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Ago 17, 2017

 

L’Isis rivendica la strage di Barcelona

 

La Spagna si trova nel mirino dello Stato islamico: “Ci riprenderemo la terra dei nostri avi con la forza di Allah”.

 

BARCELLONA – “La Spagna è la terra dei nostri avi e noi la riprenderemo con la forza di Allah”. Lo Stato islamico dei gruppi terroristi di Abu Bakr al Baghdadi ha messo da tempo il Paese nel mirino. E oggi gli adepti dell’Isis si sono affrettati a celebrare “l’attacco di Barcellona”, con perfetto stile islamista, rivendicando la paternità della strage e facendo appello per nuovi attentati.

Soltanto due settimane addietro, come hanno riportato alcuni siti di monitoraggio dell’estremismo islamico sul web, “i sostenitori dell’Isis avevano sostenuto la necessità di combattere per la riconquista dell’al Andalus (questa la denomionazione dalla propaganda islamica per indicare la Spagna, ndr) e si era prospettato un “attacco imminente”.

 

La propaganda jihadista fa riferimento alla Spagna con il termine al Andalus perché è l’antico nome delle terre della penisola Iberica (e parte della Francia) che furono assoggettate alla conquista dei Mori fino alla fine del XV secolo. Un ‘richiamo’ culturale forte per chi ritiene che un pezzo d’Europa si stato “strappato” ai musulmani e il “Corano seppellito dai crociati”.

Il primo proclama in lingua spagnola era uscito nel luglio dello scorso anno: è un video sottotitolato, il primo nella storia del gruppo terroristico. Gli esperti ipotizzano possa essere stato fabbricato all’interno del Paese.

Poi altri documenti e video, nei quali la Spagna è l’unico Paese non musulmano a cui si fa riferimento. A maggio arrivano le minacce: “Uccideremo ogni infedele spagnolo che incontreremo nella nostra terra. Vi uccideremo nelle vostre città e nei vostri villaggi allo stesso modo in cui uccidete le nostre famiglie”. All’ inizio di quest’anno, un miliziano jihadista aveva minacciato in spagnolo: “Pagherete un prezzo molto alto”. Tutti messaggi idonei a creare il clima di psicosi e di panico che risulta utile per promulgare lo “stato d’eccezione” che sospende le garanzie costituzionali normalmente vigenti.

La sequela di arresti e cellule sgominate dalla polizia spagnola è lunghissima: complice l’afflusso costante di migranti o presunti tali, gli jihadisti hanno organizzato fino ad ora veri e propri centri di reclutamento.

Dal 2014, almeno 190 “foreign fighter” dalla Spagna si sono uniti alle file dell’Isis in Siria e Iraq, secondo dati forniti dal ministro degli Interni. Una trentina sono rientrati in Spagna. Quasi tutti sono di origine araba o nord-africana, residenti in Spagna o con la cittadinanza spagnola. Molti di questi sono transitati nei campi di addestramento per terroristi creati dai servizi di intelligence di USA e Gran Bretagna per addestrare i ribelli anti Assad.

Dal 2015 la polizia ha intensificato la pressione sui fiancheggiatori del gruppo terrorista islamico. Almeno 150 presunti jihadisti sono stati arrestati nel paese iberico.

All’Isis si aggiungono anche gli altri gruppi della galassia terroristica: lo scorso gennaio l’Aqmi, la branca nordafricana di al Qaida, ha lanciato un appello-video nel quale chiedeva di lanciare attacchi a Madrid, nell’ambito di un piano per la “riconquista” delle enclave di Ceuta e Melilla.

L’ex ministro degli Interni Jorge Fernández Díaz ha sottolineato che la Spagna ha già sconfitto il terrorismo basco dell’Eta e “neanche questa nuova minaccia raggiungerà i suoi obiettivi”. La lotta contro il terrorismo jihadista, ha però avvertito, sarà “lunga” e “forse durerà anni”.

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