Articolo estratto da L’industria di guerra e Israele – NATO connection


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6 febbraio 2016

 

Nato-Israele: relazioni sempre più strette

a cura di Irene Masala

 

Condurre interventi militari congiunti in Libano, Siria, Gaza, Cisgiordania e Iran. Questo l’obiettivo delle forze armate israeliane per i prossimi cinque anni che riceveranno 40 miliardi di dollari su un budget totale di 79 miliardi destinati all’esercito. Il progetto ha un nome, “Piano Gideon” e prevede un “arsenale militare idoneo a protrarre gli interventi sia lungo il confine settentrionale con il Libano e la Siria che in altre aree “di guerra” come Striscia di Gaza, Cisgiordania o in Iran”. Stando a quanto riportato dal portavoce del ministero della Difesa, il Piano Gideon prevede, oltre a un’avanzata capacità di combattimento aereo, marittimo, terrestre e sottomarino, una particolare attenzione alla difesa e al controllo delle frontiere. Il fine ultimo sarebbe quello di creare un Joint Cyber Command tra i centri strategici sparsi nel paese e le reti informatiche per centralizzare tutte le operazioni offensive programmate dai servizi segreti interni (Shin Bet) ed esterni (Mossad). A concludere il quadro del rinnovamento strategico militare israeliano, l’installazione di nuove batterie missilistiche nel sistema di difesa Iron Dome, che – sostiene l’esercito israeliano – durante l’ultimo scontro con Gaza è riuscito a intercettare il 90% dei razzi lanciati da Hamas, e nuovi sistemi anti-missile a corto e medio raggio, chiamati David’s Sling e Arrow 3.

Questo ampliamento dell’industria e della capacità bellica israeliana non ha certo lasciato indifferenti gli alleati americani e la Nato, sopratutto perché dalle cosiddette “primavere arabe” in poi, il Mediterraneo orientale ha assunto un valenza geostrategica fondamentale per gli equilibri internazionali. Il potenziamento delle forze armate israeliane assume un’importanza strategica ben precisa sopratutto in seguito all’accordo sul nucleare iraniano e al potenziale ruolo che questo paese potrebbe assumere nel panorama della crisi siriana, unito alla forza militare sempre più imponente della Russia che qualche giorno fa ha schierato a Latika (Siria) una notevole quantità di aerei da guerra e batterie missilistiche. Il crescente interesse della Nato si è reso particolarmente evidente a maggio 2015, quando i rappresentanti di otto paesi Nato (Germania, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Olanda, Polonia, Canada e Usa) hanno incontrato i manager delle principali aziende belliche israeliane. “Si tratta del primo incontro a questi livelli ma speriamo che da ora in poi se ne possa tenere almeno uno all’anno per poter scambiare le nostre esperienze con i colleghi della Nato e affrontare insieme le sfide a cui siamo chiamati”-  ha dichiarato a margine dell’incontro il Comandante dell’Aeronautica militare israeliana generale Shachar Shohat.

I rapporti tra Israele e la Nato sono stati a lungo segnati da una diffidenza reciproca.  L’avvicinamento risale al dicembre 1994, quando Israele prese parte alla prima riunione del Dialogo Mediterraneo-Nato, forum per discutere le questione legate alla sicurezza e stabilità del Mediterraneo. Da quel momento in poi è stato un crescendo di scambi e accordi tra Israele e l’Alleanza Atlantica, dalla lotta al terrorismo al controllo dei confini, dall’assistenza umanitaria alla pianificazione degli interventi militari in caso di crisi o emergenze. Nel dicembre del 2008, pochi giorni prima dell’operazione militare Piombo Fuso, la Nato e lo stato ebraico hanno sottoscritto un Programma di Cooperazione Individuale che sanciva definitivamente una piena cooperazione militare e lo scambio di informazioni tra i vari servizi d’intelligence. L’ultimo tassello di questa relazione risale al 7 dicembre scorso, quando alcune navi da guerra della Nato hanno preso parte, insieme alla Marina israeliana, all’esercitazione Passex, mirata a “rafforzare l’interoperabilità in campo navale tra la Nato e Israele”.

Israele però non si accontenta di implementare l’unione con l’Alleanza militare più potente del mondo e sta dedicando particolare attenzione anche agli stati limitrofi, in particolare quelli che possono fare la voce grossa nel capitolo energetico. Il 28 gennaio, infatti, ha avuto luogo un summit trilaterale tra Israele, Grecia e Cipro per stabilire nuovi allineamenti, nemici comuni e le linee guida per la cooperazione in diversi settori, primo fra tutti quello energetico. Fondamentale, in tutte queste trattative sarà la parte che sarà giocata dalla Turchia, paese Nato con rapporti diplomatici controversi con lo stato ebraico.

Motivo in più per rafforzare una relazione che sembra destinata a durare nel tempo.

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