Pietrangelo Buttafuoco - 15/10/2016 - Centoquaranta soldati italiani sono stati comandati di presidiare in Lettonia il confine con la Russia. E’ un atto di ostilità verso Mosca. Obbligata dall’Alleanza atlantica l’Italia è costretta, per quel che vale, a fare da pupo di pezza contro una nazione europea, contro il mondo di Anna Karenina e dei Fratelli Karamazov, contro la patria di San Nicola, nonché terra bagnata dal martirio. Ed è una cosa che, dovendo far ridere (quello fa l’Italia), fa pena.


Fonte: rischiocalcolato

15/10/2016

 

Non abbiate timore per i militari italiani sul fronte russo: la guerra di propaganda è già dichiarata

di Mauro Bottarelli

 

Ha scatenato un putiferio la notizia in base alla quale soldati italiani saranno dislocati al confine con la Russia nel 2018, per l’esattezza 140 uomini che verranno schierati in Lettonia nell’ambito di un’operazione Nato. A rivelarlo è stato il segretario della stessa Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg: “Sarete parte di uno dei quattro battaglioni dell’Alleanza schierati nei Paesi baltici. Pochi uomini, presenza simbolica in una forza simbolica da quattromila unità”. Motivo della missione? “Serve a dimostrare che ci siamo e siamo uniti, che abbiamo una difesa forte che garantisce la deterrenza, mentre vogliamo tenere aperto il dialogo col Cremlino”, ha dichiarato Stoltenberg in un’intervista a La Stampa.

Ma la missione italiana non si ferma qui: “Sempre nel 2018 l’Italia sarà nazione guida nel Vjtf, la task force di azione ultrarapida, la punta di lancia in grado di intervenire in cinque giorni in caso di emergenza… Non possiamo in alcun modo isolare la Russia, non dobbiamo nemmeno provarci ma dobbiamo ribadire con chiarezza che la nostra missione è proteggere tutti gli alleati. Che serve una forte Alleanza non per provocare una guerra ma per prevenirla. La chiave è la deterrenza, un concetto che si è dimostrato valido per quasi settant’anni”. Infine, Stoltenberg parla di Putin e della sua strategia: “Non voglio speculare troppo sulle sue ragioni, vedo però cosa fa la Russia. Da anni cerca di ricostruire un sistema basato sulle sfere di influenza in cui le grandi potenze controllano i vicini, per limitarne sovranità e indipendenza. È il vecchio sistema, il sistema di Yalta in cui le potenze si spartivano l’Europa. Non lo vogliamo. Nessuno può violare la sovranità dei singoli Paesi”.

Insomma, per il numero uno della Nato, alla Russia non sarà concessa un’altra Yalta. E come l’ha presa Mosca? “La politica della Nato è distruttiva”, è stato il secco il commento della portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, a detta della quale “questa politica non mira alla lotta contro minacce e sfide comuni ma a un ulteriore allontanamento dei Paesi gli uni dagli altri. Invece di sviluppare relazioni profonde e di buon vicinato, l’Alleanza è impegnata a costruire nuove linee di divisione in Europa”.

Ora, mi fanno un po’ sorridere i commenti allarmati che evocano scenari da “Centomila gavetta di ghiaccio”: parliamo del 2018, pensate che il mondo sarà ancora geo-politicamente come è oggi tra un anno mezzo? Con ogni probabilità, quella missione non avverrà mai: o perché un conflitto a bassa intensità e asimmetrico tra Nato e Russia sarà già scoppiato o perché, proprio a causa delle tensioni che si stanno già promanando da Siria e Yemen, non ci sarà più bisogno di guardiani ai confini. Perché, magari, i confini che oggi conosciamo saranno nel frattempo stati rivisti e ritracciati. Così come le alleanze.

Non voglio addentrarmi troppo in analisi belliche, visto che non sono il mio pane ma voglio farvi notare altro, ovvero dove sta il reale pericolo per l’Italia nel vedersi inserita e con ruolo di guida in una missione dichiaratamente ostile nei confronti della Russia. Rischiamo di pagare da subito il conto della guerra non guerreggiata a Putin, a livello politico, energetico e commerciale, dopo che le criminali sanzioni contro Mosca per la vicenda della Crimea sono già costate alle nostre aziende 3 miliardi di euro di perdite, con l’interscambio in calo del 32%. E sapete qual è la cosa più grave: che c’è una regia dietro questa crociata contro Putin. Non vi pare strano che l’intervista a Stoltenberg sia stata pubblicata da La Stampa, quotidiano diretto da quel Maurizio Molinari, già corrispondente da New York e Tel Aviv e neo-con di prima generazione? E cosa dire di quanto avvenuto mercoledì, quando il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo nel quale veniva descritta una Russia sull’orlo di una crisi di nervi per il timore di una guerra con gli Stati Uniti, parlando addirittura di pane razionato a San Pietroburgo e scorte di emergenza. Gli imprenditori italiani del gruppo Gim Unimpresa, gente che in Russia ci lavora, non ha peso bene il pezzo propagandistico del quotidiano di via Solferino e hanno scritto una lettera al direttore: ne avete sentito parlare? Ovviamente no, consegna del silenzio.

