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7 luglio 2017

 

Il G20, il G8, il G7 e i g di tutti gli altri

di Alessandro Ghebreigziabiher

 

C’era una volta il G20.

Ma anche i G8 e i G7, tutti i G possibili e organizzabili.
Financo il G1, che è poi la sintesi più credibile, ovvero un solo, compatto grumo di ottuso potere, incapace di guardare al di là dell’attuale responso della borsa.
E’ storia vecchia, no?

Eppure si ripete, già, ma non cambia, concordi?
Nella sostanza, intendo.
Copione e battute si ripetono, dai.
Puoi ingaggiare (eleggere) altri attori (leaders) ogni volta, ma lo spettacolo (meeting) dei personaggi (capi di stato) della privilegiata, colonialista, maggiormente inquinante, guerrafondaia e sfruttatrice minoranza del mondo (i paesi più industrializzati), è lo stesso.
Al netto di nuovi parrucchini e caricature più o meno eccentriche, la recensione del film è immutata.
Lui ha detto questo, lui ha risposto quest’altro, loro dissentono, lui ha offeso quell’altro, quest’ultimo ha replicato, tutti si sono scusati, perché sono stati fraintesi e il nulla di fatto su quel che preme di più alla maggioranza delle creature terrestri è presto servito sul piatto.
Perché ciò che invece, puntualmente, ne esce come risultato concreto a favore di pochi, credi forse che non sia stato già concordato prima?
Pensi davvero che siffatti artisti governativi (presidenti), perennemente consigliati – diciamo così – dalle rispettive agenzie di spettacolo (multinazionali interessate, banche e fondi di investimento) abbiano bisogno di salire sul palcoscenico per decidere le parti del vero show?
Perché è evidente che il racconto reale vada in scena a sipario chiuso, non è così?
Nondimeno, la farsa ha inizio e scorre imperterrita senza sorprese.
In breve, sull’irraggiungibile schermo i divi fingono il saggio conciliabolo mentre in platea i protestanti si azzuffano con le protuberanze armate dei primi.
E’ roba già vista, vero?
C’era una volta, allora, quello che manca.
Ciò che è indispensabile, l’unica via di salvezza, per la stragrande maggioranza del pianeta, rimasta fuori del teatro.
C’erano una volta, quindi, i g con la lettera minuscola.
I g di tutti gli altri, i g dei migranti e dei  disoccupati, i g dei diversi, delle donne e dei giovani, dei bambini e di ogni umano che abbia a cuore il destino della terra e dei suoi abitanti.
Le creature lungimiranti, coloro che hanno davvero compreso la sola via all’orizzonte.
Non abbiamo altra priorità, ora.
E’ la prima cosa per cui lottare.
Vedrete, nel giorno del fatidico incontro globale, come scenderanno in piazza a protestare.
I G20…

 

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