Fonte: Diario de Octubre

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Feb 04, 2017

 

Fu la CIA a scatenare la Primavera Araba a Tunisi in coordinamento con i jihadisti, lo afferma l’ex presidente tunisino, Ben Alì

Traduzione di Luciano Lago

 

Sei anni dopo il suo rovesciamento, l’ex presidente tunisino Ben Alì, ha lanciato un messaggio al suo popolo in cui accusa la CIA di aver scatenato la “Primavera Araba” in coordinamento con gli jihadisti. Il messaggio lo ha pubblicato l’agenzia di stampa Jamahiriya News popchi giorni fa, ignorato dai media occidentali.

Presentato dalla stampa occidentale come “un dittatore”, Ben Alì ha governato la Tunisia dal 1987 fino al Gennaio del 2011, quando, con il pretesto di un piccolo commerciante che si era suicidato in pubblico, i servizi di intelligence di USA e Francia e Regno Unito, approfittarono dell’episodio per innescare una rivolta di piazza che aveva il fine di destabilizzare la Tunisia ed il mondo arabo. Così iniziò la Primavera Araba.

 

Secondo Ben Alì, i piani  della CIA si iniziarono a tramare nel 2007 perchè il suo governo aveva rifiutato di cedere agli Stati Uniti la base militare di Biserta e perchè la Tunisia non accettò di indurire il blocco economico contro la Libia, come chiedeva Washington.

L’anno successivo, Condolezza Rice, consigliere per la Sicurezza di Obama, si presentò a Tunisi per creare un “centro” che doveva educare la gioventù tunisina a difendere i diritti umani, a cui il governo di Ben Alì gli rispose: “Signora perchè questo centro non lo va a realizzare in Israele”? Alla Rice la domanda non fu per nulla gradita tanto che sospese le interviste che aveva programmato, fece le valige e prese l’aereo di ritorno nello stesso giorno del suo arrivo.

 

Ex presidente Ben Alì

Quando il governo tunisino ebbe la consapevolezza che gli USA stavano preparando il suo rovesciamento, Ben Alì domandò cosa ne sapesse Alì Seriati, il quale gli rispose che si trattava di informazioni false. Tutto si trovava già sotto il controllo della CIA. Mancava una settimana all’episodio del suicidio in piazza del commerciante.

Il 14 Gennaio, Ben Alì accompagnò all’aereoporto sua moglie e suo figlio, perchè abbandonassero il paese per causa dell’incertezza politica e, quando si disponeva a ritornare nel palazzo Presidenziale, incontrò il Seriati in aereoporto il quale lo consigliò di prendere un aereo e partire, con una velata minaccia: la sua vita si trova in pericolo. Avrebbe avuto occasione di tornare quando si fosse ristabilita la calma.

Avvenne come in altre situazioni simili di rivoluzioni di colori, primavere o nella piazza di Maidan, così presto iniziarono le uccisioni, causate da francotiratori nascosti che sparavano in modo indiscriminato per provocare rabbia nelle moltitudini contro il governo e seminare il caos. La CIA aveva formato squadroni della morte, finanziati dal Qatar, con gli jihadisti di “Ennahda” e o con mercenari provenienti da paesi vicini, incluso dalla Bosnia.

 

Nel suo messaggio Ben Alì segnala direttamente il movimento islámico Ennahda come parte integrante del Golpe, ed incluso avendo armato e addestrato militarmente la propria gioventù. L’ex presidente si mostra meravigliato per la vicinanza che la Ennahda aveva con la CIA e per il fatto che nessuno abbia domandato chi  aveva dato l’ordine di sparare contro la moltitudine, nonostante che alcuni dei  francotiratori furono arrestati nella stessa notte degli avvenimenti.  L’ex presidente deposto aggiunge che gli spari proseguirono fino a che lui se ne andò in esilio in Arabia Sudita. Dopo il Golpe, gli islamisti della Ennahda si presentarono davanti alla popolazione come vittime delle uccisioni.

Bel Alì termina il suo racconto assicurando che oggi Tunisi è un rifugio per i servizi segreti stranieri e per le bande criminali, sotto il patrocinio della CIA. L’accordo per realizzare una base militare USA in Tunisia, già si è firmato. Questo fu il motivo ultimo dell’inizio della “Primavera Araba” in Tunisia e nel mondo arabo.

Il racconto dell’ex presidente tunisino sarebbe risultato un poco più completo se anche lui avesse ammesso le proprie responsabilità, questo però significava chiedere molto.

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