Ho vissuto l’infanzia e la prima giovinezza all’Isolotto, allora, negli anni 60. Quartiere povero, senza niente. Ho vissuto la nascita della comunità cristiana di base con don Enzo Mazzi e don Sergio Gomiti.

Durante l’alluvione ho visto le persone insieme che lottavano riappropriandosi di ciò che le istituzioni negavano. Mi piacque molto.

Volevo fare la rivoluzione NONVIOLENTA con i senza diritti come lo ero io. Ora sono contento se riusciremo a pensare e praticare la NONVIOLENZA nell’azione politica individuale e collettiva.

reteccp.org
giovedì 16 febbraio 2017

Si è spento Gigi Ontanetti, un veterano degli interventi civili di pace in zone di conflitto.
a cura di Maurizio Cucci

Dal Sud Africa dell'apartheid alla Bosnia, al Congo ... Kossovo, Palestina ecc ecc ...

Dopo una lunga lotta con il cancro che si era insinuato nel suo sangue in Kossovo, grazie alle polveri leggere che trasportavano dovunque la radioattività dell'uranio impoverito usato durante i bombardamenti. molti anni di chemio e poi il ricovero in una struttura protetta, infine all'ospedale, da dove non sarebbe più uscito vivo.

Lo piange la mamma che gli è stata vicino fino all'ultimo.

Lo piangono gli amici della Fucina della Nonviolenza, dell'Agesci di cui era un solido appartenente e i compagni di lotta dell'Isolotto, dove era stato membro del consiglio di quartiere, prima di essere anche consigliere comunale del Comune di Firenze.

Lo piangono anche I beati Costruttori di Pace, per i quali era stato uno dei primi permanenti a Sarajevo, dove era rimasto, a tempi alterni, per quasi tutto il conflitto.

Anche il Movimento Nonviolento lo ricorda con commozione e affetto: Gigi Ontanetti era una persona genuina, un puro di cuore.

Pasquale Dioguardi:
Ho avuto modo di conoscere Gigi. Era appassionato e schietto.

Piergiorgio

Gigi e' stato grande. Insostituibile e fondamentali guida nelle marce  

pacifiste nei Balcani e a  Bukavu.

 

Angela Dogliotti

Ho conosciuto solo di sfuggita Gigi, ma so quanto era amato e apprezzato.

Lo piangiamo insieme agli altri amici che hanno condiviso con noi un

pezzo di storia e ci hanno lasciato da poco: Nanni, Pietro...


Ciao Gigi, piccolo uomo, come amavi firmarti, che ci hai insegnato come si può stare sempre dalla parte dei "senza potere e senza diritti". Non eri mai stanco di iniziare a costruire qualcosa, con generosità e coraggio ci hai aiutati a comprendere che il metodo è quello che può fare la differenza, in ogni tipo di progetto. Ci hai educati al metodo del consenso perché nessun essere umano deve sentirsi umiliato ad essere tacciato di minoranza e messo da parte.
Abbiamo costruito insieme un modo di opporci alla delega perché dove c'è delega c'è rinuncia all'esercizio del potere da parte dei più deboli.

Ci hai insegnato che il potere è di tutti!

Per tutto quello che sappiamo di te ti immaginiamo già a discutere con San Pietro perché le chiavi non le può tenere sempre lui, ci deve essere una rotazione in quel ruolo ...

Non ti ringraziamo perché come hai scritto tu nel tuo libro "un grazie a nessuno" ma aver percorso un pezzo di strada insieme a te ha reso migliore questo mondo, ha permesso che noi nascessimo come progetto e ci ha fatto imparare tanto. Tu eri un uomo che rendevi possibili le cose, continueremo a lavorare seguendo il tuo esempio.


Ho conosciuto Gigi perchè volevo andare asssolutamente a Sarajevo. la prima volta lo vidi alla marcia Perugia Assisi, lui era il responsabile che decideva dei permanenti. Lì si portavano avanti diversi progetti basati sull'Azione Diretta Nonviolenta, portavamo la posta dai rifugiati all'estero a coloro che ancora resistevano a Sarajevo. si andava a procurare l'acqua per gli anziani che non potevano uscire. avevamo una radio con cui si metteva in contatto quelli fuori con quelli dentro. una volta un poliziotto bosniaco in borghese ci arrestò perchge venivamo da Pale, qualche domanda poi fummo rilasciati. una cosa è certa Gigi era un uomo sincero e molto preciso su ciò che la nonviolenza permetteva e ciò che invece non si poteva fare. ho perso un vero amico. Maurizio


Alfonso Navarra lo ricorda così:
Gigi Ontanetti, obiettore di coscienza alle spese militari, sperimentatore di Corpi Civili di Pace, operaio in lotta per l'internazionale dell'Umanità. Ora che, per come credi, stai in cielo, al riparo dai calci immeritati della vita assurda in cui ci hanno gettato, colpi durissimi che ti hanno particolarmente preso di mira regalandoti offese, miseria e umiliazioni e che hai sopportato, per quello che ne so anche grazie all'aiuto fraterno di amici veri come Tiziano, vedi, ti prego, se puoi farmi un favore. Portami un saluto al "Giusto" Ginettaccio, tuo conterraneo ed affine d'anima: eroe silenzioso come eri anche tu, nelle cose che contano; "maledetto toscanaccio." dispensatore animato di parolacce ma con il cuore d'oro, con il quale ora potrai fare, tranquillo tra il fumo ed il vino, un bel discutere e bacchettare...

Qui potete scaricare un libro sull'esperienza in Bosnia di Pierluigi Ontanetti, http://www.progettosarajevo.org/archivio_materiale/pubblico/Libro_Pierluigi_Ontanetti.pdf


Firenze, 31 agosto 2011
Intervista a Pierluigi Ontanetti sullo scautismo


Aprile 2013

Intervista a Pierluigi Ontanetti "Non siamo quella razza"


3 ottobre, 2013

Nonviolenza Sarajevo

di Pierluigi Ontanetti


17 ott 2013

Morte di un pacifista: parla Luigi Ontanetti

Il 3 ottobre 1993, cinque pacifisti italiani tentarono di "rompere simbolicamente" l'assedio di Sarajevo con l'attraversamento della prima linea del ponte Vrbanja. Uno di loro, Gabriele Moreno Locatelli, contrario all'azione, partecipò solo per aiutare eventuali feriti che, secondo le regole imposte da alcuni degli organizzatori, dovevano essere abbandonati sul posto. Proprio Locatelli venne colpito da due proiettili al torace e all'inguine. I suoi compagni fuggirono abbandonandolo sul selciato del ponte a dissanguarsi. Il comandante "militare" dell'azione era Luigi Ontanetti di Firenze. Ecco la sua opinione sulla "vita e sulla morte"...


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