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22 Ottobre 2018

 

Scuola, addio allo studio della storia e dell’arte: ecco perché siamo un Paese senza futuro

 

Dalla riforma che ha investito lo studio della storia dell’arte nei licei e negli istituti tecnici e professionali alla recente decisione di eliminare la traccia di storia dalle tipologie del tema dell’esame di maturità, il nostro è un Paese che attraverso la scuola sta dicendo addio al proprio futuro.

 

Nelle ultime settimane la scuola italiana è tornata a far parlare di sé, e per motivi ancora una volta preoccupanti: a scatenare le proteste e la reazione di studiosi ed esperti del settore è stata la scelta della Commissione presieduta da Luca Serianni di eliminare la traccia di Storia dall'esame di maturità. Una proposta che si aggiunge alla lunga lista di cambiamenti e riforme che hanno riguardato la scuola italiana negli ultimi otto anni, in cui spiccava già il triste trattamento che una disciplina come la Storia dell’Arte stava subendo: quella di Serianni è solo l’ultima di una lunga serie di scelte che ci trasformeranno in un Paese incapace di guardare al passato e dunque, senza futuro. Ecco perché.

 

I cambiamenti, in breve

Ma cosa è cambiato davvero nelle scuole italiane? Per quanto riguarda le discipline storico-artistiche il discorso è lungo e complesso, e nasce più o meno all'epoca della riforma Gelmini del 2010: da allora, le ore dedicate alla Storia dell’arte sono state drasticamente diminuite (ma non eliminate del tutto) sia nei licei sia negli istituti tecnici e professionali, in ottica di un’ottimizzazione del monte ore e delle risorse già esigue della scuola.

 

Per l’insegnamento della Storia il discorso è diverso: la materia continuerà, per fortuna, ad essere insegnata e studiata sia nei licei che negli istituti tecnici e professionali, ma il grande traguardo dell’esame di maturità subirà in questo senso una drastica modificazione. Niente più traccia storica fra le tipologie previste per il tema. Ci si chiede ora se una decisione di questo genere modificherà l’approccio allo studio di una disciplina che, scomparendo dalla “lista” di competenze e saperi richiesti ad un maturando, molto probabilmente verrà sempre di più sottovalutata.

 

Senza storia non abbiamo futuro: ecco perché

La maggior parte dei giovani, alla fine del secolo, è cresciuta in una sorta di presente permanente, nel quale manca ogni tipo di rapporto organico con il passato storico del tempo in cui essi vivono. (…) Il lavoro degli storici, il cui compito è ricordare ciò che altri dimenticano, è ancora più essenziale ora di quanto mai lo sia stato nei secoli scorsi.

 

Nel suo lavoro più conosciuto Eric Hobsbawm parlava così. Erano gli anni Novanta, e si iniziava a fare i conti con quel “Secolo breve” che stava cambiando radicalmente, secondo lo storico, il modo in cui l’uomo si relazionava al progresso e al proprio futuro. La necessità palesata da Hobsbawm è oggi passata sotto silenzio: scegliere di privare i giovani degli strumenti essenziali di lettura della realtà storica vuol dire privarli della possibilità di scegliere e determinare il loro futuro.

 

Perché questo vuol dire sostanzialmente studiare la storia o la storia dell’arte: acquisire la capacità di leggere i fatti, gli accadimenti o, nel caso della storia dell’arte, i linguaggi creativi, in modo razionale e approfondito in modo da poter sviluppare una coscienza individuale, collettiva, civile, e politica. E anche l’Arte, forse soprattutto l’arte, in questo senso, è vitale: essa non è mai stata fine a sé stessa, e le grandi esperienze del Rinascimento ci hanno insegnato come un quadro o un dipinto possa nascondere molta più realtà e politica di quanto pensiamo.

 

L’arte ha linguaggi e regole ben precise che, se approfondite, permettono di decifrare messaggi che altrimenti resterebbero nascosti: questa capacità, in un’epoca in cui tutto è immagine e comunicazione visiva, è indispensabile. Senza lo studio approfondito di Raffaello o Caravaggio è impossibile comprendere qualcosa della Street Art che tanto piace ai più giovani, ma ancor di più di quello che ci circonda nella vita quotidiana. Allo stesso tempo la storia, che già per Cicerone era “magistra vitae”, non costituisce una semplice raccolta di fatti, date o nomi noiosissimi da imparare: è così che oggi viene insegnata, semmai, perché manca effettivamente il tempo di approfondirne il reale significato. La storia è il presente che in qualche modo è già stato sperimentato, analizzato e vissuto: senza di esso, siamo come ciechi senza una guida.

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