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30 maggio 2018

 

Perché con la sfiducia a Rajoy la Spagna può crollare come l'Italia

di Barbara Ciolli

 

L'impeachment mosso al premier porta verso una grave crisi istituzionale e politica. Socialisti e Podemos non hanno la maggioranza e neanche i conservatori. Pure Madrid va verso le elezioni.

 

Presto, molto presto, la Spagna può precipitare nel vicolo cieco politico e istituzionale dell'Italia del post Legislative 2018. Entro il primo giugno il parlamento di Madrid deve votare la mozione di censura e sfiducia presentata dai socialisti del Psoe contro il premier conservatore Mariano Rajoy, stretto sodale per conservatorismo della cancelliera tedesca Angela Merkel nonché traghettatore, dal 2011, della ripresa economica del Paese a colpi di austerity tranchant . Vista da fuori la mozione, nella sostanza un impeachment a Rajoy, piove come un fulmine a ciel sereno nell'Ue: ma come, la Spagna che ha risanato i conti pubblici, dipinta in netta risalita, torna una mina per l'Europa?

PESA LA TANGENTOPOLI SPAGNOLA. Sì, perché di mezzo ci sono le prime sentenze per una maxi inchiesta sulla corruzione della politica in corso dal 2007, che equivale alla Tangentopoli italiana del 1992 ed è capace di spazzare via i quadri del Partito popolare di Rajoy (lo dirige dal 2004). Proprio come in Germania dalla fine degli Anni 90 lo scandalo dei fondi neri alla Cdu di Merkel distrusse politicamente lo statista Helmut Kohl, cancelliere della riunificazione. A latere c'è anche molto di più: in Spagna - come in Francia, Germania e Italia - i partiti tradizionali si stanno sgretolando. In special modo le forze di sinistra, ma neanche la destra conservatrice e cristiana ha più la maggioranza da sola.

 

Il partito popolare di Rajoy è stato confermato alle elezioni anticipate del 2016, dopo più di sei mesi di stallo dalle Legislative 2015, orfane - come in Italia - di una maggioranza di governo. Da un biennio il premier conservatore è in carica, grazie all'astensione al Congresso di alcuni deputati socialisti: un gruppo di "responsabili", direbbero a Roma.

SANCHEZ PROPOSTO COME PREMIER. Finché dalle condanne del 24 maggio dell'Alta corte di Madrid contro l'ex tesoriere del Partito popolare Luis Barcenas (a 33 anni) e all'imprenditore Francisco Correa (a 51 anni), gestore dei fondi neri, il Psoe ha proposto al parlamento un premier alternativo - Pedro Sanchez - depositando una mozione di censura a Rajoy.

RISCHIO DI ELEZIONI IMMEDIATE. Nel presidenzialismo spagnolo questa implica, se approvata, la messa in stato di sfiducia del governo. L'atto è tanto grave per Rajoy - che sulle accuse al partito rimbalza ogni responsabilità anche se ha annullato gli impegni in agenda in settimana - quanto sconsiderato per il Psoe. Perché i socialisti non otterranno mai e poi mai la maggioranza: né in parlamento per far passare la loro mozione e il loro premier né al voto anticipato per governare. Le urne si profilano come l'esito più probabile della sfiducia al premier, perché la destra liberale dei Ciudadanos (ex alleata dei popolari) ha fatto sapere che con i suoi 32 deputati non ha intenzione di appoggiare la mozione socialista. Ma in compenso ne ha in serbo una propria, di censura al premier e di richiesta di elezioni immediate.

 

Rajoy insomma è solo. E gli 84 deputati socialisti di Sanchez, anche con il sostegno «incondizionato» alla mozione dei 67 parlamentari del movimento Podemos, non arrivano alla maggioranza di 176 voti necessari. L'unica alternativa per loro è bussare alla porta dei partiti minori indipendentisti e nazionalisti (più di destra che di sinistra) per i voti mancanti, ma il Psoe esclude negoziati. Di fronte c'è il corto circuito: la frammentazione politica latente, nella Spagna sovraesposta all'indipendentismo, sta per esplodere nella crescente ingovernabilità che, uno dopo l'altro, destruttura gli Stati nazionali dell'Ue.

UN PREMIER DELLA VECCHIA POLITICA. Intanto la tangentopoli iberica si allarga a macchia d'olio. Scattano le manette, in attesa di altre condanne, per una gestione di fondi illeciti che si sospetta di milioni di euro. Come con i secessionisti della Catalogna, sull'affaire il premier rigorista non fa una piega («casi vecchi e isolati»), continuando a issarsi a garante «contro la mozione che mina la stabilità della Spagna». Ma ne esce gravemente delegittimato, non fosse altro per essere stato ritenuto inattendibile come testimone dai giudici che hanno condannato il suo partito a pagare 240 mila euro. Per di più Rajoy non promette pulizia tra i suoi popolari, eludendo il rinnovamento della politica chiesto ormai da anni dalla gente.

 

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