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19 ottobre 2017

 

Malta, crocevia dell’illegalità col marchio Ue

di Enrico Campofreda

 

Non una, ma due, tre forse più di dieci le piste che il fiuto d’inchiesta e il senso di servizio, motori centrali del lavoro di Daphne Caruana Galizia, possono motivare il disegno assassino di chi l’ha tacitata per sempre. Fra gli inviati delle testate che seguono in loco le indagini di polizia, Intelligence e magistratura circola la pista dei narcos: boss maltesi con tanto di fan sui social network che minacciavano la giornalista. Ma accanto al recente timore con cui la coraggiosa cronista e blogger aveva denunciato la minaccia di morte, c’è quella sua disperata considerazione sul panorama politico, socio-economico e finanziario incancreniti dall’illegalità che aveva occupato il micro Stato col classico apparato criminale delle mafie.

 

Amministratori pubblici, imprenditori privati, faccendieri, prestanome – interni ed esterni – interconnessi col partito di maggioranza e con quello d’opposizione, intenti a realizzare affari generali e personali per ricavarne vantaggi. Non è un caso che La Valletta vanti un Pil superiore al 4% annuo conseguito nell’ultimo decennio grazie al gioco della fiscalità compiacente messo in atto dal bipolarismo consociativo di laburisti e partito nazionalista. Col compiacimento di Bruxelles.

Le elezioni anticipate dello scorso giugno, che il premier Muscat aveva indetto per scrollarsi di dosso la rogna dei Panama Papers, lo riportavano alla guida di una nazione che l’Unione Europea si tiene in casa insieme ai suoi misfatti, sicuramente per servirsene da porto franco. Quello che un ministro socialdemocratico della Westfalia, definiva neanche tanto metaforicamente, la “Panama d’Europa”, suscitando il risentimento di Keit Schembri, il capo staff e sodale del riconfermato primo ministro laburista.

 

Ma sul fronte dell’opposizione nazionalista, un politico di primo piano come Adrian Delia è chiacchierato proprio per prossimità con un padrino di quel narcotraffico che dalle sponde africane del Mediterraneo s’occupa d’ogni merce, ponendo accanto alla droga, profughi e armi.

Dunque cos’è diventata Malta? Un paradiso fiscale con un’enorme quantità di società off-shore, un luogo amico per i tanti evasori (l’Italia ne vanta un congruo numero fregiati da pedigree e blasone familiare, aveva raccontato L’Espresso). Un porto franco di lucrose attività criminali che necessitano di riciclaggio, referente Ue e facilitatore nei rapporti coi potenti del mondo riguardo ai business dell’energia (la vicenda della Tap ne è un esempio). Grazie a queste operazioni, ne traeva vantaggio il “benessere” della nazione e i conti correnti, ovviamente occultati altrove, di alcuni politici di primissimo piano.

 

Da qui il tesoretto guadagnato da Joseph Muscat (lui continua a negare, ma storicamente tanti ladri di Stato l’hanno fatto) tramite la compagnìa Egrant intestata alla consorte Michelle, sul cui conto erano transitati i dollari del presidente azero Alijev felice del suo affarone del metanodotto verso l’Europa. Per parte sua era felice anche il ministro dell’energia e del turismo Konrad Mizzi, quarantenne rampante sempre di sponda laburista che porta un cognome storico nell’isola grazie al fondatore del partito nazionalista Fortunato (1844-1905) e del figlio Enrico, premier seppure per un periodo brevissimo nel 1950.

Anche Konrad Mizzi, così rivelano le “carte di Panama”, aveva una società intestata, per quanto collocata in Nuova Zelanda, che comunque forniva i servizi finanziari a La Valletta. Nella correlazione degli affari, dove le famiglie che s’alternano al comando condizionano la vita nell’isola, la vicenda dei Panama Papers rappresenta il meccanismo più losco e più grosso dove Daphne Caruana Galicia aveva ficcato il naso. Non solo perché quei file parlano degli inconfessabili appetiti di Putin e Cameron, Sharif e Poroshenko, passando per gli immarcescibili Mubarak, ma perché nel mappamondo dei paradisi fiscali c’è una buona fetta dell’attuale economia mondiale e di ciò che la geopolitica si trascina con guerre e stragi. Oltre all’oltraggio estremo di chi ne parla.

 

Trasferimenti di ricchezze

1.Isole Vergini 2. Panama 3. Bahamas 4. Seychelles 5. Samoa-Niue

Intermediari

Europa: 1. Svizzera 2. Isola Jersey 3. Lussemburgo 4. Regno Unito

Medio Oriente: Emirati Arabi Uniti

Asia: 1. Hong Kong 2. Cina

Americhe: Panama

Proprietari ricchezze nascoste

Europa: 1. Russia 2. Svizzera. 3. Regno Unito 4. Principato di Monaco e Italia

Medio Oriente: 1. Emirati Arabi Uniti 2. Israele

Asia: 1. Cina 2. Hong Kong

America

1.Stati Uniti 2. Brasile e Argentina 3. Perù 4. Uruguay

(fonte: Süddeutsche Zeitung)

 

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