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28 gennaio 2017

 

Russia. Nel paese dei femminicidi il parlamento depenalizza la violenza domestica

di Giacomo Dolzani

 

Nel paese con uno dei più alti tassi di donne uccise da un proprio famigliare (oltre 12.000 nel solo 2016) è stata approvata ieri dal senato russo, con una schiacciante maggioranza di 380 voti favorevoli e 3 contrari, la legge che depenalizza le violenze domestiche, battezzata la “legge del ceffone” che, teoricamente, dovrebbe consentire ai genitori di educare i figli senza la minaccia di conseguenze penali.

Una sentenza della Corte suprema aveva infatti depenalizzato le percosse che non portano ad un danno fisico, a meno che queste non siano avvenute in famiglia, motivo per cui la senatrice Yelena Mizulina, di Russia Unita (il partito del presidete Putin), ha proposto di risolvere la questione e ristabilire la parità di trattamento depenalizzando anche gli abusi domestici.

Se prima si rischiava una pena di due anni di reclusione, secondo questa legge l’aver picchiato i figli o il coniuge, se è la prima volta, si tradurrà in una multa di circa 500 euro mentre, in caso di reiterazione del reato, si verrà giudicati secondo il codice penale.

Secondo il presidente della Duma, Viaceslav Volodin, questa norma, che dovrà essere ora approvata dalla Camera alta e controfirmata da Putin, “renderà le famiglie più forti”, mentre secondo i sondaggi (condotti dalle agenzie controllate dal governo) il 60% dei russi vedrebbe questa legge in maniera positiva.

Sta di fatto che le autorità procederanno soltanto in caso di denuncia, la vittima dovrà quindi presentare in tribunale le prove di essere stata maltrattata e che tali percosse le abbiano inflitto danni fisici, trasformando di fatto la legge, come accusano molte associazioni umanitarie, in un escamotage del governo di chiudere definitivamente gli occhi sulla questione delle violenze domestiche, le quali riguardano ogni anno quasi 40.000 donne in tutta la Russia; di queste solo il 12% però sporge denuncia alle autorità, in quanto solo 3 casi su 100 arrivano in tribunale, mentre i rimanenti si risolvono in un nulla di fatto.

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