziali obiettivi di eguaglianza e giustizia sociale, di tutela di liberta' e diritti. Sul progetto politico fu costruita un'architettura istituzionale fondata sulla partecipazione democratica, sulla rappresentanza politica, sull'equilibrio tra i poteri.

Il disegno di legge Renzi-Boschi stravolge radicalmente l'impianto della Costituzione del 1948, ed e' volto ad affrontare un momento storico difficile e una pesante crisi economica concentrando il potere sull'esecutivo, riducendo la partecipazione democratica, mettendo il bavaglio al dissenso.

Non basta certo in senso contrario l'argomento che la proposta riguarda solo i profili organizzativi.

L'impatto sulla sovranita' popolare, sulla rappresentanza, sulla partecipazione democratica, sul diritto di voto e' indiscutibile.

Piu' in generale, l'assetto istituzionale e' decisivo per l'attuazione dei diritti e delle liberta' di cui alla prima parte, come e' stato reso evidente dalla sciagurata riforma dell'articolo 81 della Costituzione.

Bisogna dunque battersi contro questa modifica della Costituzione.

Ora facendo mancare il voto favorevole della maggioranza assoluta dei componenti in seconda deliberazione.

E poi con una battaglia referendaria come quella che fece cadere nel 2006, con il voto del popolo italiano, la riforma - parimenti stravolgente - approvata dal centrodestra.

Per queste ragioni il Comitato per il No nel referendum sulle modifiche della Costituzione ritiene che occorra impedire che questa "riforma" cambi il volto costituzionale delle nostra Repubblica.

Su queste basi si e' proceduto a costituire Il Comitato per il No nel referendum costituzionale che si propone di difendere i principi della vigente Costituzione Repubblicana; e si propone inoltre di promuovere nelle forme previste il referendum previsto dall'art. 138 Cost. contro la legge costituzionale di cui al d.d.l. Renzi-Boschi 1429 5 e 2613/b C. qualora questa venisse definitivamente approvata, sempre che nel frattempo le Camere non abbiano eliminato o modificato gli articoli palesemente contrari ai principi supremi della Costituzione che al momento la caratterizzano.

A questo scopo si e' costituita una Associazione senza scopo di lucro denominata: "Comitato per il No nel referendum sulle modifiche alla Costituzione".

L'associazione e' stata promossa dal Coordinamento per la Democrazia Costituzionale.

Sede legale: Roma, Corso d'Italia 97, presso lo studio dell'avvocato Pietro Adami.

L'associazione e' regolata dallo statuto ed ha come scopo immediato quello di promuovere la vittoria dei No nel futuro referendum costituzionale.

 

Il consiglio direttivo dell'Associazione "Comitato per il No nel referendum costituzionale" e' composto da:

Gustavo Zagrebelsky (presidente onorario), Alessandro Pace (presidente), Pietro Adami, Alberto Asor Rosa, Gaetano Azzariti, Francesco Baicchi, Vittorio Bardi, Mauro Beschi (comitato esecutivo), Felice Besostri, Francesco Bilancia, Sandra Bonsanti, Lorenza Carlassare, Sergio Caserta, Antonio Caputo, Francesca Chiavacci, Claudio De Fiores, Riccardo De Vito, Carlo Di Marco, Antonio Di Pietro, Giulio Ercolessi, Anna Falcone (vice presidente), Antonello Falomi (tesoriere), Gianni Ferrara, Tommaso Fulfaro (cassiere), Domenico Gallo (comitato esecutivo), Alfonso Gianni, Alfiero Grandi (vice presidente vicario), Maurizio Landini, Raniero La Valle, Paolo Maddalena, Giovanni Palombarini, Vincenzo Palumbo, Francesco Pardi, Livio Pepino, Antonio Pileggi, Marta Pirozzi, Ugo Giuseppe Rescigno, Stefano Rodota', Franco Russo, Giovanni Russo Spena, Cesare Salvi, Mauro Sentimenti, Carlo Smuraglia (comitato esecutivo), Enrico Solito, Armando Spataro, Massimo Villone, Vincenzo Vita, Mauro Volpi.

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