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23 feb, 2019

 

La Cina sorveglia i cittadini anche attraverso il dna

di Andrea Daniele Signorelli

 

La Cina tiene d’occhio la minoranza degli uiguri anche raccogliendo i campioni di dna e le impronte digitali di milioni di persone. Benvenuti nello stato più distopico di quest’epoca

 

Non basta aver rinchiuso un milione di appartenenti alla minoranza musulmana degli uiguri nei campi di rieducazione. Non è sufficiente neanche seguirli in ogni loro spostamento attraverso i droni del programma Dove, attivo nella regione dello Xinjiang (largamente popolata da uiguri). La Cina, secondo quanto riporta il New York Times, starebbe sorvegliando questa minoranza anche raccogliendo i loro campioni di dna e le impronte digitali, oltre a scansionarne il volto e la voce.

Tra il 2016 e il 2017, circa 36 milioni di persone avrebbero partecipato al programma noto come Esami per tutti: una sorta di specchietto per le allodole sfruttato, con la scusa di check-up sanitari, per effettuare una raccolta di dati sensibili, ampliando così il database informativo attraverso il quale la popolazione degli uiguri viene tracciata e sorvegliata. I numeri – che sono stati forniti dall’agenzia di stampa governativa cinese Xinhua – però non tornano: la popolazione dello Xinjiang è infatti di soli 24 milioni, il che fa sospettare che i campioni di dna siano stati prelevati anche in altre zone del paese o che buona parte degli abitanti dello Xinjiang si sia sottoposta più volte agli esami.

A peggiorare il quadro c’è anche il forte sospetto che questi campioni di dna siano stati raccolti senza il consenso della popolazione“Non avevano scelta”, ha confermato al Timesl’antropologo dell’università di Washington Darren Byler, che da anni si occupa della popolazione uigura.

Video: China’s war on Uighur identity, explained

https://www.youtube.com/watch?v=Oc5vVat5iuc

 

C’è un forte elemento coercitivo in tutta questa storia”

Per quanto il programma sia su base volontaria, gli abitanti dello Xinjiang sarebbero infatti stati tempestati di chiamate e sms, anche da parte della polizia, finché non avessero accettato di sottoporsi alle visite.

Una versione confermata anche da un uiguro ascoltato dal Guardian, che ha spiegato come le autorità locali “abbiano preteso la partecipazione di tutti agli esami” e come la polizia “lavori duramente per convincere tutti a partecipare”, senza però mai spiegare a quali scopi sia utilizzato il dna.

Se non bastasse, la raccolta del dna è stata eseguita utilizzando anche strumentazioni e competenze fornite da aziende e genetisti statunitensi. A vendere alle autorità cinesi i macchinari necessari all’analisi del dna è stata infatti la Thermo Fisher, società medica privata del Massachusetts (che ha confermato la notizia, ma ha fatto sapere di aver interrotto la collaborazione). Mentre per confrontare il corredo genetico degli uiguri con quello di altre popolazioni (e imparare così a distinguerlo correttamente), le autorità cinesi si sono affidate anche al materiale fornito dal dottor Kenneth Kidd dell’università di Yale, uno dei più importanti genetisti americani.

Kidd ha spiegato di non aver mai avuto idea di come venisse utilizzato il materiale che aveva scambiato con gli scienziati cinesi, pensando che stessero lavorando all’interno delle norme etiche scientifiche. Una visione “ingenua”, secondo il responsabile della divisione di etica medica della New York University, Arthur Caplan: “Non si può dare per scontato che altre persone seguano gli stessi standard e le stesse regole, indipendentemente dalla parte di mondo da cui provengono”.

Video: Life Inside China's Total Surveillance State

https://www.youtube.com/watch?v=OQ5LnY21Hgc

 

Resta però ancora una cosa da chiarire: in che modo il dna può venire utilizzato per sorvegliare sempre più da vicino la popolazione degli uiguri e trasformarla, come desidera il governo, in una minoranza obbediente e conforme ai voleri del partito? Accusati di aver compiuto una serie di attentati nello Xinjiang e altrove (tra cui uno avvenuto in piazza Tienanmen nel 2013), creare un database completo del dna degli uiguri può non solo avere un potente effetto deterrente nei confronti di una popolazione considerata ribelle, ma anche facilitare le indagini ogniqualvolta si sospetti di loro.

Tutto questo, ovviamente, senza tenere conto dei diritti civili di un’intera popolazione, la cui persecuzione viene denunciata da anni da realtà come Human Rights Watch“Il databanking obbligatorio dei dati anagrafici di una popolazione intera, incluso il dna, è una grave violazione delle norme internazionali sui diritti umani”, ha spiegato Sophie Richardson, direttrice di Hrw in Cina. “È ancora più inquietante se tutto questo viene fatto di nascosto, sotto l’apparenza di un programma sanitario gratuito”.

Secondo quanto scrive il sito Notizie Geopolitiche“il controllo sulla popolazione ha raggiunto livelli inaccettabili: alle persone capita di essere costrette a sottoporsi a controlli di polizia più volte al giorno. Prima di accedere ai distributori di benzina, agli hotel e alle banche è necessario sottoporsi a procedimenti di riconoscimento facciale; le autorità hanno il potere di registrare in maniera arbitraria tutte le telefonate provenienti dall’estero e di obbligare privati cittadini a installare sul telefono un’app per controllare tutti i messaggi in entrata e in uscita”.

Quanto sta avvenendo in Xinjiang, insomma, è solo un’ulteriore conferma di come la Cina stia sfruttando sempre più la tecnologia (e la biotecnologia) per creare uno stato distopico in cui la sorveglianza è pervasiva e costante. E come sempre, a farne le spese sono soprattutto le minoranze.

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