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8/1/2018

 

Uno schiaffo che dovrebbe risuonare in tutto il mondo

di James M. Wall

Traduzione di Romana Rubeo

 

Uno schiaffo è un gesto che non nasce dalla volontà di ferire, mutilare o uccidere. Piuttosto, è figlio della frustrazione e dell’indignazione.

 

Ahed Tamimi è una ragazza di sedici anni che vive nel villaggio palestinese di Nabi Saleh, i cui abitanti da sempre resistono all’occupazione israeliana.

L’esercito israeliano è schierato per difendere militarmente gli insediamenti ebraici nella vicina Halamish, i cui residenti sottraggono ai cittadini di Nabi Saleh le risorse idriche e confiscano illegalmente la terra, per espandere l’insediamento.

Conosco le specificità di questa zona sin dal 1977, anno in cui i politici palestinesi incoraggiarono un gruppo di giornalisti stranieri, con cui stavo viaggiando, a visitare il Tegart Fort” una base militare abbandonata con una posizione strategica sulle alture, eretta dagli inglesi durante il periodo del Mandato, e poi usata come stazione di polizia dai Giordani.

 

Il Tegart fort, che sovrasta il villaggio di Nabi Saleh, è stato dismesso in seguito alla decisione del Primo Ministro Israeliano Begin di autorizzare il trasferimento nei territori occupati palestinesi di sei famiglie di ebrei ortodossi (membri del Gush Emunim).

In ebraico, Gush Emunim significa letteralmente “blocco dei fedeli”.

In seguito, quella che era una base militare diventa l’insediamento ebraico di  Halamish, l’ultimo dei sei avamposti autorizzati dal Primo Ministro Begin. Durante il nostro viaggio, decidemmo di spingerci a nord, per conoscere questi coloni di Gush Emunim, che vivevano in tutta sicurezza e comodamente sulla collina che sovrasta il villaggio di Nabi Saleh.

Ad attirare la nostra attenzione fu anche l’accampamento militare istituito dall’IDF per “proteggere” i coloni. Ovviamente, il piano era chiaro: altre famiglie ebraiche sarebbero arrivate in seguito, fino a costituire il futuro insediamento ebraico, oggi noto come Halamish.

 

Ho parlato diffusamente del mio viaggio in un articolo pubblicato sul Wall Writings il 3 aprile del 2010, intitolato Nabi Saleh Has Endured Land Confiscation Since 1977″. (Nabi Saleh resiste all’occupazione delle terre sin dal 1977, n.d.T.)

In una stanza, trovai un’intera famiglia appena arrivata da Chicago. La madre era nata in Israele e si era trasferita negli Stati Uniti. Era poi tornata, stavolta in Cisgiordania, convinta che quelle terre fossero state concesse al popolo ebraico direttamente da Dio.

In quel giorno del ’77, durante la nostra visita al Tegart Fort, vedemmo con i nostri occhi i coloni che occupavano le terre palestinesi e che vivevano in una base ormai in disuso e i militari dell’IDF schierati a guardia dell’insediamento.

Fu allora che capimmo che i coloni invasori israeliani avrebbero avuto un radioso futuro, sotto la protezione dell’esercito israeliano. Quell’avamposto isolato, ad ogni modo, ci sembrò alquanto innocuo.

 

Ma torniamo a oggi, al 2018. L’IDF continua a “proteggere” gli insediamenti ebraici, tutt’altro che “innocui”. Quello dei coloni è un movimento organizzato, di cui Israele si serve per il controllo totale della Palestina.

Quel gruppetto di giornalisti stranieri, nel 1977, non fu in grado di cogliere ciò che i Palestinesi già intuivano e temevano.

Israele mantiene un saldo controllo su una terra che, secondo quella donna, era stata donata alla sua famiglia direttamente da Dio. Quando i Palestinesi provano a resistere mostrando loro gli atti di proprietà, vengono presi di mira dall’IDF.

Nabi Saleh è uno degli obiettivi primari dell’IDF, perché con le sue proteste settimanali attira l’attenzione dei media stranieri sui crimini perpetrati da Israele contro i cittadini palestinesi.

 

Questo villaggio agricolo esisteva già prima dell’era ottomana. Sorge a 20 chilometri a nord ovest di Ramallah, l’attuale capitale della Palestina.

