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19/02/2016

 

Israele ha bloccato i conti della diocesi. Pellegrini, venite e pregate

 

Mons. Marcuzzo denuncia ad AsiaNews l’attacco di alcune municipalità ai beni della Chiesa. “Vogliono obbligare al pagamento dell’annona, un’assurdità. Bloccato anche il mio conto”. Preoccupa anche il calo dei pellegrini in Terra Santa. Per il prelato la comunità cristiana locale ha bisogno di sentirsi sostenuta. Per la Quaresima opere di misericordia per i malati.

 

La situazione generale "è peggiorata, non c’è una reale volontà di riprendere i negoziati di pace e si trova sempre un pretesto per rimandare. Ogni giorno contiamo nuovi morti, ma non si fa niente per riprendere il discorso”. È il ritratto della Terra Santa e del Medio Oriente tracciato ad AsiaNews da mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, vicario patriarcale di Gerusalemme. In prima fila nella battaglia delle scuole cattoliche contro i tagli del ministero israeliano dell’Istruzione, il prelato denuncia l’attacco che alcune municipalità hanno sferrato ai beni e alle casse della Chiesa. “Abbiamo saputo in questi giorni - racconta - che alcuni municipi hanno bloccato i conti di chiese, esponenti del clero, ordini religiosi. Oltre ai servizi che paghiamo regolarmente, vogliono obbligare le diocesi a versare pure la tassa dell’annona, ma è un’assurdità perché è dal tempo degli ottomani che gli ordini religiosi sono esclusi”. 

Il vescovo ausiliare non nasconde la propria preoccupazione per il futuro prossimo e racconta sconcertato che “anche il mio conto personale è stato bloccato. Il problema è che con le domiciliazioni bancarie delle bollette e il conto bloccato, rischiamo di ritrovarci senza niente, senza nemmeno luce e gas… niente più funziona!”. Un discorso analogo vale anche per i maroniti ad Haifa e altri religiosi a Jaffa. Per il prelato si tratta di “decisioni prese da municipalità locali, ma il governo non ha fatto nulla per bloccarli. A livello ufficiale dicono di essere contrari, ma non vediamo grandi volontà di risolvere la questione. Il nunzio ha informato il ministero israeliano degli Esteri, ma nulla è cambiato”. 

Conti correnti bloccati, situazione difficile per scuole e ospedali, relazioni fra Stato e Chiesa e dialoghi con la Santa Sede interrotti, e non si intravede all’orizzonte la volontà di riprenderli. La realtà della Chiesa e della comunità cristiana nella regione è critica e anche sul fronte dei pellegrinaggi le notizie non sono incoraggianti. Anzi, mons. Marcuzzo parla di “crisi completa”. 

Un dato su tutti: nel 2015 si è registrato un calo di circa il 30% nei visitatori rispetto all’anno precedente. “Tutte le nazioni europee, salvo la Polonia, presentano un saldo negativo” commenta il vicario patriarcale di Gerusalemme. “A livello mondiale vi sono pellegrini da Nigeria, poi coreani e giapponesi, indonesiani e filippini, ma il dato generale è di crisi”. 

Il calo ha delle ripercussioni sulle comunità di Israele, Palestina, Giordania perché “quasi il 30% dei cristiani lavora in questo settore, nel turismo e nei pellegrinaggi, e non ricevono il salario … Bisogna aiutare questa gente, partendo dal fatto che le violenze trasmesse dalle tv sul Medio oriente nulla hanno a che vedere con la Terra Santa. I pellegrini qui non sono mai stati toccati; ebrei e musulmani considerano il pellegrino una persona alla ricerca di Dio e la rispettano, per questo non bisogna avere paura”. 

Il vicario patriarcale sottolinea che la pace è la premessa fondamentale per ripristinare la convivenza e il dialogo in questa terra; per ottenerla è necessario che Stati Uniti ed Europa correggano una politica finora “sbagliata” in Medio oriente. “Bisogna bloccare gli aiuti e i finanziamenti ai terroristi - avverte - non solo Daesh [acronimo arabo per lo Stato islamico], ma tutti i gruppi terroristi”. 

In questo contesto difficile il giubileo della Misericordia “ha un valore molto forte” per il quale la Chiesa di Terra Santa ha promosso “un programma serio, che coinvolge tutte le comunità”. Per il periodo di Quaresima, racconta mons. Marcuzzo, “abbiamo scelto la visita agli ammalati: non solo negli ospedali, ma anche nelle case, nelle famiglie, seguendo le direttive di papa Francesco… che gli ammalati stessi siano evangelizzatori della malattia”. Il nostro esempio è santa Mariam Bawardi, che “pur essendo sempre malata, era la prima ad aiutare quanti soffrivano, una testimonianza davvero straordinaria”. E poi c’è la distribuzione di aiuti e cibo per quanti soffrono a Gaza, i rifugiati in Giordania; infine, per il periodo di Quaresima i sacerdoti “si sono impegnati a garantire maggiore disponibilità e dedicare più tempo alle confessioni”. 

I fedeli di Terra Santa percepiscono questa sensazione di “abbandono”. E per capire quanto sia importante il contatto, la vicinanza, mons. Marcuzzo ricorda la visita di questi giorni dell’ambasciatrice di Finlandia a una scuola cattolica in Galilea. “L’hanno accolta con grande entusiasmo - riferisce il prelato - tanto che lei stessa ne è rimasta sorpresa. Ma quando vedono una persona che si interessa a loro, che si preoccupa, questi ragazzi si sentono incoraggiati. Ma non solo i giovani: tutti i cristiani della regione hanno bisogno di sentirsi compresi, sostenuti”. E il modo per sostenerci, conclude, è “venire in pellegrinaggio, stare con noi, pregare con noi”.(DS)

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