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16/01/2017

 

Israele-Palestina: da Parigi un rinnovato impegno per la pace e per i due Stati

 

Oltre 70 Paesi, fra cui i membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu e Lega araba hanno partecipato all’incontro. Assenti il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il leader palestinese Abu Mazen. Il comunicato finale frutto di una lunga trattativa fra le parti. Nessun riferimento diretto alle questioni irrisolte, fra cui lo status di Gerusalemme e il trasferimento dell’ambasciata Usa. 

 

Un appello a Israele e Palestina perché rinnovino il loro “impegno” per un accordo di pace in Medio oriente “nell’ottica dei due Stati” e un invito a entrambi i Paesi a “evitare” azioni unilaterali, che possano “pregiudicare” i risultati dei negoziati. Con una particolare attenzione a tre elementi peculiari: le frontiere, lo status di Gerusalemme e la questione inerente i rifugiati. È questo, in sintesi, il contenuto del comunicato finale diffuso al termine della Conferenza internazionale sulla pace in Medio oriente, che si è tenuta ieri a Parigi, in Francia, su iniziativa del presidente Francois Hollande. 

All’incontro erano presenti i leader di oltre 70 Paesi, fra i quali i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza Onu e i vertici della Lega araba. Al termine dei lavori i presenti, ad esclusione del Regno Unito, hanno firmato la dichiarazione comune.

Londra, di contro, ha manifestato “forti riserve” nei confronti di una conferenza di pace organizzata a pochi giorni dal cambio ai vertici degli Stati Uniti [il giuramento di Donald Trump è in programma il 20 gennaio] e in cui, fra l’altro, non erano nemmeno presenti le parti in causa. Difatti all’appuntamento parigino spiccavano le assenze del Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e del presidente dell’Autorità palestinese Abu Mazen. 

Il documento finale della Conferenza è stato oggetto di una lunga trattativa fra le parti. Alla fine è prevalsa la linea di non entrare nel dettaglio dei problemi, lasciando solo “intendere” le questioni in sospeso e le linee guida per affrontarle e risolverle. In particolare, non vi sono stati riferimenti diretti in merito alla costruzione di nuove colonie da parte di Israele in territorio palestinese.

Altra questione centrale rimasta in sospeso la volontà del neo presidente Usa Trump di trasferire l’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme. Una mossa che ha incontrato l’apprezzamento dei vertici di Israele e scatenato forti proteste fra i palestinesi. 

Alla vigilia della conferenza (un’iniziativa apprezzata dai palestinesi), Netanyahu aveva parlato di incontro “inutile” concordato da palestinesi e francesi per “cercare di imporre a Israele condizioni inconciliabili con gli interessi nazionali”. Egli ha parlato di un incontro che “riflette gli ultimi battiti del mondo di ieri”, mentre il domani “avrà un altro aspetto”. Un riferimento, nemmeno troppo velato, al cambio della leadership a Washington. 

Dal canto suo il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha giudicato con favore l’incontro internazionale di Parigi, che “riafferma i principi del diritto e le risoluzioni internazionali” per la nascita di uno Stato palestinese con capitale Gerusalemme est. 

La conferenza nella capitale francese giunge in un periodo di forti tensioni fra Israele e Palestina, sfociate a più riprese in gravi episodi di violenze. Ad inasprire la controversia, la risoluzione Onu del mese scorso - approvata con il “benestare” dell’amministrazione uscente Usa - che denunciava l’attività di espansione degli insediamenti promossa da Israele. 

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