ANSA

09 dicembre 2017

 

Monsignor Pizzaballa, Gerusalemme è di 2 popoli

di Massimo Lomonaco

 

Città Santa un unicum, non va ridotta a disputa territoriale

 

"Sono molto preoccupato per le violenze che si possono scatenare e dalle conseguenze imprevedibili. Resto convinto che Gerusalemme nella sua unicità possa essere il simbolo di due popoli". Monsignor Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme per volontà di papa Francesco, non nasconde l'ansia di questi giorni dopo la dichiarazione Usa sulla città dove vive da quasi 20 anni.

All'annuncio che Trump avrebbe riconosciuto Gerusalemme capitale d'Israele, le Chiese cristiane hanno espresso la loro contrarietà alla mossa del capo della Casa Bianca consapevoli, hanno detto, che quel passo "aumenterà l'odio, il conflitto, la violenza e le sofferenze a Gerusalemme e in Terra Santa". Gli scontri, la tensione, i feriti, ne sono - a loro giudizio - la piena conferma. "Gerusalemme - dice oggi Piazzaballa all'ANSA - è un unicum: un patrimonio di tutte le fedi ma anche di coloro che non ne hanno. E non è soltanto questione di religione: la città è anche un patrimonio culturale che appartiene a tutta l'umanità".

"Per questo - sottolinea - non può essere ridotta ad una disputa territoriale, né ad una contesa di appartenenza. Le dichiarazioni su Gerusalemme, qualunque esse siano, sono importanti ed investono principi, valutazioni diverse: toccano simboli e sensibilità incredibili. Entrare in questo ginepraio senza una valutazione serena è come gettare benzina sul fuoco. E spero con tutto il cuore che questo fuoco non si accenda, anche perché siamo tutti stanchi di violenza. Gerusalemme è un nervo scoperto ed è molto difficile capire quali siano le conseguenze di passi affrettati".

"La città non può essere ridotta ad una mera questione politica, ma è invece qualcosa di molto di più. Ne consegue che il suo essere va per forza di cose inserito all'interno di una visione complessiva, di un discorso concordato. Nessuno - insiste Pizzaballa - può impedire che sia capitale di Israele e al tempo stesso di uno Stato palestinese". "In quanto unicum, la città, e il suo straordinario 'chilometro sacro', vanno affrontati in maniera globale. Ma soprattutto non si può decidere su Gerusalemme senza consultare i cittadini che la compongono. Le due parti si devono parlare e questo è imprescindibile". Per Pizzaballa infine, l'intervento del pontefice dei giorni scorsi va ribadito: "Non va cambiato lo status quo, ovvero il modo in cui le tre comunità interagiscono tra loro nella libertà di fede".

 

 

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