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21 lug 2018

 

La fine dello stato di guerra tra Etiopia e Eritrea, migliaia di rifugiati in 

Camerun

di Federica Iezzi

 

La nostra consueta rubrica sull’Africa vi porta anche in Mali dove almeno 289 civili sono stati uccisi dall’inizio dell’anno nelle violenze interne e nella Repubblica Centroafricana dove l’apparente tranquillità della prefettura di Mambere-Kadei si è interrotta lo scorso aprile

 

Roma, 21 luglio 2018, Nena News -

 

Etiopia

La compagnia aerea Ethiopian Airlines è tornata a condurre i primi voli civili tra Addis Abeba e Asmara, ricollegando l’Eritrea all’Etiopia dopo 20 anni di stallo militare.

La maggior parte dei passeggeri etiopi sono stati separati dalle loro famiglie dalla guerra. Alla vigilia della guerra di confine del 1998-2000, l’Etiopia ha espulso più di 70.000 eritrei dai suoi territori, creando separazioni tra famiglie. Dispute continue sulla demarcazione dei confini condivisi hanno innescato il conflitto. Il tutto è parte del recente storico accordo, firmato dal primo ministro etiope Abiy Ahmed ad Asmara, con il presidente Isaias Afwerki, ponendo ufficialmente fine allo ‘stato di guerra’ tra i due Paesi.

 

Mali 

Secondo i dati dell’ufficio dei diritti umani delle Nazioni Unite almeno 289 civili sono stati uccisi dall’inizio dell’anno, nelle violenze intercomunali in Mali.

Più del 75% degli incidenti si sono verificati nella regione centrale di Mopti.

La missione MINUSMA ha documentato un’escalation di attacchi presumibilmente effettuata dal gruppo Dozos e dalle milizie Dogon contro villaggi delle comunità Fulani.

Gruppi armati legati ad al-Qaeda, con stretti legami con le comunità Fulani, hanno a loro volta bersagliato le etnie Dogon e Bambara.

La Francia è intervenuta nel nord del Mali nel 2013 per respingere gruppi armati che stavano minacciando i principali centri abitati del sud. Da allora i combattenti hanno riacquistato un punto d’appoggio nel nord e nel centro semiarido.

 

Repubblica Centrafricana

Lo scorso aprile, l’apparente tranquillità della prefettura di Mambere-Kadei nel sud-ovest della Repubblica Centrafricana, si è interrotta allo scoppio dei combattimenti tra la missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite, MINUSCA, e i membri del gruppo armato Siriri.

Circa 250.000 rifugiati della Repubblica Centrafricana hanno cercato rifugio nei Paese vicino negli ultimi anni.

A fronte di un aumento delle violenze dal 2016, e con l’80% del territorio della Repubblica Centrafricana, detenuto da gruppi armati, è improbabile il ritorno degli oltre 568.000 rifugiati da Paesi come il Camerun, la Repubblica Democratica del Congo e il Ciad.

Mentre il Camerun, rimane un asilo sicuro per i rifugiati della Repubblica Centrafricana, continua ad affrontare due crisi di sicurezza: Boko Haram nell’estremo nord e disordini in alcune regioni del sud-ovest e del nord-ovest di lingua inglese.

 

Camerun

Violente tensioni tra le forze governative del Camerun e i separatisti anglofoni hanno costretto oltre 180.000 persone a lasciare le proprie case a partire dallo scorso dicembre, secondo i dati di Human Rights Watch. L’80% di questi rimangono sfollati interni. Almeno 20.000 camerunesi hanno cercato rifugio in Nigeria. Le forze governative sono state accusate di uccisioni, uso di forza eccessiva contro i manifestanti e tortura.

Il nord-ovest e il sud-ovest del Paese è stato colpito da disordini dal 2016, quando insegnanti e avvocati hanno organizzato manifestazioni per chiedere il rispetto dei sistemi di istruzione e giustizia inglesi nelle stesse regioni.

 

 

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