Redazione ANSA

28 marzo 2018

 

Usa e Ue contro Mosca, espulsi decine di diplomatici russi

 

Lavrov: “lo sappiamo per certo, alcuni paesi ci chiedono scusa”

 

La decisione presa da alcuni paesi occidentali di espellere i diplomatici russi è il risultato di colossali ricatti e pressioni da parte degli Stati Uniti. Lo ha detto ha detto il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov. "Quando uno o due diplomatici vengono invitati a lasciare questo o quel paese, e ci sussurrano nelle orecchie le scuse, sappiamo per certo che questo è il risultato di pressioni e ricatti colossali da parte di Washington", ha detto Lavrov. Lo riporta la Tass.

 

Lunedì Donald Trump ha ordinato l'espulsione di 60 diplomatici russi e la chiusura del consolato russo di Seattle per la vicenda della spia russa avvelenata in Gran Bretagna. La decisione di Trump è legata al caso dell'avvelenamento dell'ex spia russa nel Regno Unito e rappresenta la misura più dura presa finora dal presidente americano nei confronti del Cremlino. Tra i 60 funzionari russi espulsi anche 12 che sono state identificate come "funzionari dell'intelligence" che hanno prestato servizio presso le Nazioni Unite a New York. Le persone interessate dal decreto di espulsione hanno ora sette giorni di tempo per lasciare gli Stati Uniti.

 

"Come seguito" di quanto deciso al vertice Ue della settimana scorsa, in risposta all'attacco di Salisbury "oggi già 14 Stati membri hanno deciso di espellere diplomatici russi", ha annunciato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, spiegando che "altre espulsioni non sono da escludere nei prossimi giorni e settimane".

 

Tra i primi Stati europei ad annunciare le espulsioni ci sono Francia e Germania, che hanno cacciato quattro funzionari ciascuno. L'Italia ha deciso l'espulsione di due russi.

L'Ucraina ha deciso di espellere 13 diplomatici russi, ha detto il presidente ucraino Petro Poroshenko.

 

Il governo britannico, dal ministro degli Esteri Boris Johnson a quello della Difesa Gavin Williamson, esulta per le espulsioni occidentali di diplomatici russi in solidarietà verso Londra sul caso Skripal. In particolare Johnson twitta: "La straordinaria risposta internazionale dei nostri alleati rappresenta la più grande espulsione collettiva di agenti dell'intelligence russa nella storia e ci aiuterà a difendere la nostra sicurezza. La Russia non può violare impunemente le norme internazionali".

 

La ritorsione diplomatica collettiva alla Russia concordata dal Consiglio Europeo e condivisa da altri alleati occidentali in seguito al caso Skripal "è una risposta alla minaccia" che Mosca pone "alla sicurezza di tutti noi, non solo un segno di solidarietà" verso la Gran Bretagna: dice la premier Theresa May alla Camera dei Comuni, presentando come un successo diplomatico le espulsioni decise da "18 Paesi, fra cui 15 dell'Ue" e tornando a denunciare "gli atti di aggressione" attribuiti "al regime di Putin".

 

Anche il governo canadese ha annunciato che si accinge adespellere 4 diplomatici russi in solidarietà con Londra. Gli espulsi - è l'accusa - hanno sfruttato il loro status diplomatico per minare la sicurezza del Canada e interferire nella democrazia del Paese.

 

L'Albania espelle due diplomatici russi. La decisione, annunciata nel pomeriggio dal ministero albanese degli Esteri, è stata resa nota all'ambasciatore della Russia a Tirana, Aleksander Karpushin, "al quale è stato comunicato che i due diplomatici sono state considerate persona non grata, a causa della loro attività in violazione al loro status diplomatico", spiega il comunicato delle autorità albanesi.

E arriva la reazione di Mosca che dice che risponderà all'espulsione dei suoi diplomatici decisa dagli Stati Uniti e dai paesi europei. Lo afferma il ministero degli Esteri citato da Interfax. Londra, prosegue il ministero, sul caso Skripal ha assunto una posizione "ipocrita e zeppa di pregiudizi". 

 

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