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27 novembre

 

Lo scontro di Kerch e il vertice Putin-Trump

 

Lo scontro navale tra russi e ucraini nello Stretto di Kerch (Piccolenote) ha creato nuove asperità tra Occidente e Russia, anche se meno di quanto poteva accadere.

 

Il sostegno della Nato e dell’Occidente a Kiev è infatti atto dovuto. Solo Nikki Haley, ambasciatrice Usa all’Onu (per fortuna del mondo, dimissionaria), ha usato i soliti toni incendiari contro Mosca. Ma ad oggi appare voce isolata.

 

Lo scontro di Kerch: torti e ragioni

Per quanto riguarda torti e ragioni, qualche cenno. La Russia ha fatto valere un diritto acquisito nei fatti: considerando la Crimea ormai russa, ha applicato le norme sulle acque territoriali nazionali.

Kiev lamenta che ciò è contro l’antico trattato tra Ucraina e Russia, che sancisce la condivisione di quel tratto di mare.

Al di là della controversia tra i litiganti, non si comprende come Washington possa protestare per la violazione dei diritti di Kiev, stante tanti pregressi.

Un esempio: in Siria gli Stati Uniti hanno il controllo della zona ad Est dell’Eufrate, in violazione del diritto internazionale sulla sovranità di Damasco riguardo il suo territorio nazionale.

Il 7 febbraio del 2018 alcuni mercenari russi, presenti in Siria in accordo con il governo di Damasco, varcarono quel confine stabilito dagli Usa. Furono trucidati. Cento i morti causati da un bombardamento durato un’intera notte.

Nel caso specifico, gli Usa fecero valere un confine stabilito da sviluppi geopolitici (conflitto siriano), facendo prevalere il diritto acquisito nei fatti su quello internazionale. Un po’ quel che è accaduto a Kerch, anche se in misura molto meno macabra.

 

I timori russi e il disperato Poroshenko

Sulla vicenda, appaiono interessanti alcuni cenni di Mark Galeotti, esperto britannico di geopolitica, intervistato sulla Repubblica di oggi.

Al di là delle usuali critiche a Mosca (che non riportiamo perché si possono leggere agevolmente su tutti i media), Galeotti rileva che è possibile che a far scattare l’azione russa a Kerch sia stato il sospetto “che l’Ucraina stesse realmente pianificando qualcosa (cosa che non possiamo escludere). Non dobbiamo dimenticare il livello di sfiducia reciproca che c’è tra i due Paesi”.

E sul presidente ucraino, Petro Poroshenko, afferma: “È disperato. Senza qualcosa che cambi radicalmente la situazione, perderà malamente le prossime presidenziali”.

“Presentare questo incidente come preludio a una lotta esistenziale per la sopravvivenza dell’Ucraina – aggiunge Galeotti – gli permette di farsi portatore della bandiera del Paese e di posticipare le elezioni grazie all’assurdo decreto sulla legge marziale, nella speranza che nel frattempo riesca a capovolgere il suo destino politico”.

 

Kerch e il summit di Buenos Aires

Dopo aver accusato la Russia di aver intentato un’aggressione inaccettabile, Galeotti spiega che occorre sì protestare, ma “in una maniera che affronti le sue legittime preoccupazioni […] il che significa garanzie per la sicurezza del ponte di Kerch [strategico perché collega la Crimea alla Russia, ndr], in cambio di una circolazione marittima nuovamente libera”.

Ovviamente Galeotti, come tutto l’Occidente, chiede il rilascio dei marinai ucraini arrestati da Mosca e la restituzione delle navi sequestrate, cosa che siamo sicuri avverrà.

Ma è evidente che Putin vorrà gestire la cosa: non può presentare tale gesto come cedimento a pressioni che ritiene indebite.

Probabile sia presentato come un gesto di apertura e distensione, magari in vista del vertice di Buenos Aires in cui incontrerà Trump (o magari dopo, su richiesta dello stesso). O forse più in là. Vedremo.

Interessante anche un commento di Franco Venturini sul Corriere della Sera di oggi, che accenna alla coincidenza temporale che vede l’impennata della tensione Est-Ovest a ridosso del vertice di Buenos Aires.

Trump, spiega Venturini, “non ha rinunciato a dialogare con Putin”, cosa che “nel bel mezzo di una nuova crisi ucraina” può risultare “assai difficile, se non impossibile. Che qualcuno abbia pensato a legare le mani dell’imprevedibile Donald?”.

Domanda più che legittima. E che probabilmente si sta facendo anche l’imprevedibile in questione. Tanto che finora il presidente americano ha evitato commenti su quanto accaduto a Kerch.

Mancano tre giorni al vertice di Buenos Aires. Possibili altre sorprese (attacco chimico in Siria?).

 

Ps. A conforto dell’ipotesi che la legge marziale sia del tutto strumentale si può ricordare che essa non fu applicata durante il conflitto con il Donbass, molto più minaccioso per Kiev.

Detto questo, la sua applicazione, per sfortuna di Poroshenko, è stata limitata: solo 30 giorni, contro i 60 previsti, e solo nelle zone considerate a rischio, ovvero ai confini col “nemico” russo. 

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