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ONU: nessuna connessione tra ebraismo e moschea Al-Aqsa

 

Pare che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite abbia respinto qualsiasi connessione tra l’ebraismo e il Nobile Santuario della Moschea di Al-Aqsa.

In una votazione tenutasi venerdì, l’Assemblea generale ha approvato sei risoluzioni che condannano le violazioni israeliane contro i palestinesi.

Tra queste vi è la Risoluzione A/73/L.29 intitolata “Gerusalemme” che chiede “rispetto per lo status quo storico nei luoghi santi di Gerusalemme, incluso Al-Haram Al-Sharif”.

L’uso del nome arabo per il santuario è stato interpretato come un rifiuto non troppo sottile della presunta connessione del sito con l’ebraismo. Il nome ebraico per il Nobile Santuario, il Monte del Tempio, non è menzionato da nessuna parte nel documento delle Nazioni Unite.

La risoluzione ha ricevuto 148 voti a favore e solo 11 contrari. Ha anche sottolineato che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite “ribadisce la sua determinazione che qualsiasi azione intrapresa da Israele, la Potenza occupante, per imporre le sue leggi, la giurisdizione e l’amministrazione nella Città Santa di Gerusalemme sono illegali e quindi nulle e prive di validità, e invita Israele a cessare immediatamente tutte queste misure illegali e unilaterali”.

Le risoluzioni dell’Assemblea Generale sono state condannate con veemenza dai media israeliani, con Breaking Israel News che li ha criticati come prova che l’ONU “[continua] la sua serie di frequenti condanne dello stato ebraico”.

Altri media hanno citato l’Ong UN Watch – nota per aver definito l’ONU anti-israeliana o antisemita  – affermare che la “risoluzione di Gerusalemme implica che l’amministrazione israeliana di Gerusalemme ostacola la libertà di religione quando invece è vero il contrario”.

UN Watch ha anche etichettato la risoluzione del “Golan siriano” come “ignara dei […] genocidi che si stanno verificando ora in Siria e delle sue implicazioni di sicurezza per Israele e per i civili delle alture del Golan”.

Con una rara mossa, dopo il voto dell’Assemblea Generale, l’Unione Europea ha diffidato pubblicamente i Palestinesi dall’uso, sancito dalle Nazioni Unite, di Al-Haram Al-Sharif per riferirsi al sito più sacro di Gerusalemme.

In una dichiarazione, l’UE “[ha sottolineato] la necessità di un linguaggio relativo ai siti sacri di Gerusalemme che ne rifletta l’importanza e il significato storico per le tre religioni monoteiste e nel rispetto delle sensibilità religiose e culturali”.

Ha aggiunto che la scelta futura della lingua “potrebbe influenzare il sostegno collettivo dell’UE alle risoluzioni”.

Commentando la dichiarazione dell’Unione Europea, il Jerusalem Post ha osservato: “Fino ad ora, l’UE non aveva preso una posizione unitaria su spinta sia degli stati arabi che dei palestinesi a cambiare subdolamente il linguaggio delle Nazioni Unite per quanto riguarda il Monte del Tempio [Al-Haram Al -Sharif]”.

La sua opposizione o decisione di astenersi in relazioni a eventuali future risoluzioni di questo tipo “segnerà un cambiamento radicale nella sua politica”.

 

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