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4 febbraio 2017

 

Dopo 4 giorni di lotta, ritirato il decreto salva-corrotti

di Giacomo Dolzani

 

Ci sono voluti 4 giorni di manifestazioni ed oltre 250.000 persone scese nelle piazze di Bucarest, ma alla fine il governo rumeno ha ritirato il tanto contestato “decreto salva-corrotti”, il quale avrebbe dato un colpo di spugna su diversi reati per i quali sono imputati anche molti funzionari pubblici.

 

Il governo socialdemocratico del premier Sorin Grindeanu ha infatti approvato un decreto d’urgenza il quale depenalizza vari reati tra cui l’abuso d’ufficio e la corruzione se questi riguardano somme di denaro ridotte, ossia inferiori ai 48.000 euro.

La decisione, in un paese dove la corruzione è endemica e riguarda le istituzioni pubbliche a tutti i livelli, ha scatenato le manifestazioni popolari più imponenti mai viste dal 1989, quando venne deposto il dittatore comunista Nicolae Ceausescu, registrate sia nella capitale Bucarest sia in molte altre città rumene come Timisoara, Cluj, Iasi e Sibiu; a queste proteste collettive si aggiunse poi quella personale di Florin Jianu, ministro per gli Affari ed il Commercio, il quale ha abbandonato il suo posto di governo considerando le dimissioni “la decisione più etica da prendere”.

All’annuncio del ritiro del provvedimento la folla ha esultato per la vittoria che ha consentito, se non di ridurre, almeno di non aggravare il problema del malaffare nel paese balcanico; il premier rumeno, dopo questi quattro giorni di tensione, ha infatti affermato: “non ho intenzione di dividere il paese, il popolo della Romania deve rimanere unito”.

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