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15 agosto 2018

 

Le cose da sapere sul crollo del viadotto Morandi a Genova

 

Il moncone Est del ponte è pericolante: deve essere abbattuto o messo in sicurezza. La relazione della commissione ministeriale: evidente stato di corrosione sul pilone numero 10.

 

Dopo il crollo del ponte Morandi a Genova prende sempre più corpo l'ipotesi che a provocare il disastro, il cui bilancio è di 43 morti, sia stata la rottura di un tirante. «Abbiamo ricevuto una relazione della commissione ministeriale», ha detto il 22 agosto il prefetto del capoluogo ligure, Fiamma Spena, «in cui si segnala sul pilone numero 10 un evidente stato di corrosione di grado elevato». Si tratta della struttura che sostiene il moncone Est del viadotto, rimasto in piedi ma ritenuto pericolante. Sulla tragedia è stata aperta un'inchiesta al momento senza indagati, nell'ambito della quale sono stati perquisiti gli uffici del provveditorato alle Opere pubbliche di Genova e la sede di Autostrade per l'Italia. Prosegue inoltre la discussione politica sull'opportunità di togliere ad Autostrade la concessione per la gestione della rete. E sul tavolo c'è anche l'ipotesi, rilanciata dal ministro dell'Interno Matteo Salvini, di nazionalizzare la società.

 

IL MONCONE EST DEVE ESSERE ABBATTUTO O MESSO IN SICUREZZA

Il moncone Est del ponte Morandi è pericolante e deve essere abbattuto o messo in sicurezza al più presto. A dirlo è il ministero dei Trasporti, dopo aver ricevuto la relazione tecnica della propria commissione ispettiva guidata dall'architetto Roberto Ferrazza. La commissione ha contattato anche la concessionaria, cioè Autostrade per l'Italia, per avviare gli interventi necessari. Mentre il presidente della Regione Liguria e commissario per la ricostruzione, Giovanni Toti, ha dichiarato: «Occorre sicuramente demolire il moncone nel più breve tempo possibile. Primo per garantire la sicurezza, anche se oggi l'area è sgomberata e dunque non ci sono rischi per le persone. Secondo perché senza la demolizione non parte la ricostruzione». Meno assertivo il commento del prefetto di Genova: «La commissione ministeriale ha evidenziato una situazione di pericolo e di criticità elevata sul pilone 10, ma non so dire se si può parlare di rischio crollo. Dovete chiederlo alla commissione».

 

SCRICCHIOLII DAL PONTE, FERMATE LE OPERAZIONI DI RECUPERO DEI BENI

La procura di Genova si è detta è pronta, in caso di concreto pericolo, ad autorizzare l'abbattimento del moncone della struttura che si trova sopra gli edifici evacuati di via Porro. Scricchiolii uditi in quel punto nella notte del 19 agosto e il 20 mattina avevano in precedenza convinto i vigili del fuoco a interrompere le operazioni di recupero delle masserizie e degli oggetti personali dalle abitazioni evacuate. È stato escluso che fossero rumori causati dal vento e sono stati attivati accertamenti tecnici ancora in corso. La zona rossa rimane interdetta anche ai mezzi di soccorso in attesa dei risultati delle verifiche. Intanto il 21 agosto i vigili del fuoco hanno sospeso il recupero delle macerie per consentire al consulente tecnico della procura di repertare alcuni elementi strutturali di ponte Morandi che potrebbero essere utili alle indagini.

 

CONSEGNATE LE PRIME CASE AGLI SFOLLATI

Sono state consegnate le prime cinque case agli sfollati per il crollo del ponte. Vanno a cinque nuclei famigliari, per un totale di 21 persone, tra cui bambini piccoli (uno ha 3 mesi) e anziani non autosufficienti. Le chiavi sono state date dal presidente della Regione Toti e dal sindaco Bucci nel quartiere di Bolzaneto in palazzine con appartamenti di solito destinati alle forze dell'ordine e di proprietà della società pubblica Arte. «Sono le prime case che consegniamo», hanno detto Toti e Bucci, «contiamo entro metà novembre di soddisfare tutte le esigenze». Altri sei alloggi verranno consegnati nella stessa zona domani. Gli sfollati potranno rimanere nelle case «per un lungo periodo», ha aggiunto Toti.