Però è interessante: “Le scriviamo in relazione all’articolo, a firma Fabrizio Dragosei, apparso oggi nella prima pagina del suo giornale, relativo alla Russia, dove si paventa un clima di Guerra, con tutta una serie di fatti ed esempi che starebbero a dimostrare il contenuto dell’articolo. Non abbiamo certo la pretesa di modificare le convinzioni del suo giornale sulla Russia, vorremmo però chiedere un maggior senso di responsabilità nel diffondere notizie che possono creare preoccupazione e panico tra le migliaia di nostri connazionali che lavorano e intrattengono relazioni di vario genere soprattutto economico con questo Paese. In Russia non c’è alcun clima di guerra e gli esempi forniti dal giornalista sono del tutto inesatti o palesemente parziali”.

Ma non basta: “Le esercitazioni della Protezione Civile vengono effettuate ormai da 16 anni con cadenza regolare, come peraltro avviene in tanti altri Paesi, le scorte di grano e generi alimentari esistono in Russia dal 1949, quando venne creato un apposito Servizio Statale sulle scorte strategiche, che viene alimentato e rinnovato costantemente. Tralascio le considerazioni sulle vicende militari in quanto oggetto di sostanziale disinformazione mediatica in atto da tempo”. Non vi basta ancora? “Vogliamo garantire che la nostra comunità italiana in Russia non vive le ansie e le agitazioni che sono rappresentate nell’articolo in questione, d’altra parte se l’autore dell’articolo volesse visitare Mosca o altre città, cosa che da molto tempo non avviene, ne trarrebbe sicuramente impressioni diverse da quelle descritte Chiediamo infine un maggiore equilibrio e la possibilità di dare spazio a posizioni differenti”.

E’ questo il pericolo reale, non il dispiegamento di uomini nel 2018: qualcuno ha deciso che occorre fare guerra di propaganda contro Putin a tutti i costi e due dei principali quotidiani italiani si sono immediatamente prestati ad aumentare l’offensiva, nel caso del Corriere arrivando addirittura al ridicolo di pubblicare un articolo degno del maccartismo più bieco. Ma sappiamo tutti che quei due quotidiani fanno riferimento a mondi precisi, ancorché RCS sia ora in mano a Urbano Cairo: sappiamo quali poteri abbiano da sempre mosso i titoli e le posizioni di Corriere e Stampa, quindi sappiamo anche quali sono i riferimenti in Italia delle centrali di propaganda statunitensi che vogliono imporre all’Europa di schierarsi dichiaratamente e acriticamente contro la Russia. Quantomeno, la Merkel ha la scusante di dover salvare Deutsche Bank, noi invece ci prestiamo a questo gioco senza alcun tornaconto, per puro spirito di servilismo ontologico.

E se decidesse Putin di farci la guerra, magari tagliandoci l’energia? O, magari, vietando alle aziende italiane di fare affari in Russia, come la lettera preoccupata del gruppo Gim Unimpresa sembra far presagire? Siamo sicuri che sia davvero Mosca il nostro nemico? Qual è la sua colpa verso l’Occidente? Essere corsa in difesa di cittadini russofoni in Crimea, vittime di un golpe finanziato da Dipartimento di Stato e Soros in Ucraina? Aver avuto l’ardire di alzare il culo e andare davvero a combattere l’Isis in Siria, dopo che i bombardamenti Usa avevano portato a questa paradossale situazione?

Cercare maggiore influenza in Medio Oriente, dopo che la destabilizzazione innescata dalle varie primavere sponsorizzate dagli Usa lo avevano tramutato in una polveriera a cielo aperto? Essere un primario player energetico che non si mette sull’attenti per un battito di tacchi dell’OPEC o dei signori dello shale? Quando nel 2008 il governo georgiano decise di invadere l’Ossezia del sud, c’era sul territorio georgiano un contingente americano di 800 addestratori. Non credo che i soldati americani ignorassero quello che stava per accadere, come pensate che abbia vissuto quell’atto Mosca? La colpa di Mosca è forse il rafforzamento delle difese missilistiche sul Baltico? A me risulta che le esercitazioni di quattro battaglioni in Lettonia, Lituania e Polonia le abbia fatte la Nato, la scorsa estate. Se voi foste dall’altra parte del confine, probabilmente dovreste prendere in considerazione l’ipotesi di un conflitto, non vi pare?

Quale di queste è la colpa di Mosca verso l’Occidente? O, forse, la sua colpa è semplicemente quella di esistere, visto che gli anni d’oro dell’ubriacone Eltsin avevano ingenerato in troppi la convinzione che l’ex gigante sovietico fosse ormai una discarica della storia? Occorre essere onesti, perché prima di muovere guerra – anche solo di propaganda ed economica – contro la Russia, bisogna sapere a quali conseguenze andiamo incontro e per quale ragione. La fedeltà a Washington? Visto come è stata ripagata negli ultimi cinquant’anni, direi che se è questa la motivazione, allora è giusto che il nostro destino sia quello del servo che viene sacrificato per primo. Ma ricordatevi che la Russia fino agli Urali è Europa. Quindi, stiamo combattendo una guerra fratricida in nome degli interesse d’Oltreoceano.

 

top