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lunedì 6 febbraio 2017

 

L'Euro È irrevocabile

di Pietro Saccò

 

L'Europa a più velocità: sull'ipotesi tedesca il no comment del presidente della Banca centrale europea. Ma il progetto di un'Europa con meno vincoli esiste.

 

Chissà che cosa ha in mente Angela Merkel quando parla di un’Europa «a più velocità, dove non tutti avrebbero lo stesso livello di integrazione». Quella che la cancelliera tedesca ha tirato fuori dopo il vertice di Malta non è un’idea nuova. Sono ormai cinque anni che di tanto in tanto si riparla di questo progetto di multivelocità, ma non si capisce mai chiaramente in che cosa dovrebbe consistere. Oggi a Bruxelles i giornalisti hanno chiesto spiegazioni a Margaritis Schinas, portavoce della Commissione, e lui non ha potuto fare altre che sottolineare come le diverse velocità siano già una realtà in diversi ambiti dell’Unione. L’euro, il Brevetto europeo, il Pubblico ministero europeo o Schengen sono tutti esempi di accordi che riguardano alcuni Paesi dell’Ue e non altri. Certo, ha fatto presente Schinas, «la velocità è importante, ma altrettanto importante è la direzione del viaggio. Per noi alla Commissione la direzione è l'unità dei nostri ventisette Stati».

 

Al Parlamento europeo un eurodeputato della Commissione finanze ha approfittato dell’audizione di Mario Draghi per chiedere che cosa ne pensasse il presidente della Banca centrale europea. Draghi non ha nascosto la sua perplessità: «Si è parlato di più velocità… questo concetto non è ancora molto sviluppato — ha risposto il banchiere centrale —. Mi sembra una visione appena

abbozzata sulla quale non sono in grado di esprimere alcun commento, almeno al momento».

Quello che si capisce è che c’è un progetto di un’Europa con meno vincoli, che possa essere un po’ più “comoda” per tutti gli Stati membri. Potrebbe essere una soluzione per evitare altre fuoriuscite, dopo quella Regno Unito. Bisogna capire se saranno d’accordo i futuri leader politici europei. Se il prossimo presidente francese dovesse essere Marine Le Pen - che ha messo al primo posto dei suoi 144 impegni presidenziali l’obiettivo di «ritrovare la nostra libertà e il controllo del nostro destino nel restituire al popolo francese la sua sovranità (monetaria, legislativa, territoriale, economica)» - le più velocità le andrebbero comunque troppo strette. Lo stesso di potrebbe dire per l’Italia, se dovessimo andare al voto e portare al governo partiti anti-euro come Lega o Cinque Stelle. Le sorti dello stesso europeismo tedesco sono molto traballanti, in attesa del voto del prossimo autunno.

 

Il balzo dei rendimenti dei titoli di Stato decennali di Italia e Francia rispetto a quelli dei Bund tedeschi non è il frutto del la pressione dei mercati sull’Europa, com'era quattro anni fa. Stavolta gli investitori si limitano a prendere atto di come il futuro dell’Unione europea si faccia via via più fumoso e le sorti dei suoi Paesi sembrano andare in direzioni differenti. «La prospettiva a breve termine di uno Stato che decide di lasciare l’Unione europea o la zona euro rimane basso, ma sta crescendo» ha scritto l’agenzia di rating Moody’s in un report diffuso venerdì scorso.

 

Se la rottura dell’euro è figlia della pressione politica, e non di quella dei mercati, allora non c’è nulla che la Bce possa fare. Per Draghi non è più tempo di promettere che farà «tutto il necessario» per proteggere la moneta unica. D’altra parte la Bce con il Quantitative easing si è spinta davvero al limite del suo mandato, che è tenere in equilibrio i prezzi, e non ha altri strumenti finanziari per spegnere le tensioni sui debiti pubblici. Così il presidente della Bce ora si è assunto il ruolo più politico di difendere la bontà dell’Unione monetaria. Lo ha fatto a Lubiana la settimana scorsa e lo ha fatto anche oggi a Bruxelles. L’economia europea sta dando segni di ripresa, ha ribadito Draghi (“zitta zitta l’Europa cresce più degli Stati Uniti” faceva presente anche il Financial Times), questo è anche merito dell'euro. Si potrebbe fare anche meglio se tutti avessero fatto le riforme. «I benefici di una moneta unica possono essere pienamente raccolti se abbiamo politiche e istituzioni a livello nazionale ed europeo che assicurano che la valuta unica funzioni per tutti» ha detto il governatore, ribadendo che dietro la moneta unica c'era un progetto di convergenza politica ed economica che è stato quasi abbandonato. Detto questo, l’euro è «irrevocabile», i trattati su cui si poggia non permettono l’uscita. Chi vuole abbandonarlo non si aspetti che sia il presidente della Bce a spiegargli come si fa.

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