Il padre di Ahed Tamimi, Bassem al Tamimi, e sua madre, Nariman Tamimi, sono sempre alla testa delle manifestazioni settimanali. Sono tenuti sotto stretta sorveglianza e vengono arrestati di frequente.

Nel video di youtube che riportiamo, girato nel 2015, Ahed aveva 14 anni ed era già un’eroina della resistenza.

 

Questo breve filmato dovrebbe essere visto e studiato, a testimonianza del coraggio di una famiglia che rifiuta di sottomettersi all’occupazione e di un’adolescente che sogna di diventare avvocato per aiutare la sua gente. Alla fine del 2017, due anni dopo la pubblicazione del video, Ahed Tamimi è stata arrestata dall’IDF con modalità ormai note, che dimostrano tutta la crudeltà delle forze armate israeliane.

Uno squadrone di soldati è arrivato a Nabi Saleh, in Cisgiordania, dove Ahed vive, e ha fatto irruzione a casa sua alle quattro della mattina di Natale. L’hanno buttata giù dal letto, ammanettata e scaraventata in un furgone cellulare, per trasportarla in un carcere israeliano.

 

Di quale “reato” si era macchiata? Due giorni prima, due soldati erano entrati nel suo cortile. Lei e un’altra ragazza si erano opposte alla loro invasione di proprietà privata e li avevano cacciati. Durante il confronto, Ahed Tamimi ha schiaffeggiato uno dei militari.

I soldati non sono stati aggressivi, consapevoli di essere ripresi dai Palestinesi. Sapevano che sarebbero tornati durante la notte per arrestare la sedicenne.

Quando il Generale dell’Esercito Statunitense George Patton schiaffeggiò un soldato che giaceva in un letto d’ospedale, sul finire della Seconda Guerra Mondiale, intendeva esprimere disprezzo nei confronti di quello che considerava un atto di codardia. L’esercito gli chiese di scusarsi pubblicamente.

 

All’alba di lunedì 25 dicembre, Ahed Tamimi è stata arrestata per uno schiaffo.

 

Richard Silverstein, giornalista di religione ebraica che vive a Seattle, descrive così i momenti successivi all’arresto: “La madre ha seguito sua figlia fino al posto di polizia per proteggerla. Invece, è stata arrestata a sua volta. La polizia ha trascinato Ahed dinanzi a un giudice, per chiedergli di prolungare la detenzione.”

 

Due giorni dopo, un tribunale militare israeliano ha accolto tale proposta.  

La ragazza è stata trattenuta senza capi d’accusa, senza l’assistenza di un legale né la possibilità di vedere i suoi genitori.

 

Silverstein continua, raccontando che “Bassem al-Tamimi, ipadre di Ahed, si è recato in tribunale per sostenere la figlia ed è stato a sua volta tratto in arresto. D’altra parte, è così che funziona un regime fondato sulla prepotenza e su una mentalità mafiosa. Nessuna forma di opposizione è consentita. Chiunque resista, dev’essere punito in modo esemplare, così da non far venire “strane idee” nella testa dei Palestinesi.”

Il 2018 è arrivato, e Ahed è ancora rinchiusa in una delle tre celle in cui è stata detenuta finora. 

 

Lo schiaffo di Ahed dovrebbe “risuonare in tutto il mondo”. Dovrebbe essere percepito come un atto di resistenza da parte di una sedicenne.

I media internazionali, soprattutto negli Stati Uniti, sono completamente appiattiti sulla versione dei fatti israeliana e si rifiutano di cogliere la similitudine con il Concord Hymn di Ralph Waldo Emerson, che si apre proprio con la celebrazione di un atto di sfida: un colpo di fucile contro l’oppressore.

 

Nel caso di Ahed, non si tratta di un colpo d’arma da fuoco, ma di uno schiaffo. Questo è l’incipit del Concord:

“Dal massiccio ponte che le acque incornicia,
Sventola la bandiera alla brezza d’aprile,
I contadini resistendo in modo fiero
Spararono quel colpo, che risuonò nel mondo intero”.

 

Queste parole sono incise alla base del monumento ai Minute Men, di Daniel Chester French, a Concord, in Massachusetts.

 

I Minute Men della nostra Rivoluzione Americana erano una milizia improvvisata, formata da contadini che volevano lottare per la libertà. Anche Ahed Tamimi sta conducendo la sua battaglia, contro la brutalità e l’ingiustizia dell’oppressiva occupazione israeliana.

 

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