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4 aprile 2017

 

Apologia del sacrificio

di Alessio Mannino

 

In ricordo del martire Dimitris Christoulas settantasettenne che cinque anni fa si sparò di fronte al parlamento Greco.

 

«Il governo di occupazione ha annientato tutti i miei mezzi di sussistenza, che si riducevano a una pensione dignitosa, per la quale avevo versato 35 anni di contributi. La mia età non mi permette di intraprendere azioni individuali più radicali (anche se non escludo che avrei imbracciato un kalashnikov): non trovo altra soluzione che una morte dignitosa, in alternativa a frugare nei cassonetti per nutrirmi. Credo che un giorno i giovani senza futuro prenderanno le armi e impiccheranno i traditori del popolo in Piazza Syntagma».

Sono le ultime parole lasciate scritte dal settantasettenne Dimitris Christoulas in una lettera d’addio alla Grecia, prima di spararsi una pallottola in testa di fronte al parlamento esattamente cinque anni fa, il 4 aprile 2012. Ai piedi dell’albero sotto il quale si suicidò, gli abitanti di Atene lasciano fiori, candele e messaggi. Sua figlia, delusa da Syriza per il cui padre simpatizzava, nel 2015 ha inviato a sua volta una lettera aperta indirizzandola al premier Alexis Tsipras, dandogli in sostanza del traditore:

«I morti ci parlano e i politici tacciono continuamente».

In realtà non hanno fatto che aprire la bocca per darvi fiato, e usare la mano per firmare gli accordi-capestro con la trojka: Fmi-Ue-Bce, che hanno trasformato la Grecia in una macabro laboratorio di vivisezione sociale. I 226 miliardi versati nel 2010 e nel 2012 sono serviti a salvare i creditori stranieri (le banche francesi e tedesche) trasferendo il peso sugli Stati dell’Eurozona e sull’Fmi e indebitando praticamente per l’eternità il popolo greco. Vecchia sporca storia: socializzazione delle perdite, privatizzazione dei profitti. Il governo di sinistra estrema (si fa per dire) ha svolto tutti i suoi bravi sanguinari compitini a casa, tagliando il deficit dal 2009 al 2015 dal 15% all’1,4%, una cosa mai vista al mondo. Disoccupazione disperata, stipendi e salari da tempo di guerra, età della pensione che sarà fra le più alte del continente, un terzo della popolazione tecnicamente povera. Dopo aver compiuto i loro esperimenti sulla pelle dei greci, uno dei tre “occupanti”, per dirla con Dimitris, si è accorto che a girare troppo la corda non si respira più: il Fondo Monetario ha dovuto ammettere che gli obbiettivi imposti dall’Unione Europea, a meno di non dare ancora un’altra stretta, sono impossibili da raggiungere. 

L’Europa si è dimenticata della Grecia. Si è scordata di come sia ridotta, per colpa di chi l’ha governata in passato, dell’illusione in cui si erano lasciati condurre, dei criminali della tecnocrazia finanziaria che hanno giocato con la gente come si fa con le cavie. La Grecia, domani, potremmo essere noi. Ricordiamoci dunque del gesto di Dimitris. Per trarne un insegnamento per l’avvenire: rimossa e compressa a lungo, la fisiologica forza di reagire all’umiliazione un giorno risorgerà. Allora il suo sogno si avvererà: vedremo il bravo e mansueto cittadino comune trovare la vitalità necessaria a fare quel che va fatto, contro sfruttatori e schiavisti. E siccome c’è un tempo per tutto, quello sarà il tempo di non avere pietà, la pietà che si deve allo sconfitto, se sconfitto con onore. Perchè qui, di onore, non c’è manco l’ombra. Si farà come si fa dopo una guerra, «come fecero nel 1945 gli italiani con Mussolini», aveva scritto Dimitris.

 

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