 

 

CROLLO DERIVATO DA UNA SERIE DI «CONCAUSE»

Il ministero dei Trasporti ha scaricato ogni responsabilità sull'incidente, affermando che «qualsiasi verifica strutturale sulle opere in concessione» spetta al concessionario. Ad Autostrade per l'Italia è stato chiesto di fornire una dettagliata relazione su tutti gli adempimenti posti in essere per assicurare la funzionalità della struttura. In contraddittorio con gli esperti inviati dalla società è iniziato il sopralluogo dei consulenti tecnici nominati dalla procura di Genova. L'ipotesi più accreditata è che siano state una serie di concause a provocare il crollo: «il ponte prima si è storto, poi è caduto» ha detto detto Roberto Ferrazza, presidente della commissione ispettiva del Mit. Il cedimento dello strallo «resta un'ipotesi del cedimento». Lo strallo è una bretella «che tiene la trave, l'impalcato su cui circolano gli automezzi: la sua rottura può essere stata determinata sia da un comportamento anomalo della trave o dal cedimento delle mensole che tengono gli impalcati. Una eventuale rottura della mensola può aver fatto girare l'impalcato e sovraccaricato lo strallo».

 

SEGNALATE ANOMALIE NELL'OTTOBRE 2017

I magistrati che si occupano delle indagini sull'incidente stanno vagliando il materiale documentale sequestrato già agli atti a partire dalla relazione del Politecnico di Milano che segnalava, già nell'ottobre 2017, alcune 'significative anomalie' agli stralli dei piloni 9 e 10. In base a quella relazione, la società Autostrade aveva deciso per un intervento di rinforzo di uno degli stralli del pilone 9 che sarebbe dovuto essere cantierato dopo l'estate 2018 e che aveva già avuto l'ok del ministero. D'altra parte la stessa società autostradale nel 2011 aveva sottolineato «l'intenso degrado» del ponte per le «forti sollecitazioni dovute al traffico». Sollecitazioni che, secondo gli esperti, si sono sommate con l'inquinamento che avrebbe aggredito i materiali e al loro invecchiamento.

 

PEDAGGIO SOSPESO E RIMBORSO A PARTIRE DAL 14 AGOSTO

Autostrade per l'Italia ha intanto sospeso il pedaggio sulla rete genovese: a partire dalle 11 del 20 agosto non verrà chiesto il pagamento agli automobilisti in transito. La stessa società in una nota ha fatto sapere che cui con una semplice dichiarazione (recandosi presso i Punto Blu di Genova Ovest e Genova Sampierdarena, oppure scrivendo a info@autostrade.it) coloro che hanno pagato il pedaggio sulle tratte interessate a partire dal 14 agosto potranno chiederne il rimborso.

 

LA STORIA DEL PONTE MORANDI

Il viadotto è stato costruito tra il 1963 e il 1967 con una struttura mista: cemento armato precompresso per l’impalcato e cemento armato ordinario per le torri e le pile e nel corso degli anni è stato sottoposto a manutenzioni profonde, tanto che dopo trent'anni si era già speso in lavori l'80% di quanto era servito per la sua realizzazione. Recentemente, nel 2015 e nel 2016, è stata oggetto di due interrogazioni parlamentari dell'ex senatore di Scelta civica Maurizio Rossi all'allora ministro Delrio.

 

LA RISTRUTTURAZIONE NEGLI ANNI 90

Imponenti lavori di manutenzione straordinaria sono stati effettuati tra la fine degli Anni 80 e i primi Anni 90, compresa la sostituzione dei cavi di sospensione con nuovi cavi affiancati agli stralli originari. Tuttora erano in corso lavori di consolidamento, ha riferito Autostrade, che in un report del 2011 indicava come «il volume raggiunto dal traffico provoca un intenso degrado della struttura del viadotto, in quanto sottoposta a ingenti sollecitazioni». Sul sito di Autostrade per l'Italia si legge che ulteriori appalti del valore di circa 20 milioni di euro sarebbero stati assegnati a breve: 14,7 milioni per lavori parte a corpo e parte a misura, 5,4 milioni per oneri di sicurezza non soggetti a ribasso. Il bando è datato 28 aprile 2018 e la gara vera e propria si sarebbe conclusa a fine settembre.

 

LA MANCATA SOSTITUZIONE CON LA GRONDA

Da anni a Genova si discute della necessità di un nuovo raccordo alternativo al ponte Morandi, considerata infrastruttura a rischio. Giovanni Mari, giornalista del Secolo XIX, che segue la vicenda da molto tempo, ha scritto su twitter che: «Il rifacimento di Ponte Morandi è considerato una priorità dal 2001. Nel 2002 Autostrade accettò il primo progetto per il nuovo passante». È un dato di fatto, documentato da una relazione di Autostrade, che nel 2009 si studiò l'ipotesi di una demolizione controllata del viadotto nell'ambito del progetto sulla Gronda di Genova. Al progetto il Movimento 5 stelle e Beppe Grillo si erano sempre opposti appoggiando i No Gronda. Gli attivisti nel 2013 avevano definito «una favoletta» l'idea che il ponte potesse crollare. Ma l'ipotesi fu accantonata, anche perché senza un'alternativa pronta, senza un bypass, sarebbe venuta meno l'unica via di collegamento tra Genova e la Francia.

 

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